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Camillo Benso conte di Cavour: uno dei pilastri dell’Unità di Italia

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Camillo Benso conte di Cavour
Camillo Benso conte di Cavour
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Camillo Benso conte di Cavour, emblema del Risorgimento Italiano. La storia e le idee di uno dei personaggi che portarono all’Unità di Italia.

Camillo Benso conte di Cavour è uno dei protagonisti indiscussi del Risorgimento Italiano. Senza di lui, senza il suo pensiero liberale e senza le sue strategie politiche ciniche e sprezzanti, molto probabilmente la storia avrebbe preso un altro corso.

Chi era Cavour?

Camillo Benso conte di Cavour nasce a Torino il 10 agosto 1810, da un’antica famiglia nobiliare.

Diventa presto un giovanissimo ufficiale dell’esercito e a soli 22 anni era già sindaco di Grinzane, dove la famiglia paterna aveva vari possedimenti.

Nel 1831 inizia però a dedicarsi alla sua più grande passione: il progresso economico e lo sviluppo industriale europeo.

Inizia a viaggiare per l’Europa per studiare gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera.

Quindi, tornato in Italia si occupa di attività agricole, commerciali e bancarie che lo portano a diventare uno degli uomini più ricchi del Piemonte.

 È in questo contesto che Cavour si butta a capofitto nell’impegno politico.

Secondo Camillo Benso, il Piemonte doveva mettersi a capo dei movimenti rivoluzionari per favorire un territorio unito e volto allo sviluppo economico e sociale.

Nel frattempo Cavour si candida alle elezioni politiche e viene eletto deputato al Parlamento di Sardegna.

Con il Regno di Vittorio Emanuele II, salito al trono dopo l’abdicazione di Carlo Alberto nel 1849, inizia la scalata politica di Cavour .

Nel giro di pochi mesi ricopre il ruolo di Ministro dell’Agricoltura e del Commercio e poi di Ministro delle Finanze.

Un paio d’anni dopo provoca un indebolimento del governo per diventare lui stesso Presidente del Consiglio.

Il suo vero obiettivo? Uno stato sabaudo forte e potente.

Con l’autorevolezza della carica di primo ministro, Cavour torna ad occuparsi della questione italiana, ma attraverso una studiata politica estera.

Nel 1953 Cavour si mette a fianco di Francia e Gran Bretagna nella guerra di Crimea.

Il Regno di Sardegna non ottiene nulla dal conflitto, ma Cavour riesce a portare all’attenzione dei grandi stati europei il problema dell’indipendenza italiana, non più una semplice questione locale.

Camillo Benso conte di Cavour: uno dei pilastri dell'Unità di Italia
Camillo Benso conte di Cavour: uno dei pilastri dell’Unità di Italia

Dopo la collaborazione in Crimea, Cavour e Napoleone III rimangono in buoni rapporti e si accordano segretamente a Plombieres nel 1858.

Nel caso in cui l’Austria avesse attaccato il Piemonte la Francia sarebbe accorsa in suo aiuto e, al termine di un conflitto.

L’Italia sarebbe stata divisa tra il regno dell’Alta Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele II, lo stato pontificio e il Regno delle due Sicilie.

Ciò combaciava perfettamente con le idee di Cavour che, più che ad un’unità nazionale, pensava ad un’espansione del Piemonte nel nord Italia.

L’armistizio segreto di Francia e Austria del 1859 tradisce però gli accordi e consegna al Piemonte solo la Lombardia.

Piano B: la spedizione dei Mille di Garibaldi nel 1860. Un’impresa che Cavour guardava con scetticismo perché non voleva che le forze rivoluzionare e repubblicane avessero il sopravvento su casa Savoia.

Ma grazie a Garibaldi e ai plebisciti in Umbria e nelle Marche gran parte dell’Italia viene annessa al Regno sabaudo.

Camillo Benso conte di Cavour: uno dei pilastri dell'Unità di Italia
Camillo Benso conte di Cavour: uno dei pilastri dell’Unità di Italia

Cavour, il primo presidente del Consiglio del Regno di Italia.

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato re d’Italia e Cavour confermato come primo ministro del neonato regno.

Ma Cavour non riesce a godere dei risultati del suo impegno.

Nel maggio 1861 viene colpito da un grave malore che lo porterà un mese dopo a morire nella sua stessa casa torinese dove era nato.

Così, appena tre mesi dopo la sua fondazione, il Regno d’Italia perdeva già uno dei suoi padri fondatori.

Soprattutto un grande statista con idee di progresso economico e sociale, insomma un personaggio determinante negli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia.



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