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FCA, a Grugliasco lo stabilimento Maserati fermo: timori per i siti produttivi torinesi e italiani

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FCA, a Grugliasco lo stabilimento Maserati fermo: timori per i siti produttivi torinesi e italiani
FCA, a Grugliasco lo stabilimento Maserati fermo: timori per i siti produttivi torinesi e italiani
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FCA, a Grugliasco lo stabilimento Maserati fermo: timori per i siti produttivi torinesi, mentre Comau sembra dare segnali di risalita

 

Tra le tante notizie che circolano intorno all’ambiente FCA, a Grugliasco lo stabilimento Maserati fermo una settimana fa riflettere sul futuro dei siti produttivi torinesi.

 

La morte di Sergio Marchionne ha scosso il gruppo leader nel settore dell’automotive (il settimo al mondo), anche se l’amministratore delegato recentemente scomparso non ha lasciato nulla al caso, anzi.

 

Marchionne, consapevole della gravità della sua malattia ha reso noti numerosi punti del piano industriale 2018-2022. Un documento che contiene numerosi aspetti che fanno ben sperare e novità che, invece, lasciano qualche interrogativo.

 

I primi a lanciare l’allarme sui possibili problemi degli stabilimenti italiani sono stati i sindacalisti di Melfi, al termine della produzione della Punto. Non sono mancate poi le preoccupazioni da parte dei dipendenti degli stabilimenti di Mirafiori, con la conclusione della produzione dell’Alfa Romeo MiTo.

 

Con lo spostamento degli operai da Torino Sud a Grugliasco, la fabbrica Maserati della cittadina della provincia ha iniziato a incontrare qualche difficoltà. Proprio come detto in precedenza, l’area produttiva sarà ferma, restando bloccata per una settimana, cioè fino al 14 settembre. Una decisione che arriva dopo le tre settimane di ferie del mese di agosto.

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I 2mila 700 dipendenti di Grugliasco non sembrano essere troppo fiduciosi sul futuro. Una insicurezza espressa in questi giorni in diverse riunioni di sigle sindacali torinesi, coinvolte in questo scenario.

 

 Le ragioni delle preoccupazioni

 

Le perplessità sorgono principalmente perché non si ha la certezza che Mike Manley rispetti in pieno le promesse del suo predecessore. L’attuale amministratore delegato, infatti, si è limitato a confermare che saranno prodotti nove nuovi modelli del gruppo FCA in Italia. Si tratta di quattro Alfa Romeo, tre Maserati e due Jeep, che terranno occupati i siti produttivi di Cassino, Mirafiori, Grugliasco e Melfi. Una rassicurazione che non basta, poiché Manley ha detto a chiare lettere che la prossima sfida di FCA sarà la conquista del mercato cinese con Jeep.

 

Sempre stando a quanto trapela dai vertici di FCA, sono i mercati statunitensi a far registrare il più alto indice di gradimento, in quanto gli USA contribuiscono più di ogni altro Paese a portare utili a Fiat Chrysler Automobiles con le vendite di numerose vetture Jeep e Ram. E poiché saranno i modelli premium ad avere maggior peso negli anni a seguire, il centro del gruppo si sta spostando più verso Detroit (Chrysler). L’ala italiana, con Torino capofila, sembra dunque più defilata.

 

Un’ultima condizione che fa riflettere è l’arrivo di tanti dirigenti di spessore, tutti stranieri, posizionati ai piani alti dell’azienda. Si tratta di amministratori scelti anche da John Elkann, che vuole puntare sempre di più sul mercato estero. Bisogna sperare che anche questi dirigenti tengano in considerazione l’Italia come era stato promesso dall’amministrazione precedente.

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Insomma, non mancano le perplessità sul futuro delle fabbriche italiane. L’abbandono dei diesel e delle utilitarie, la voglia di rafforzare la presenza nel settore dei SUV e la nuova anima internazionale della dirigenza mettono sempre più in discussione l’interesse dell’azienda a proseguire, con il medesimo interesse di prima, a produrre a Torino e, più in generale, in Italia. Le uniche rassicurazioni provengono, al momento, dalla Comau, per la quale sono stati interrotti i contratti di solidarietà dopo un periodo di crisi. Qui, dove lavorano già 330 operai e 900 impiegati, potrebbero addirittura arrivare nuove assunzioni nel breve termine.



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