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Febbre del Nilo, in Piemonte 5 persone colpite tra Torino e Biella: contagiati prima gli animali

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Febbre del Nilo, in Piemonte 5 persone colpite tra Torino e Biella: contagiati prima gli animali, con cornacchie e zanzare su tutti

L’Istituto Zooprofilattico avverte: occorre prestare molta attenzione alla situazione sanitaria locale, poiché sono stati segnalati cinque casi di Febbre del Nilo, in Piemonte, tra Torino e Biella.
La nostra regione è stata etichettata come uno dei principali centri di contagio. La patologia si propaga molto più velocemente a causa delle zanzare e di altre specie animali, come le cornacchie (sei casi nella nostra città). Non si tratta però di zanzare tigre o particolari tipi di zanzare: si tratta di semplici e comuni zanzare del tramonto.
Come detto in precedenza, si tratta di una particolare epidemia, che viene diffusa da zanzare e uccelli selvatici. Se viene colpito, l’uomo manifesta sintomi febbrili o neurologici, che possono anche avere conseguenze gravi e potenzialmente letali nei soggetti più vulnerabili.
La diffusione della patologia passa poi velocemente agli esseri umani, con il contatto con animali che si interfacciano con le persone con molta frequenza nella quotidianità.
 
Lo testimoniano le 22 vittime contate in tutta Europa (a fronte di 401 casi), di cui tre solo in Italia. In Piemonte, come detto, sono state cinque le persone che hanno fatto i conti con questa malattia. Sono state invece Veneto ed Emilia Romagna a contare più casi e i pochi decessi totali sul panorama nazionale.
 
Per porre un argine a questa patologia occorrono controlli preventivi. L’Istituto Zooprofilattico ha infatti affermato che la contaminazione non avviene tra uomo e uomo o tra uomo e animale. Il veicolo di diffusione è proprio la zanzara in sé.
 
In questo sono state riscontrate similitudini con l’epidemia di New York del 1999, quando furono i corvi di Central Park furono infettati e trasmisero la malattie a cavalli e persone.
 
Insomma, occorre fare molta attenzione a una malattia in costante espansione, che sta coinvolgendo principalmente i Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, come Serbia e Grecia. In questi casi, la parola d’ordine è controlli, con visite e segnalazioni continue.


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