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Torino, Peyrano rischia il fallimento: la proprietà cerca di resistere

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Torino, Peyrano rischia il fallimento: i lavoratori presentano una ingiunzione di pagamento, la proprietà cerca di resistere e rilancia sul futuro

Torino, Peyrano potrebbe l’ennesima attività storica a chiudere i battenti.
Il marchio torinese, conosciuto in tutta la città per essere una eccellenza nella produzione del cioccolato, sta attraversando il periodo più negativo della sua storia recente.
Alcuni lavoratori della piccola azienda avrebbero presentato una ingiunzione di pagamento, dovuta al mancato saldo di sette mensilità lavorative. I vertici aziendali e i sindacati sono più volte entrati in contatto, con le consultazioni concluse in un nulla di fatto.
Ora, a pesare sulla situazione c’è il sospetto che le attività si siano interrotte. La serranda del negozio è infatti abbassata da alcuni giorni. Su questo aspetto, però, la titolare, Bruna Peyrano, ha precisato che si tratta di una decisione imprenditoriale. La scelta di tenere chiuso dipende dall’eccessivo caldo, che non inventiva gli affari. Una politica già adottata l’anno scorso.
Si tratterebbe di un’altra notizia pesante per l’azienda, che a maggio ha già dovuto fare i conti con l’avviso di sfratto recapitato a fine maggio dal Cottolengo, in qualità di proprietario del laboratorio. Da quel momento, nonostante la produzione sia stata interrotta, il negozio è rimasto aperto, i muri appartengono proprio alla Peyrano.
In questo scenario di incertezza, i titolari hanno fatto sapere di voler proseguire la propria attività. L’obiettivo è quello di resistere e di portare avanti il negozio, come avvenuto nella fase di crisi dello scorso anno. Un obiettivo non facile, viste le dimissioni di numerosi lavoratori dipendenti.
Se, come è possibile immaginare, verrà avviata dal tribunale una procedura fallimentare, il marchio potrebbe finire all’asta. In questo caso, i potenziali acquirenti potrebbero essere una multinazionale o un’azienda del settore, che si aggiudicherebbero il marchio e rilancerebbero la produzione.
Un triste aggiornamento per l’imprenditoria torinese, che rischia di perdere uno dei suoi pezzi di storia.


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