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Il centro di Torino in ginocchio per la crisi: chiuso un negozio su quattro

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Il centro di Torino in ginocchio per la crisi: chiuso un negozio su quattro, altre attività pronte a dire addio

Il centro di Torino continua a patire sulla propria pelle gli effetti negativi di una crisi economica senza fine.

Un periodo di depressione che va avanti da circa dieci anni, che sta mietendo attività ogni giorno. Che si tratti di imprese storiche o nuove aperture, poco importa. Si può stimare che, nelle vie del cuore della città, sia chiuso un negozio su quattro.

Un dato allarmante, che rende l’idea di come il capoluogo piemontese non sia ancora del tutto uscito dalla crisi. Anzi.

Basti pensare alla situazione di via Cernaia e via Pietro Micca, che presentano locali di ampia metratura sfitti da tempo. Un disagio che coinvolge tutte le vie interne della zona, che hanno visto una drastica diminuzione dei locali commerciali aperti.

Lo stesso discorso è applicabile a piazza San Carlo, che sta attraversando un periodo nero dopo la chiusura del Caval ‘d Brons. A breve chiuderà i battenti anche Olympic, che saluterà il salotto buono della città dopo decenni di servizio.

Se ci si sposta in via Roma e via Lagrange, invece, si assiste a un progressivo cambio di pelle delle attività. Si passa dai piccoli negozi a conduzione personale alle grandi catene, che spaziano dall’abbigliamento al cibo e che si estendono ai settori più diversi.

Non se la passa meglio via Garibaldi, che ha visto la chiusura di Zizou e di altri grandi negozi. Qui giungono a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro tanti temporary shop, che non incentivano la stabilità della clientela.

Anche via Po e le sue traverse stanno salutando numerosi locali. È il caso della Libreria Comunardi di via Bogino, che a settembre potrebbe lasciare il posto a un supermercato.

Le altre vie del centro coinvolte e i possibili scenari

La desertificazione dei negozi del centro di Torino, però, riguarda anche vie come via Santa Chiara, via San Domenico, via Bligny e via dei Quartieri, che stanno subendo le conseguenze della scomparsa di numerosi uffici (che hanno causato una diminuzione dei clienti e del passaggio pedonale) e si trovano a fare i conti con le alte tasse da pagare, oltre che con i canoni di locazione spesso troppo onerosi rispetto agli incassi. Via bistrot, bar, gallerie d’arte, negozi di giocattoli, di abbigliamento, profumerie e tante altre tipologie di imprese. A breve potrebbe contribuire anche la nuova Ztl a far calare gli affari, viste le contestazioni alle nuove norme proposte.

Una situazione spesso sottovalutata, che andrebbe affrontata con misure serie ed efficaci. Le vie centrali stanno subendo una emorragia di attività, che va tamponata per evitare che il centro si trasformi in un deserto bello esteticamente, ma vuoto. Una prospettiva inaccettabile per una città che si candida ad ospitare un evento come le Olimpiadi del 2026 e tante altre grandi kermesse. Non bastano eventi ed iniziative culturali per resistere e rinviare le chiusure: occorre far ripartire e dare nuova linfa a un commercio in affanno.

(Foto tratta da Dagospia)

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