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Omicidi e fantasmi: le leggende dietro il portone del diavolo

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portone del diavolo
Le leggenda dietro il portone del diavolo [fonte torinomagicaduemila.altervista.org]

Quella che avrete modo di leggere ora è una storia particolare. Si potrebbe dire una delle tante che avvolgono Torino e le danno quel velo di mistero inspiegabile. È una storia per i forti di stomaco che non si fanno intimorire dai primitivi elementi che compongono un romanzo giallo. Mistero, magia, sangue ed omicidi si intrecciano dietro uno dei più discussi elementi torinesi, il Portone del Diavolo.

Dietro al portone del diavolo del Palazzo Trucchi di Levaldigi, datato 1673, sono avvenute cose al limite della realtà. L’omicidio della ballerina Emma Cochet, la sparizione del Maggiore Melchiorre Du Perril, l’avvistamento di fantasmi e la prigionia di uno zelante apprendista stregone. Tutto alle spalle del batacchio col volto di Satana che scruta i passanti tra via xx Settembre e via Alfieri.

Andiamo in ordine.

È il 1790 e nel palazzo è stata organizzata una festa, un carnevale probabilmente. Tra i partecipanti una certa Emma Cochet, giovane ballerina anche conosciuta come Vera Hertz, viene pugnalata alle spalle. L’arma è uno stiletto, classico fendente femminile, ed il tutto è avvenuto l’ultimo giorno di festa, il terzo giorno. Il palazzo in quel periodo era di proprietà di Marianna Carolina di Savoia e il tema della festa riprendeva elementi satanici e ballerine che muovevano come fiamme.

Pare che l’avvenimento non fu senza conseguenze. Dopo che il grido della donna riempì le stanza di Palazzo Trucchi un’improvvisa tempesta si abbatté sulla città. Un tuono spacco i vetri del palazzo, un forte vento spense le luci; i commensali fuggirono.

Il colpevole dell’assassinio di Emma Cochet non fu mai trovato. Anzi, da quel giorno numerosi testimoni cominciarono a segnalare l’avvistamento di un fantasma che dopo aver osservato le persone spariva tra le mura. Il fantasma della ballerina? Forse.

Dopo quasi vent’anni, 1817, un altro misterioso avvenimento fece parlare a lungo di Palazzo Levaldigi, quello della scomparsa del Maggiore Melchiorre Du Perril. Un biglietto con delle minacce non faceva presagire nulla di buono, ed è così che Du Perril si allarmò. Corso dal Capitano Girare che gestiva il servizio di sicurezza per farsi dare una scorta andò in un secondo momento a fare colazione. Nessuno lo rivide più, e i suoi documenti top secret sparirono con lui.

Il portantino dopo averlo attesto per quasi un’ora andò a informarsi sul perché del ritardo. All’inizio alcuni militari gli dissero che stava finendo di prepararsi ma dopo poco lo si dette per scomparso. Furono quindi i militari a chiedere al portantino se lo avesse visto varcare il portone, ma chiaramente quest’ultimo rispose di no.

Solo più tardi, molto più tardi si venne a svelare l’arcano. Perché a quanto pare il Maggiore Du Perril non lasciò mai Palazzo Levaldigi. No, fu trovato invece murato tra due pareti vent’anni dopo da due manovali; a  dare una qualsivoglia certezza sono i brandelli di stoffa che attaccati alle ossa ricordavano una uniforme.

Un ulteriore accaduto è quello che, realtà o finzione, ebbe come protagonista un apprendista stregone che volle strafare. Era notte, una delle tante notti torinesi, quando il giovane ne ebbe abbastanza di invocare i soliti spiritelli, e decise di chiamare il capo delle tenebre, il serpente antico, Satana. Per lui fu una sfida mortale, una volta scomodato il diavolo, questi si sentì infastidito. E fu così che piazzò la porta del diavolo dove prima c’era solo un libero passaggio. Si dice che il giovane stregone non uscì mai più dal palazzo una volta che il signore delle tenebre chiuse la sua porta.

Infine vi è un particolare da non sottovalutare, un elemento che per quanto possa essere bizzarro fa pensare. Oggi il portone del diavolo è posto, come detto in precedenza, tra via XX settembre e via Alfieri. Ma circa quattro secoli fa lo stesso ospitava la Società dei Tarocchi, al numero 15 di via San Carlo (oggi via Alfieri). Caso vuole che il numero 15 nei tarocchi è il numero del diavolo. Per la precisione da lì oggi passa il tram linea 15. Tutto un caso?

@Damiano Grilli

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