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Il 17 maggio 1976 si apriva a Torino il processo alle Brigate Rosse: nel mirino i massimi vertici dell’organizzazione terroristica

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A distanza di 42 anni, si ricorda il processo alle Brigate Rosse, iniziato il 17 maggio 1976 e conclusosi nel giugno 1978

Il processo ai capi delle Brigate Rosse prese avvio nel maggio del 1976, presso la Corte d’Assise di Torino.
Le Brigate Rosse furono un’organizzazione terroristica italiana che, in nome di un’ideologia di sinistra estrema, diede vita a delle rappresaglie, nelle regioni del Nord d’Italia.
Le prime proteste si limitarono ai luoghi di vita operaia, come le fabbriche, che diventavano così teatro della lotta comunista. Ma nel 1974, dopo che l’azione delle Br causò le prime vittime, venne organizzato l’intervento del corpo dei Carabinieri.
Sotto il comando del generale Dalla Chiesa, furono arrestati 45 militanti brigatisti, fra cui alcuni vertici decisivi dell’Organizzazione.

Il Processo

Dei brigatisti in aula, si ricordano Renato Curcio e Alberto Franceschini, fondatori del Collettivo Politico Metropolitano, organizzazione all’origine delle Brigate Rosse.
Tra i presenti spiccava anche il nome di Paolo Maurizio Ferrari, noto come l’ultimo degli irriducibili, per la sua vocazione da martire che l’ha portato a non rinnegare mai la lotta armata.
Fu proprio lui, il 17 maggio 1976, a prendere la parola nel corso della prima seduta. Di fronte ai presenti in aula, Ferrari si dichiarò affine alle pratiche della lotta armata comunista, insieme a tutti gli altri imputati.
Impugnando la Rivoluzione quale valore primo di un proletariato discriminato, il brigatista si difese, tuttavia, da ogni accusa. A suo dire, infatti, la Rivoluzione non poteva essere ammessa come capo d’accusa.
In aggiunta, gli imputati, la cui voce continuò ad essere riportata dal brigatista Ferrari, rifiutarono qualunque difesa. Venne, infine, scoraggiata ogni forma di collaborazione tra gli avvocati d’ufficio e lo Stato, minacciando costoro di andare incontro alle relative conseguenze.
Di fronte al rifiuto generale dei difensori d’ufficio, il presidente della Corte d’Assise assegnò la difesa degli imputati al Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Fulvio Croce.
La situazione, già drammatica, raggiunse livelli critici nel corso dell’udienza del 25 maggio 1976. In quella data gli imputati lessero un nuovo comunicato in cui i legali d’ufficio, fra cui lo stesso Croce, venivano associati allo Stato e per questo meritevoli di proporzionali conseguenze.

L’assassinio di Fulvio Croce e la conclusione del Processo

Il 28 aprile 1977 segnò definitivamente il processo alle Brigate Rosse. In quella data venne, infatti, organizzato l’assassinio del presidente Croce, per mano di alcuni esponenti dell’organizzazione criminale.
Gli eventi che ne susseguirono, fra cui il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, non permisero la conclusione del caso se non prima di un altro anno.
Nel giugno del 1978, tutti gli imputati vennero condannati con pene dai 10 ai 15 anni.
(Articolo di Martina Santi)

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