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Università: cambio di sedi e ridefinizione dei trasporti pubblici

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Università: cambio di sedi e ridefinizione dei trasporti pubblici
Università: cambio di sedi e ridefinizione dei trasporti pubblici

Sedi dell’Università di Torino: cambiamenti in vista e necessità di ridefinire il sistema dei trasporti pubblici

Novità relative al ricollocamento delle sedi dell’Università di Torino, con inevitabili conseguenze sui trasporti pubblici e sullo sfruttamento degli spazi disponibili.

Il progetto, già definito da tempo, relativo allo spostamento di Scienze della Formazione primaria finalmente verrà messo in atto: da Palazzo Nuovo a Certosa di Collegno. Inoltre, in seguito al trasferimento delle facoltà scientifiche, da via Pietro Giuria verso il nuovo polo di Grugliasco, anche la facoltà di Psicologia cambierà sede. Dagli edifici presso via Po, dove si trova attualmente, prenderà posto nei palazzi lasciati sgombri di via Pietro Giuria. La ricollocazione di Biologia presso il nuovo polo di Grugliasco consentirà alla facoltà di informatica di occupare l’ex caserma Podgora in via Accademia Albertina. Infine, Farmacia sarà inserita nel grande polo universitario e sanitario intorno al futuro Parco della Salute.

 

Trasporti e palazzi inoccupati

Ciò richiederà sicuramente uno studio attento e mirato delle infrastrutture e dei trasporti pubblici. Migliaia di studenti e docenti saranno costretti a spostarsi da una parte all’altra della città metropolitana. È necessario dunque agevolare questi spostamenti cercando di non creare disagi. È importante inoltre pensare ad abbonamenti e modalità di pagamento che includano, oltre ai servizi di trasporto in bus, metro e treno, anche parcheggi e noleggio per bici e auto.

 

Una questione su cui bisognerà riflettere riguarda l’inutilizzo di alcuni palazzi non più sede di alcun corso di studi universitario. In particolar modo, il passaggio di un elevato numero di studenti, da via Pietro Giulia al polo di Grugliasco, lascerà inoccupati gli antichi edifici che si affacciano su corso Massimo D’Azeglio. Basti pensare che dagli 8mila studenti di Scienze della Natura si passerà ai 4mila di Psicologia. Per evitare questo, si richiederebbe un investimento pubblico e un’analisi accurata sul territorio.

(Articolo di Andrea Mistretta)

(Foto tratta da Wikipedia)

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