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8 maggio 1975: la morte di Dino Segre

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Sono trascorsi 43 anni dalla morte di Dino Segre. Lo scrittore italiano moriva l’8 maggio 1975, all’età di 82 anni

Dino Segre fu uno scrittore piemontese, protagonista dello scenario culturale italiano nel periodo compreso fra le due guerre mondiali.
Conseguita la laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino, Segre sviluppa una passione sincera per la Letteratura. Questo interesse lo porta a conoscere la celebre poetessa Amalia Guglielminetti, di cui fu l’amante e che divenne presto sua Musa.
Grazie alla stretta relazione con la scrittrice, Segre intraprende la carriera letteraria, diventano autore di romanzi, tra i più noti ed apprezzati nei salotti torinesi.
La sua vocazione letteraria si esprime in una scrittura seducente, erotica e a tratti “scandalosa” che ricorre ad ad espressioni forti, iperboliche per attirare l’attenzione del lettore.
Opere come “Cocaina”, “La vergine a 18 carati” lo consacrano anche al di fuori dei confini nazionali, finendo per pubblicare su importanti giornali come Le Monde.
I toni lascivi e sprezzanti delle sue opere non riescono però a conquistare quella parte della società italiana, più puritana e moralista. Il giovane scrittore si ritrova presto accusato di “oltraggio al pudore”, accusa dalla quale viene, tuttavia, assolto.

Gli anni del Fascismo e la collaborazione con l’OVRA

Sul finire degli anni Venti e l’avvio del regime fascista in ItaliaPitigrilli matura il disprezzo per la dittatura, le camice nere e lo stesso Mussolini.
Lo scrittore arriva a definire il Paese, ai tempi del Duce, la “porca Italia”, affermazione che gli procura un periodo in carcere.
Tuttavia, poiché ebreo da parte di padre e di fronte la paura delle Leggi razzialiSegre abbandona l’antifascismo per sostituirlo con il collaborazionismo. Nel 1930 Dino Segre diventa, infatti, una spia dell’OVRA, la polizia politica fascista.
L’agente 373, nome in codice dell’informatore, sfrutta i propri rapporti con la sinistra torinese anti-fascista, tradendo la fiducia di amici e confidenti. Le sue azioni portarono all’arresto personaggi come Carlo Levi, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Giulio Einaudi, ecc.
La collaborazione con l’OVRA termina nel 1939, dopo che la sua immagine era stata eccessivamente compromessa. Anche la sua stessa rivista, “Le Grandi Firme”, fondata nel 1924, viene soppressa perché esaltante la povertà e la criminalità italiana.

Il Dopoguerra e gli ultimi anni di vita

Con l’avvio della Prima Repubblica, lo scrittore piemontese viene apertamente accusato (con tanto di prove) di aver collaborato con la dittatura fascista. La rivista “Italia Libera” pubblica le copie dei rapporti tra Roma e Pitigrilli sui presunti oppositori al Regime. Inoltre, nel ’46, vengono resi noti sulla GazzettaUfficiale gli atti protocollari dello Stato che dimostravano l’effettiva collaborazione.
Rimasto isolato, Segre decide di trasferirsi nell’Argentina populista di Perón.  Qui scrive per il quotidiano Pimientos dulces e pubblica numerosi romanzi, ottenendo apprezzamenti dagli argentini.
Il suo soggiorno in Sudamerica termina dopo pochi anni. Nel 1955, dopo il golpe militare che pose fine al peronismo, Pitigrilli decide di tornare in Europa.
Giunto all’età di 68 anni, l’autore si trasferisce nuovamente a Torino, sua città natale. Qui, l’8 Maggio 1975, si consuma la morte di Dino Segre.
(Articolo di Martina Santi)

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