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Sono sempre di meno le imprese straniere a Torino: dal 2008 a oggi perse quasi cinquanta multinazionali

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Sono sempre di meno le imprese straniere a Torino: dal 2008 a oggi perse circa cinquanta multinazionali, addio a Embraco e a breve anche a Italiaonline

 

Le imprese straniere a Torino sono in costante diminuzione.

 

Sono sempre meno le aziende che decidono di scommettere sul capoluogo piemontese, a meno che non si tratti di settori come l’innovazione e la progettazione di veicoli. A trainare gli investimenti dall’estero all’ombra della Mole sono infatti l’automotive e la tecnologia, che possono contare sul grande apporto fornito dal Politecnico di Torino e da altre rinomate eccellenze della nostra città. Senza contare il turismo, che cresce stabilmente da anni insieme ai servizi.

 

Dal 2008 a oggi sono state circa cinquanta le multinazionali straniere che hanno abbandonato Torino. Al contrario, la nostra città ha accolto il 5% del totale delle aziende straniere giunte in Italia negli ultimi dieci anni. Ha fatto molto meglio Milano, che ha attirato il 23% degli investimenti. Risultati migliori rispetto al capoluogo piemontese sono stati raggiunti anche da Roma, dove è giunto l’11% delle imprese.

 

Ora bisogna fare i conti con altri possibili addii. Il primo è quello tanto discusso di Embraco: nulla è ancora deciso sul destino dello stabilimento di Riva di Chieri, ma le sensazioni e i presupposti non sono per nulla positivi. Stesso discorso per Italiaonline: il patron egiziano Naguib Sawiris non pare intenzionato a investire ancora sull’Italia in generale nell’ambito delle telecomunicazioni, nonostante abbia acquisito Pagine Gialle e i relativi dipendenti. Adesso fa discutere il possibile licenziamento dei 103 dipendenti della Arca Technologies di Ivrea.

 

Insomma, non emerge un quadro positivo da questa situazione, come anche testimoniato dal recente Rapporto Rota. L’occupazione torinese vive ancora una fase di fragilità e la crisi, in città, non è stata superata, sebbene ci siano stati deboli e incoraggianti segnali nell’ultimo periodo. Occorrono misure più convincenti a livello nazionale (e anche locale) per rilanciare il lavoro in modo convincente.

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