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Torino è una delle città più tassate d’Italia: lo rivela un’indagine di Unimpresa

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Torino è una delle città più tassate d’Italia: lo rivela un’indagine di Unimpresa
Torino è una delle città più tassate d’Italia: lo rivela un’indagine di Unimpresa

Torino è una delle città più tassate d’Italia: lo rivela un’indagine di Unimpresa, che pone solo Roma e Napoli davanti al capoluogo piemontese

 

Torino è una delle città più tassate d’Italia.

 

A rivelarlo è un’indagine di Unimpresa, che ha portato avanti una interessante indagine sulla situazione delle imprese riguardante la pressione fiscale e gli oneri sostenuti dalle imprese per operare regolarmente. Ebbene, è emerso che le aziende, nel capoluogo piemontese, sono le terze più tassate del nostro Paese: affrontano un contesto peggiore solo quelle di Roma e Napoli. I tre Comuni, tra l’altro, sono a serio rischio di dissesto finanziario. Una coincidenza non da poco, che può contribuire a spiegare questa difficile realtà.

 

A Torino si paga il 4,13% di addizionali Irpef, l’1,06% di Imu e lo 0,33% di Tasi. Alta anche l’Irap, (imposta sulle attività produttive), che oscilla tra il 3,9% e il 6%. La pressione è stata aumentata maggiormente su soggetti come banche e assicurazioni, che dispongono di una maggior quantità di liquidità. Al contrario, hanno beneficiato di sgravi e decontribuzioni le Onlus e le imprese sociali. Al momento, con i provvedimenti oggi in vigore, le tasse provenienti dalle imprese equivalgono al 12% del totale.

 

Le cause di questa situazione

 

Ma come si spiega questo inasprimento del fisco nei confronti delle imprese locali? In gran parte ha pesato lo spostamento della sede legale di Fca, Exor, Cnh da Torino ad Amsterdam. Un addio molto importante, che ha ristretto in maniera non indifferente le entrate pubbliche. Così, il debito pubblico della nostra città è salito fino a 3 miliardi di euro: una tendenza negativa che ha iniziato a prendere forma dal 2011, e che si è consolidata nel corso degli anni.

 

A fare le spese di questo scenario tutt’altro che roseo e con prospettive di miglioramento sono le piccole imprese, che non hanno la possibilità di de localizzare e restano in città a sostenere quasi tutto il peso di questi provvedimenti. Si tratta delle stesse aziende che, trovandosi a fare i conti con una tassazione eccessiva, non hanno l’opportunità di crescere e assumere. Anzi, entrano in crisi e, nella peggiore delle ipotesi, decidono di chiudere. E ciò si rivela ancora più controproducente per il Comune, che si ritrova a dover aumentare le richieste ai pochi che rimangono o che possono permettersi di rispettare le normative.

 

In tutto ciò occorre ricordare che aumenta il sommerso. Molte delle aziende che non riescono a sostenere il carico fiscale decidono di continuare a lavorare pur non pagando tutte le tasse previste. Una conseguenza data dal fatto che, facendo qualche calcolo, si scopre che sono necessari ben 222 giorni di lavoro per produrre il gettito richiesto dall’erario. Solo da agosto in avanti gli imprenditori torinesi smettono di lavorare per il fisco, e possono iniziare a beneficiare dei propri guadagni.

 

Insomma, urge una netta inversione di tendenza per evitare che questa spiacevole situazione prosegua e provochi ulteriori danni a un’economia fragile come quella torinese.

(Foto tratta da Turinmyheart.forumfree.it)

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