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Torino sfida da sola le grandi metropoli mondiali per le Olimpiadi del 2026

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Olimpiadi del 2026, Torino sfida da sola le grandi metropoli mondiali per l’assegnazione dei Giochi: no a una collaborazione con Milano

Nonostante il desiderio del CONI di portare avanti una candidatura congiunta tra Torino e Milano, il capoluogo piemontese pare intenzionato a voler correre da solo e sfidare autonomamente le altre metropoli concorrenti per le Olimpiadi del 2026.
È questa la volontà che è emersa nell’ultimo periodo dalle parti di Palazzo Civico. Il Comune di Torino, la Regione Piemonte, i Comuni delle valli Olimpiche, le associazioni dei commercianti e gli altri soggetti che si sono esposti nella campagna per la candidatura della città chiedono un’edizione tutta torinese.
La città della Mole intende riproporre un remake di Torino 2006, a distanza di vent’anni esatti dai Giochi che cambiarono per sempre il volto e le aspirazioni di una realtà che cercava una riconversione dopo il periodo industriale.
Anche il Cio ha confermato questo scenario. Torino e Milano non correranno per una possibile MiTo 2026, ma gareggeranno l’una contro l’altra. Non sono previste doppie candidature: nel caso estremo, potrebbe essere nominata solo una città capofila, con le altre (se ce ne sarà più di una) ad appoggiare la protagonista con eventi minori.
Tutto sarà più chiaro all’inizio di ottobre. In quel periodo si svolgerà il congresso di Buenos Aires, e lì, l’Italia dovrà presentarsi con un solo nome: Torino 2026, Milano 2026 o Cortina 2026. Niente da fare, dunque, per Malagò, che avrebbe voluto risolvere eventuali dissidi politici con una doppia candidatura.

Le altre candidate

Per ottenere l’assegnazione delle Olimpiadi del 2026, Torino dovrà vedersela con altre grandi metropoli mondiali.
Oltre a Milano, Torino dovrà fare i conti con le candidature provenienti da Paesi come Austria, Svizzera, Canada, Giappone, Svezia e Turchia. Non tutte, però, saranno candidature veramente temibili.
La Svizzera, infatti, dovrà decidere con un referendum il destino della candidatura di Sion. Al momento, sono molto più numerosi coloro che non ritengono opportuna l’organizzazione dei Giochi, soprattutto per le tempistiche.
Le ragioni economiche potrebbero invece spingere l’Austria a tirarsi indietro. Per Graz servono risorse che, al momento, non possono essere reperite. Il governo locale vorrebbe evitare un inutile salasso.
Il Canada, dal canto suo, non sembra così convinto di voler puntare a queste Olimpiadi, tantomeno sulla città di Calgary, indiziata a prendere parte alla gara di assegnazione. Lo stesso discorso è valido per la Svezia, che non ha riposto molta fiducia su Stoccolma sin da subito.
Sapporo avrà pochissime chance. La città giapponese dovrebbe essere la terza realtà asiatica consecutiva a ospitare i Giochi Olimpici invernali, dopo Pyeongchang 2018 (Corea del Nord) e Pechino 2022 (Cina). Un’ipotesi altamente improbabile.
Infine c’è Erzurum, che però non riscuote molto gradimento a livello internazionale. La Turchia, infatti, potrebbe non avere chance a priori per la sua difficile situazione geopolitica e per la figura di Erdogan.
In questo scenario può tranquillamente inserirsi l’Italia, se, al momento dell’assegnazione dei Giochi, avrà un Governo solido, pronto a sostenere almeno una delle città in corsa. Una lotta che vale 730 milioni di euro: a tanto ammontano i fondi messi a disposizione dal Cio per l’organizzazione dell’evento.
La città assegnataria verrà decretata a Milano, con la cerimonia del 10 settembre 2019. Una data attesissima, che metterà la parola fine a questa competizione tra metropoli.

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