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Olimpiadi 2026, Torino e Milano si contendono la candidatura per i Giochi con strategie diverse

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Olimpiadi 2026, Torino e Milano si contendono la candidatura per i Giochi con strategie diverse: Sala si fa da parte, Appendino si fa avanti timidamente

Le Olimpiadi 2026 continuano a essere un terreno di scontro tra Torino e Milano. Le due metropoli si stanno contendendo l’assegnazione della candidatura per Giochi con strategie molto diverse.
Da una parte c’è Chiara Appendino, che ha incassato l’ok di Beppe Grillo e che ha il sostegno di tutte le forze politiche (nonostante qualche contrasto interno al M5S). La prima cittadina di Torino ha portato avanti la manifestazione di interesse della città, pur ponendo dei paletti da rispettare.
Palazzo Civico ha infatti ribadito a più riprese di voler organizzare i Giochi senza produrre debiti di alcun tipo. Le Olimpiadi 2026 devono essere sostenibili sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.
Tutti i presupposti per venire incontro alle disposizioni dell’amministrazione comunale ci sarebbero. Ne è esempio lo studio di fattibilità della Camera di Commercio di Torino, che ha messo al centro il riutilizzo delle strutture esistenti e l’ammodernamento degli edifici abbandonati.
Dall’altra parte parte c’è però Milano, con Beppe Salache ha deciso di esporsi in misura minore.
Il sindaco del capoluogo lombardo ha scelto di mantenere il basso profilo, limitandosi ad aspettare una chiamata dal CONISala ha inoltre ribadito di non volersi mettere in competizione con Torino, perché la sua intenzione è quella di lasciare piena libertà a Giovanni Malagò, senza creare parallelismi.

Le posizioni del CONI e degli altri rappresentanti delle istituzioni

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano è da tempo chiamato a esprimersi sulla città da candidare per l’assegnazione dei Giochi Olimpici che si svolgeranno tra otto anni.
I tempi sono molto ristretti, e non mancano le incertezze su Torino, visti i frequenti tentennamenti dell’amministrazione comunale. L’ipotesi Milano è invece affascinante, ma comporterebbe costi molto più alti. Sono inoltre spuntate anche le opzioni Trentino Alto Adige e Veneto.
Proprio una candidatura condivisa e diffusa su tutto il nord, tra Torino, Milano, Veneto e Trentino Alto Adigestuzzica la fantasia del CONI, ben predisposto a studiare un evento diffuso.
Appoggiano questa ipotesi anche Matteo Salvini e il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Sono invece contrari i Comuni delle valli Olimpiche del Piemonte, che non hanno intenzione di vedere limitate le potenzialità dei Giochi e le eventuali ricadute economiche.
Una partita aperta, che dovrà essere risolta entro due settimane. Entro il 30 marzo, infatti, occorre presentare la candidatura al CIO. Il tempo stringe, e il CONI deve sbloccare la situazione.

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