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Olimpiadi a Torino nel 2026, c’è anche il “Sì” di Malagò: il CONI aspetta la risposta del Comune

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Olimpiadi a Torino nel 2026, anche Malagò disponibile ad appoggiare la candidatura del capoluogo piemontese

Adesso ci sono davvero tutte le premesse per lo svolgimento delle Olimpiadi a Torino nel 2026.
È infatti una novità di queste ore la disponibilità offerta da Giovanni Malagò per inoltrare la candidatura del capoluogo piemontese. Il presidente del CONI si è detto favorevole alla possibilità di lanciare la nostra città come unica concorrente nella gara di assegnazione dei Giochi Olimpici.
Una scelta che arriva come un fulmine a ciel sereno, soprattutto se si pensa alle ultime tendenze del CONI. Secondo le indiscrezioni circolate nell’ultimo periodo, infatti, l’intenzione dei vertici era quello di appoggiare la candidatura di Milano. Il capoluogo lombardo avrebbe poi potuto correre singolarmente o richiedere la collaborazione di Torino. Sarebbe stato progettato così un evento condiviso, con entrambe le città coinvolte. Un’ipotesi che, in Piemonte, non ha riscosso grande successo.
A far cambiare l’orientamento hanno contribuito molti fattori. È nota infatti la convenienza di organizzare l’evento all’ombra della Mole, viste le condizioni preventivate. Molti degli impianti sono già presenti e funzionanti, altri necessitano di una ristrutturazione.
Inoltre, il costo di realizzazione dell’evento si aggirerebbe sui 900 milioni di euro, meno della metà di quanto fu speso nel 2006. Senza contare la capacità di Torino di ospitare una rassegna sportiva di questa portata, già ampiamente dimostrata dodici anni fa.
Dunque, dopo la Regione Piemonte (nella persona di Sergio Chiamparino), i Comuni delle valli Olimpiche, Confesercenti, Federazione Sci, Camera di Commercio e altri enti, è arrivato anche l’appoggio del CONI. Ora manca solo la risposta di Palazzo Civico, che aveva promesso di pronunciarsi in merito alla questione nella settimana successiva alle elezioni.
Malagò attenderà una risposta fino alla prossima settimana. In caso di esito negativo, il CONI dovrà pensare a nuove soluzioni per portare l’evento sportivo per eccellenza nel nostro Paese tra otto anni.


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