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Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006: impianti inutilizzati e strutture completamente abbandonate

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Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006: impianti inutilizzati e strutture completamente abbandonati
Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006: impianti inutilizzati e strutture completamente abbandonati

Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006: milioni di euro bruciati inutilmente per impianti e strutture completamente abbandonati

Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006 rappresentano senza dubbio la pagina più nera dell’utilizzo di fondi pubblici negli ultimi vent’anni.
 
Sono state davvero tantissime le circostanze di uso sconsiderato del denaro messo a disposizione per la manifestazione. Un triste capitolo che ha toccato tutto il Paese e che ha mostrato il lato negativo della kermesse.
Gli sprechi delle Olimpiadi di Torino 2006 sono stati molti, e sono stati anche ben distribuiti. Oltre ai casi più famosi della città, hanno avuto dell’incredibile le situazioni che si sono create in provincia.

Il Villaggio Olimpico

L’emblema degli sprechi dei Giochi Olimpici di 12 anni fa è sicuramente il Villaggio Olimpico.
Le arcate, poste davanti ai locali ad uso commerciale, avrebbero dovuto essere l’eredità più preziosa per il capoluogo piemontese.
Invece, i 145 milioni di euro spesi per realizzare i locali commerciali, i complessi residenziali e la passerella olimpica sono stati immediatamente abbandonati a loro stessi.
 
Con la chiusura delle Olimpiadi, tutto fu assegnato alla Fondazione 20 Marzo 2006. Questo ente pubblico, incaricato da Comune, Provincia e Regione, avrebbe dovuto gestire gli spazi. Al contrario, per esigenze di bilancio, le proprietà furono vendute a pezzi, e risultano tutt’oggi essere in comproprietà tra più soggetti. Senza contare il degrado dilagante degli ultimi anni, che ha portato criminalità e delinquenza in tutta la zona circostante.
Da tempo si attende una soluzione, che tarda ad arrivare e che si teme possa essere più lontana di quanto si possa sperare.

Gli sprechi di Pragelato

In provincia, il primato degli sprechi è andato senza dubbio a Pragelato. Erano stati costruiti i trampolini dello ski jumping, realizzati in cemento armato e costati oltre 34 milioni di euro. Mezza montagna fu disboscata per fare spazio a due salti da gara e tre da scuola. L’obiettivo era infatti quello di proseguire l’attività agonistica, con la prospettiva di creare un vivaio di atleti e affittare l’impianto alle squadre internazionali. Nulla di tutto ciò è avvenuto, e l’impianto risulta essere ancora oggi abbandonato.
Stesso destino per il Jumping Hotel, l’albergo costruito alla base dell’impianto. Era dotato di 120 posti letto. Una cattedrale nel deserto.
Niente da fare nemmeno per la pista olimpica di sci di fondo. Un’opera costata circa 20 milioni di euro, e lasciata al suo destino. Il denaro investito fu utilizzato per cablare i 10 km dell’anello olimpico, mettere a norma la valle (a forte rischio alluvione), costruire ex novo un lago per l’innevamento artificiale e per l’acquisto di 12 cannoni sparaneve.

La pista di Cesana Pariol

La pista di Cesana Pariol rappresenta forse lo spreco più grave delle Olimpiadi (ovviamente dopo il Villaggio Olimpico). Qui furono organizzate le gare di slittino, bob e skeleton.
Per questa opera furono utilizzati 77,5 milioni di euro. Soldi letteralmente buttati, dato che la società incaricata della sua gestione, la Parcolimpico srl, chiuse per gli elevati costi di gestione nel 2011.

Altre opere inutilizzate

Tra gli altri investimenti sbagliati rientra di diritto l’impianto del biathlon di SanSicario. Sono serviti 25 milioni di euro per la sua costruzione, resi vani dai mancati investimenti futuri.
Un altro pessimo esempio di gestione dei fondi fu l’impianto di illuminazione della pista “Giovanni Agnelli” di Sestriere. Furono necessari 7 milioni di euro, per consentire il corretto svolgimento delle gare di discesa. È spento da anni.
Dunque, le Olimpiadi di Torino 2006 hanno lasciato strascichi evidenti di malagestione delle risorse economiche. L’altra faccia della medaglia di un evento che tanti benefici ha portato al nostro territorio.
(Foto tratta da Lettera43)

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