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Ufficiale il fallimento di Borsalino, l’azienda produttrice dei cappelli delle celebrità

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Ufficiale il fallimento di Borsalino, l'azienda produttrice dei cappelli delle celebrità
Ufficiale il fallimento di Borsalino, l'azienda produttrice dei cappelli delle celebrità
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Ufficiale il fallimento di Borsalino: l’azienda alessandrina chiude dopo 160 anni di attività

Dopo mesi di contese è arrivata l’ufficialità: il fallimento di Borsalino è stato disposto dal Tribunale.
Le autorità legali, dopo aver preso atto delle condizioni dell’azienda e delle prospettive future, hanno deciso di dichiararne il fallimento. Una lunga battaglia, che pare essere finita, ma che in realtà si protrarrà ancora per molto tempo.
Già, perché la storica azienda alessandrina, fondata nel 1857 e famosa in tutto il mondo per la produzione di cappelli, non ha intenzione di gettare la spugna. I vertici proporranno ancora dei ricorsi, per evitare che i 134 dipendenti siano lasciati a casa.
Una lotta, quella della ditta di Alessandria, rafforzata dalla convinzione che gli ordini ci siano, così come le prospettive di ripresa già nell’immediato futuro.

Le celebrità che hanno scelto la ditta piemontese

Il fallimento di Borsalino avviene dopo 160 anni di onorata attività.
Nel corso di questi decenni, l’azienda si è distinta per la produzione dei suoi particolari cappelli, che da sempre hanno attirato le celebrità di tutto il mondo.
Non solo attori, ma anche politici, poeti e scrittori. Hanno avuto l’onore di indossare questo accessorio personaggi come Winston Churchill, Ernest Hemingway, Gabriele D’Annunzio e Pancho Villa.
E come dimenticare le apparizioni in numerosi film storici. In “La banda degli onesti” sono stati Totò e Peppino a indossare il cappello. Alain Delon ne aveva fatto un simbolo nel film “Borsalino“, del 1970. Un indumento conosciuto anche grazie a figure femminili come Jean Seberg, che lo indossò in “Fino all’ultimo respiro“. In “Casablanca“, fu la volta di Humphrey Bogart, mentre Harrison Ford lo scelse per “Indiana Jones“. Non sono riusciti a resistere al suo fascino nemmeno artisti del calibro di Leonardo Di Caprio, Robert De Niro, Marcello Mastroianni e Johnny Depp.
L’auspicio è che la decisione venga rivista. Per il Piemonte e per il Made in Italy si tratterebbe di una perdita troppo importante. Un pezzo di storia dell’industria italiana e piemontese, che ha avuto così tanto successo negli ultimi due secoli, non può e non deve essere abbandonato a sé stesso.


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