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La pista ciclabile di Mirafiori Sud si farà: referendum vinto dai cittadini favorevoli

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Nuova pista ciclabile, limite dei 30 kilometri orari in via Ormea e via Giolitti
Nuova pista ciclabile, limite dei 30 kilometri orari in via Ormea e via Giolitti

La pista ciclabile di Mirafiori Sud sarà realizzata: favorevole la maggioranza dei votanti, ma che flop il referendum organizzato

La pista ciclabile di Mirafiori Sud sarà realizzata. L’opera sarà una delle novità della zona, e sarà un altro importante tassello nel piano di cambiamento della viabilità cittadina, sempre più votata all’ecologia e al trasporto su bici e mezzi non inquinanti. Una politica che non tocca più solo il centro città, ma anche le zone periferiche, come dimostrato da questa iniziativa.
Per arrivare a questa decisione è stato necessario un referendum. La consultazione, indetta dalla Circoscrizione 2, aveva lo scopo di interpellare i cittadini sulla possibilità di proseguire con il progetto o se fermare tutto per salvare i 222 posti auto a rischio. Gli aventi diritto al voto erano i 5.566 cittadini che abitano nell’area interessata dalle modifiche. Solo 139 torinesi si sono presentati alle urne, il 2,5 % del totale. I favorevoli alla pista sono stati il 54,3 %, i contrari il 45,7 %. Numeri risicati, che però sono stati sufficienti per trarre una conclusione.
Come anticipato in precedenza, la nuova pista ciclabile di Mirafiori Sud è uno dei progetti di compensazione dell’inceneritore del Gerbido. La sua realizzazione non doveva essere nemmeno messa in discussione. Il tratto tra via Anselmetti e corso Orbassano è stato già terminato. Resta ancora un nodo fa sciogliere: si dovrà proseguire sulla banchina centrale di via Plava, tra via Faccioli e via Anselmetti, oppure rivedere il tracciato? Si sta facendo largo l’ipotesi di realizzare la pista intorno al caseggiato, andando a coinvolgere così via Faccioli e strada del Drosso.
Un sospiro di sollievo per il Comune, che non vedeva di buon occhio questo referendum. Il progetto era ormai già avviato e rientrava in un piano ben definito. Un parere negativo dei residenti avrebbe messo in crisi le certezze di Palazzo Civico, che avrebbe dovuto prendere atto della volontà dei cittadini e studiare una nuova soluzione adeguata.
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