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Via Pietro Micca: la diagonale che rivoluzionò Torino

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Via Pietro Micca: la diagonale che rivoluzionò Torino

Quando si pensò a via Pietro Micca, Torino soffocava tra le viuzze antiche delle contrade del centro; per fare luce sulla sua edificazione bisogna quindi fare un salto indietro nel tempo fino a fine ‘800.

Aria malsana, poca luce e monotonia sono le tre principali problematiche dell’epoca.

I primi passi verso un miglioramento si hanno nel 1885 quando il consiglio comunale, guidato da Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, coglie al balzo la Legge di Napoli; quest’ultima promuoveva la bonifica dei centri storici.

L’opera di risanamento inizia un anno dopo, nel 1886, con a capo della commissione preposta l’ingegnere municipale Tommaso Prinetti; tra gli altri prenderà parte all’opera di bonifica anche l’architetto Carlo Ceppi.

Come agire fu da subito chiaro, aprire il “cuore” della città con un’ampia arteria tra Piazza CastelloPiazza Solferino rompendo la monotonia a scacchi della città; questa nuova diagonale permetterà di ridurre anche i tempi per gli spostamenti.

Per quanto riguarda gli aspetti malsani, la costruzione di via Pietro Micca richiese notevoli modifiche all’urbanistica del centro.

Erano di per sé le strette vie di antica concezione a dare vita a miasmi e contagi epidemici.

Vengono di conseguenza abbattute intere contrade per fare spazio ad un tessuto urbanistico di più ampio respiro.

Un caso su tutti è quello dell’abbattimento della chiesa di San Tommaso per costruire la via dedicata all’eroe Pietro Micca. L’idea fece inorridire Carlo Ceppi tanto da conquistare un arretramento della facciata di otto metri mantenendo tutto il resto della chiesa intatto. Altre importanti novità urbanistiche sono date dal l’inserimento di aiuole o esercizi negli angoli “ciechi” e il relegare a scale o stanzini gli angoli scomodi dei palazzi.

L’apertura al pubblico di via Pietro Micca avviene nel 1897 e lo spettacolo è unico.

A farla da padrona lo stile liberty che da lì a breve sarebbe dilagato anche altrove in città; colpiscono inoltre i grandi porticati inseriti per dare continuità a Piazza Castello.

La costruzione però più emblematica di via Pietro Micca è Casa Bellia con i suoi archi trilobati, le finestre bovindo e l’eclettismo che non lascia sconti al mortale in quanto proiettato verso l’immortalità.

 @Damiano Grilli

(Foto di MuseoTorino)

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