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Museo del Grande Torino: a Grugliasco rivive il mito della storica squadra

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Museo del Grande Torino: a Grugliasco rivive il mito della storica squadra
Museo del Grande Torino: a Grugliasco rivive il mito della storica squadra

A Grugliasco, nel Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, si può rivivere quella che è stata una pagina indelebile della storia del nostro Paese.

Una storia in grado emozionare come poche altre in ambito sportivo dal dopoguerra ad oggi.

Il museo, precedentemente situato sulla collina di Superga, dal 2008 è invece a Grugliasco, nella settecentesca villa Claretta. Una villa che offre 650 mq di spazio per gli oltre trentamila oggetti e cimeli storici granata.

In questa intervista a Paolo Pupillo, responsabile della comunicazione del Museo del Grande Torino, abbiamo ripercorso i primi passi fatti dall’associazione per la fondazione del museo, il ruolo indispensabile dei volontari al suo interno, la riapertura, dopo anni di lotte e rinvii, dello stadio Filadelfia, e dei progetti in serbo per il futuro.

Museo del Grande Torino: a Grugliasco rivive il mito della storica squadra
Museo del Grande Torino: a Grugliasco rivive il mito della storica squadra

Il Museo del Grande Torino è tenuto in piedi esclusivamente grazie al contributo e all’opera dei volontari. Qual’è il loro ruolo all’interno del museo e in che modo aiutano a farlo andare avanti?

Principalmente tenendo aperto durante i weekend. Al momento abbiamo circa una sessantina di volontari che si occupano di fare la visita guidata al museo. Le squadre sono attualmente sei e si va a rotazione, quindi un fine settimana ogni sei una squadra di volontari accompagna i visitatori durante la visita. Ci siamo organizzati così perché per motivi di sicurezza c’è stato dato l’obbligo da parte dei vigili del fuoco di non avere visitatori che girino liberamente, abbiamo quindi colto la palla al balzo e visto che dovevamo comunque accompagnare i visitatori all’interno del museo abbiamo organizzato una vera e propria visita guidata.

All’interno del vostro museo avete in esposizione più di trentamila oggetti dal 1906 ad oggi. Quando e in che modo avete recuperato tutti questi cimeli, alcuni dei quali veramente importanti per la storia del Toro?

Fondamentalmente nell’anno e mezzo circa di demolizione dello stadio Filadelfia, perché quasi tutto era all’interno dello stadio. Nel ’95 la nostra associazione è nata con l’intento di mettere in ordine, catalogare e ripulire tutti i cimeli che il Torino Calcio di allora non si era preoccupato di mettere in salvo. Molto era stato buttato anche nei cassonetti fuori dal Filadelfia, e noi, forti della legge secondo il quale se tu butti qualcosa in un cassonetto ne perdi automaticamente la proprietà, li abbiamo presi, visto che il Torino Calcio evidentemente non aveva più interesse a mantenerne la proprietà. Abbiamo recuperato qualcosa anche all’interno dello stadio, salvando letteralmente i cimeli dal fuoco e dalle macerie. Conservati nei primi tempi in garage, solai e magazzini dei componenti dell’associazione, negli anni grazie a questi cimeli abbiamo poi creato il museo, che oggi è integrato dalle donazioni dei tifosi.

A proposito dello stadio Filadelfia, dopo anni di lotte lo stadio ha riaperto. Voi dell’associazione vi siete spesi molto per la causa. Come commenta quest’evento?

Ci sono voluti praticamente vent’anni, è stata molto dura. All’inizio non c’era la volontà da parte del Comune di restituire questo spazio, e la precedente fondazione era praticamente sparita, quindi per anni c’è stato come il deserto. Alcune associazioni, tra cui la nostra in prima fila, si sono battute per ricostruirlo. Il nostro presidente Beccaria ha radunato tutte le forze che era possibile radunare, sia come associazioni di tifosi che come enti pubblici, cioè il Comune di Torino e la Regione Piemonte, per fare in modo che lo stadio tornasse in vita. Alla fine, anche lo stesso Torino FC è entrato nella fondazione, perché il Filadelfia va restituito sì ai tifosi ma anche alla squadra, affinché lo possa usufruire come campo di allenamento.

Prima il museo ha avuto sede per cinque anni a Superga, dal 2008 invece vi siete spostati a Grugliasco. Prossimamente avete intenzione di trasferirvi, magari di nuovo a Torino, oppure volete rimanere lì?

Lo spostamento definitivo sarà poi al Filadelfia. Nel progetto della fondazione per lo stadio è previsto lo spazio per il cosiddetto terzo lotto, cioè quello aggregativo e che vede l’attuale area lungo tutta via Giordano Bruno, pronta per il nostro spostamento. Si sarebbe dovuto inaugurare tutto insieme, ma alla fine i fondi non erano sufficienti alla costruzione anche di quella parte della struttura. Comunque la seconda parte di quella che sarà la ricostruzione finale del Filadelfia inizierà tramite un finanziamento, già analizzato dalla fondazione, appositamente per la costruzione del museo.

Potrebbe, sbilanciandosi, dire tra quanto tempo potrebbe essere operativo il museo all’interno del Filadelfia?

Fermo restando che siamo in Italia, ragionevolmente da qui a tre anni circa dovremmo riuscire ad arrivare alla conclusione dello spostamento e all’apertura ufficiale del museo al Filadelfia.

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