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Amaro San Simone, il liquore dei veri torinesi

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Amaro San Simone, il liquore dei veri torinesi
Amaro San Simone, il liquore dei veri torinesi

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Una delle prime novità che scopri quando inizi a viaggiare è che un sacco di cose che consideravi universalmente note sono sconosciute fuori dal tuo paese.

A volte basta uscire anche solo dalla propria città o regione.

Quando intorno ai vent’anni partii per le tanto agognate vacanze con gli amici ebbi presto modo di imparare che se al bar ordinavo un marocchino pensavano ad uno scherzo, se chiedevo un cicles a qualcuno mi guardava come fossi pazzo e che del “mio” amaro San Simone ne avevano (forse) giusto sentito parlare. il San Simone è torinese di Torino.

 

Storia del San Simone

 

Per cercare l’origine di uno dei nostri ammazza caffè preferiti bisogna tornare indietro di parecchi anni, fino al medioevo, quando una confraternita di monaci si stabilisce nell’antica contrada di Dora Grossa. Oggi diremo in via Garibaldi, all’altezza via San Francesco D’Assisi.

Lì sorse la chiesa intitolata ai santi Simone e Giuda Taddeo, di cui si credevano perse le tracce fino a quando, nel 2013, i lavori di ristrutturazione del cinema Teatro Garibaldi ne riportarono alla luce i resti.

I monaci di San Simone erano abili erboristi ed esperti nelle tecniche di infusione, il che li portò a sperimentare diverse ricette di bevande medicamentose: una di queste era l’antenata dell’amaro San Simone.

Amaro San Simone, il liquore dei veri torinesi
Amaro San Simone, il liquore dei veri torinesi

Il fatto che uno dei principali ingredienti del liquore sia la China, suggerisce che l’elisir dovesse fungere da rimedio contro la febbre e la malaria.

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Oggi la bevanda alcolica,  secondo quanto affermato dai produttori, è preparata seguendo la ricetta dell’Antica Officina Farmaceutica San Simone. Si tratta di un digestivo di moderata gradazione (26 gradi) e, privo di effetti officinali, viene consumato per il solo piacere del palato.

Dell’antica chiesa non rimangono che dei resti, custoditi all’interno del Centro Studi Sereno Regis che occupa proprio la posizione che apparteneva a quest’ultima. Si tratta di una ONLUS dedita alla promozione di programmi di ricerca e studio sull’interculturalità e la non violenza.

 

Daniele De Stefano

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