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L’ex Ghetto Ebraico: una città nella città vista dalla nostra House Hunter

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L'ex Ghetto Ebraico: una città nella città vista dalla nostra House Hunter
L'ex Ghetto Ebraico: una città nella città vista dalla nostra House Hunter

L’ex Ghetto Ebraico a Torino: una città nella città che la nostra House Hunter ha visitato

L’ex Ghetto Ebraico a Torino: una città nella città che la nostra House Hunter, Laura Polesinanti, ha visitato. Di seguito, possiamo apprezzare la descrizione che ci fornisce di diversi angoli della nostra città, che ancora portano questa impronta.

Torino è sede di una delle più importanti comunità ebraiche d’Italia.

I primi ebrei giunsero a Torino agli inizi del 1400. Nel corso del 1500, grazie alla politica di accoglienza di Emanuele Filiberto, continuarono a provenire da Spagna, Francia e Germania.

Nel 1679 fu, purtroppo,  istituito il primo ghetto ebraico, nell’isolato compreso tra le vie Maria Vittoria, Bogino, Principe Amedeo e San Francesco da Paola. 

Nel corso del 1700 la Comunità ebraica torinese si ampliò. Fu allora che venne costruito il  ghetto nuovo, di fronte a quello storico, tra le vie San Francesco da Paola, Des Ambrois e piazza Carlo Emanuele II.

L'ex Ghetto Ebraico: una città nella città vista dalla nostra House Hunter

Se ci fate caso, i palazzi dell’ex ghetto ebraico sono più concentrati, densi, rispetto a quelli degli isolati confinanti.

L’isolato del’ex comunità ebraica è delimitato da due blocchi di edifici costellati di ballatoi  che si affacciano su cortili interni. Si accedeva ai cortili attraverso cancelli in ferro battuto. Al loro interno erano c’erano dal macello alle scuole. I cancelli chiudevano ogni giorno alle 21  e da quel momento nei cortili si viveva la segregazione.

Molti testimonianze di quel tempo sono ancora visibili.

Palazzi e portoni sono evocazione di un’altra Torino, come l’edificio all’incrocio fra piazza Carlina e via Des Ambrois o i cancelli in ferro battuto, in qualche caso conservati. Visitando le case e i cortili di questa porzione di Torino, si percepisce che ci si trova in una “città nella città”.

Quando si dice che le case “hanno un’anima….”.

Anche la nostra amata Mole è in qualche modo legata alla comunità ebraica. Quando gli ebrei di Torino decisero di esprimere la loro emancipazione ottenuta, chiesero ad Alessandro Antonelli di progettare la loro sinagoga.

Il progetto iniziale dell’Antonelli vedeva la Mole sorgere come sinagoga  in quella che era la Contrada del Cannon d’oro.

Ma l’edificio, oggi simbolo della città, non ospitò mai la sinagoga della comunità. Questa venne invece edificata nel quartiere San Salvario. E’ qui che si trasferisce la comunità a partire dal 1938.

 

A cura di Laura Polesinanti, House Hunter e intermediario immobiliare

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