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Arte dal basso: a Torino la cultura è OFF

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Arte dal basso: a Torino la cultura è OFF
Arte dal basso: a Torino la cultura è OFF

Si dice che i soldi per l’arte non ci siano più, eppure la cultura, in tutte le sue forme, sembra più viva che mai.

Qui a Torino si fa arte ogni giorno e in ogni angolo della città.

É vero che i finanziamenti statali e comunali sono sempre più risicati, eppure l’arte prolifica ugualmente. Si auto-organizza e resta fuori dai circuiti ufficiali, pur godendo di pari notorietà, almeno a livello locale, delle manifestazioni ufficiali. Infine, grazie alle offerte popolari, si autofinanzia.

Il Concertino dal Balconcino, in Centro a Torino

Balconcino del 26 marzo 2017 from Carlo Molinaro on Vimeo.

Se siete di Torino, come minimo ne avrete sentito parlare; magari, passeggiando la domenica per le vie del centro, siete stati attirati da una voce incantevole che vi ha colpito. Ogni domenica da cinque anni in via Mercanti 3 va in scena il concertino dal balconcino.

Tutto è nato come spontanea esibizione del duo punk-lirico formato da Maksim Cristan e Daria Spada che un giorno hanno deciso di regalare un’ora della loro musica al vicinato. Da allora la voce si è sparsa e si è trasformata in una vera e propria tradizione cittadina.

Non solo musica, il balconcino è un palco che ospita anche poeti e scrittori, oltre a gruppi emergenti. «Riceviamo centinaia di richieste – ci spiega Daria – diamo la possibilità a tutti di esibirsi».

Sulla porta che dà sul ballatoio è appesa la scaletta di oggi.

Alle 16.45 a intrattenere il pubblico in attesa fuori dal portone di via Mercanti c’è Radio Citofono. A realizzarla è Pierangelo Grosso  che, seduto sul divano del piccolo appartamento, seleziona alcune canzoni con un filone comune e le intramezza con i versi delle sue poesie. Pierangelo è anche l’ideatore di Poesie dal Citofono.

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Quando  ho contattato Daria, non ha esitato a propormi di seguire il Concertino da dietro le quinte – che poi sono casa sua e di Maksim.

Pochi metri quadrati: un letto a soppalco, un divano, un angolo cucina e una porta a specchio che conduce al bagno.

Tra i libri disposti sugli scaffali accanto al divano, cade subito l’occhio sul titolo “Fanculo pensiero” e poi sull’autore: Maksim Cristan.

É il libro che racconta di come sia finito dall’essere un imprenditore a Zagabria a vivere per strada a Milano per stare meglio, cercare la felicità. Alto, capelli disordinati e mossi, un accenno di barba e un accento che ricorda le sue origini balcaniche.

Ora sembra essere davvero felice di quello che fa, orgoglioso dei suoi cinque anni di concerti puntuali ogni domenica, giorno in cui circa una dozzina di persone animano questo appartamento essenziale. In genere sono amici e artisti; oggi, ci sono una sedia e un bicchiere di vino anche per me.

Ospite del giorno è il trio Vigone eh Pilone e Vigna, oltre agli ospiti fissi: lo scrittore Bruno Panebarco, Carlo Molinaro, Edoardo Giannico. Scrittori, poeti, musicisti si alternano sul piccolo balconcino che si affaccia sul cortile interno del palazzo, sulla folla che anche oggi è venuta per sentire «la cultura dal basso che sta in alto», come dicono qua.

Il vantaggio di cantare da casa propria è che volendo potresti uscire in pigiama ed essere direttamente sul “palco”, spiega Daria. Eppure indossa un vestito blu, quando arriva il momento della sua esibizione cambia le scarpe ed è pronta per far felice il pubblico con la sua voce fenomenale e ben addomesticata in anni di studio al conservatorio di Torino.

Le canzoni che ormai da anni Maksim e Daria propongono al vicinato sono pezzi provocatori.

Il più famoso si intitola “Pene nero”,  una denuncia sarcastica al razzismo. Il loro primo cd si intitolerà invece “Disturbo bipolare “ e come il titolo lascia immaginare, anche questa volta i brani al suo interno non tratteranno temi banali.

Il concertino dal balconcino è una realtà attenta a ciò che accade nel mondo e nel loro piccolo sposa le cause che i suoi ideatori ritengono più giuste attraverso l’arte. Il primo maggio di Taranto, ideato dall’associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, quest’anno sembra avere incontrato diverse difficoltà organizzative, non si farà, perlomeno non in terra pugliese.

Ad accogliere alcuni artisti solitamente impegnati nella manifestazione sarà proprio il cortile di via Mercanti per una festa in grande. «Stiamo organizzando un pullman da Taranto e molti hanno già confermato la loro presenza», spiega Daria entusiasta. Lei e Maksim lavorano senza sosta ai loro progetti e con una costanza invidiabile non hanno mai saltato nemmeno una domenica del loro “concertino” da quando esiste.

Sperano che un giorno saranno ripagati dall’impegno che disciplina il loro talento. Nonostante l’apparenza bohemièn di questo monolocale e del loro vivere fuori dagli schemi, danno l’idea di lavorare sodo per ottenere ciò che vogliono: vivere delle loro arti.

Atti Impuri Poetry Slam, il contest di poesie di punta di Torino

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L’Arte ha tante forme, tutte diverse e affascinanti. Personalmente, ce n’è una in particolare che, da sempre, suscita in me una parecchia curiosità – e, in un certo senso, anche una sorta di “timore reverenziale”, se così vogliamo chiamarlo. Si tratta della Poesia, quella cosa strana che ci insegnano a odiare a scuola, da ragazzi, a impararla a memoria, ma che poi in un modo o nell’altro torna nelle nostre vite, prima o poi.

A Torino esiste una realtà fino a poco tempo fa sommersa, ma che adesso sta affiorando in superficie e che sta riportando la Poesia nella vita delle persone, nelle strade, nelle case. Atti Impuri Poetry Slam, un progetto nato dalle menti di Alessandra Racca e Arsenio Bravuomo, ormai da tempo dà letteralmente voce ai poeti di Torino, offrendo loro uno spazio per esibirsi in pubblico.

Ho incontrato i due fondatori di Atti Impuri  alla Casa del Quartiere di San Salvario dove, assieme al locale Luna Storta, si tengono regolarmente le slam da tre anni. Alessandra ha 38 anni, mentre Arsenio 46; entrambi si definiscono senza esitazione “poeti”, ma con una leggerezza tale da far suonare diversa questa parola, meno distante. Ci siamo trovati all’ora dell’aperitivo, quindi c’è parecchio vociare attorno a noi. Scegliamo un tavolino e, in compagnia di un cocktail, abbiamo iniziato la nostra chiacchierata.

Alessandra mi chiede subito cosa so della loro realtà. Non ho mai frequentato questo genere di spettacoli, perciò le spiego che so soltanto ciò che è reperibile su internet. Insomma, molto poco. A malapena conosco il significato della parola “slam”. Mi fanno notare anche in Cavallerizza – su cui abbiamo fatto l’ultimo reportage – si tiene una poetry slam. Lo so bene, ma comunque non mi sono informato abbastanza. Chiedo loro di spiegarmi come se fossi un bambino di 8 anni, e ascolto.

Arsenio mi spiega che si tratta di un evento paragonabile, per certi versi, ad una gara sportiva.

Si gareggia con delle regole, dei giudizi e un pubblico, proprio come nello sport. Durante la spiegazione delle regole e del campionato, è evidente il suo entusiasmo, quasi orgoglio, per il loro progetto-spettacolo-contest. è difficile definire Atti Impuri diversamente da quello che è: una poetry slam.

Tutto questo fa parte di un campionato italiano – gli Slam si fanno a prescindere – che esiste da tre anni, che si chiama LIPS e di cui entrambi sono fondatori assieme ad altre persone. Ormai è da tempo che portano avanti questa attività, la cui idea nasce negli USA durante gli anni Ottanta, ma non vogliono che questa sia una realtà esclusiva soltanto di Torino.

Cercano infatti di “fare rete” aiutando a far nascere altre Poetry Slam in giro per il Piemonte, portando eventi fuori dalla città per incentivare la pratica della poesia e del contest come spettacolo vero e proprio.

Alessandra, tra una sigaretta e l’altra, mi dice: “Noi volevamo fare uno spettacolo in cui la gente potesse venire a divertirsi da un lato, e dall’altro a mettersi in gioco facendo arte e proponendola agli altri. Lo slam è una scatola vuota: deve avere un ritmo, avere i giusti partecipanti, sapersi rinnovare… Penso che ci siamo riusciti. Poi esistono realtà diverse, come quelle della Cavallerizza, che sono più aperte e per fortuna che ci sono. Molti dei vincitori degli slam della Cavallerizza vengono qui, dopo. Questo significa che c’è una rete e un interesse comune nel crescere e sostenersi. è una bella cosa”.

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“C’è da dire anche che da quando abbiamo iniziato il livello è cresciuto tantissimo”, aggiunge Arsenio “i poeti ci sono, e sono tanti. Non finiscono mai, come le tasse (ride), però prima di noi la scena di Torino era alquanto triste, nel senso che non era attiva come oggi, nemmeno lontanamente. Invece alle slam di Atti Impuri succede di tutto, davvero! E la gente è felice di partecipare, che sia tra il pubblico o sul palco, perché è il clima giusto. Poi succedono sempre gli imprevisti, i fuori programma, ma anche questo è il bello dello spettacolo, no?”

Sono d’accordo, cerco di immaginare le situazioni che mi raccontano, le scene, le immagini che mi descrivono e la curiosità aumenta. Chiedo loro quando sarà la prossima slam, vorrei vederla, mi rispondono che se ne farà una il prossimo 21 aprile.

“Noi siamo dei cialtroni, ma nella nostra cialtroneria sappiamo il fatto nostro”, scherza Alessandra. Indossa una giacchetta nera sopra un vestitino leggero, ha un viso dolce e una voce decisa che colpisce. Arsenio ride dietro al suo pizzetto; indossa una maglia blu sotto a un gilet viola, che gli danno un’aria simpatica, forse anche per via della sua espressione amichevole e bonaria. Anche lui ha una voce piacevole, ma essendo più lontano faccio più fatica a sentirlo nel chiasso del dehor. Fuma parecchio – come me, purtroppo – e mi diverte molto.

Stiamo finendo i nostri cocktail, quindi pongo loro un’ultima domanda mentre mangiamo le ultime patatine rimaste. Chiedo quando hanno capito di essere poeti, quando hanno iniziato a scrivere poesie. Arsenio mi racconta che, nel 91, ascoltava Lucio Battisti nell’autoradio della sua 127 granata. Non le solite canzoni, ma quelle degli anni Ottanta – Novanta, i cui testi delle non erano più scritti da Mogol ma da Pasquale Panella, poeta romano. “Erano stranissimi, quasi non-sense. Li ascoltavo e mi chiedevo se davvero fosse possibile che si potessero scrivere “cazzate” del genere. Mi piacevano, un po’ le sentivo mie, così mi sono messo a scrivere in questo modo e ho iniziato. Poi col tempo ho trovato il mio stile, ma questa è stata la vera molla.

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Alessandra invece mi racconta che lei ha da sempre questa passione, ma che a un certo punto della sua vita l’aveva messa da parte per seguire altre passioni. Ha frequentato un corso alla Scuola Holden (dove oggi tiene lei stessa dei corsi sulla poesia).

Verso i 25 anni, di colpo, ho ricominciato a scrivere. A un certo punto avevo un po’ di poesie, ma non sapevo che valore potessero avere. Ho invitato i miei amici a casa e ho fatto un reading, per sapere cosa ne pensassero sinceramente. Ad alcuni di loro piacque molto, tra cui un amico che aveva uno studio di architettura che avrebbe aperto di lì a poco, e mi ha chiesto di andare a fare il reading lì.

Da lì ho inziato, poi ho conosciuto Arsenio e Guido nel 2007, che mi hanno poi portato al primo poetry slam della mia vita a Milano… e poi eccoci qui!”

Ridiamo tutti e tre: è sempre strano pensare a che strada si è fatta per arrivare fin dove si è arrivati. Incontri di persone diverse, di ambienti diversi, portano a questo genere di cose che fanno bene alla città, alla comunità e alle persone.

Migliorano letteralmente la qualità della vita. Ci vuole forza di volontà e tanta passione per portare avanti un progetto come questo, essendo autofinanziato con la formula dell’offerta libera e non obbligatoria.

Anche perché si tratta di attività che hanno anche dei costi, come ad esempio i rimborsi spese per gli ospiti che ogni volta visitano le serate di Atti Impuri. Ciò che spinge queste persone – Arsenio, Alessandra e tutti coloro che partecipano a questo genere di manifestazioni –  a fare quel che fanno è la passione per la poesia e la speranza che, così, più persone abbiano modo di esprimersi e confrontarsi con sé stessi e col pubblico.

Il nostro tempo è finito, così come i cocktail nei nostri bicchieri. Lasciamo il tavolo e andiamo insieme verso l’uscita. è stato tempo speso bene, mi sono divertito parecchio e ho conosciuto un mondo che prima avevo ignoravo, sbagliando.

Ci salutiamo con un sorriso, sapendo che ci rivedremo presto.

Di certo non mi perderò la prossima slam in programma: dopo questa chiacchierata, sono troppo curioso di vedere poeti sfidarsi a colpi di versi e performances, davanti a un pubblico e a una giuria estratta a sorte. Uno spettacolo che, sicuramente, vale la pena vedere almeno una volta nella vita.

A cura di Grazia Tomassetti e Remo Gilli

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