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2 maggio 1940: il naufragio della motonave Vittoria! nel Po

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2 maggio 1940: il naufragio della motonave Vittoria nel Po
2 maggio 1940: il naufragio della motonave Vittoria nel Po

La più grande barca che ha avuto l’onore di solcare il Po a Torino…è affondata dentro. Parliamo della motonave Vittoria! che il 2 maggio 1940 naufragò per gli squarci nello scafo causati dalla diga Michelotti.

Per capire com’è andata bisogna ripercorrere le vicende di quei tempi e di quei giorni; vicende che tutto sommato fanno venire alla mente l’affondamento della barca Valentina II avvenuto questo inverno

Come ogni storia interessante, in realtà tutto è il contrario di tutto. La città di partenza è Firenze e la motonave in questione è la “Fiorenza” che in quegli anni, nel ’32 circa, solcava le onde dell’Arno. A portarla qui fu il colonnello Amedeo Sacerdote che vedendola se ne innamorò tanto da comprarla e farle saggiare il sapore dolce del Po a Torino. L’imbarcazione venne smontata e assemblata una volta giunta ai Bagni Lido Savoia a cui seguì un restyling, l’assegnazione di un nuovo nome, e il varo nel febbraio del ’35.

Una barca sul Po, entusiasmante. Non si può dire il contrario. E poi mica una barchetta, si parla di trecento tonnellate di stazza e altrettante persone che era possibile imbarcare su due livelli. L’anno del varo fu un successo assoluto. Chiunque smaniava dall’idea di mettere piede sulla Vittoria!, la motonave che solcava ogni giorno le acque del Po dai Murazzi fino a Moncalieri; si pensi che La Stampa stessa regalava agli abbonati dei biglietti per viaggiare sulla grande barca torinese.

Per chi ha visto La leggenda del pianista sull’oceano… ecco, era più o meno così. Giacca e cravatta gli uomini, vestite di tutto punto le donne, e l’orchestra che suonava. E la barca viaggiava. Ma il lieto fine in questa storia non c’è.

La nave dopo pochi anni cominciò a non fatturare più la quantità di biglietti necessaria per mantenere attiva la tratta. Così nel ’38 venne fermata e ancorata dal proprietario ai Murazzi adibendola a caffè-ristorante. Ma fu inutile, nemmeno la rivisitazione a caffè fece aumentare le entrate. Così il colonnello Sacerdote in un primo momento le mise i lucchetti; in seguito quando gli arredamenti divennero mira dei ladri decise di venderne i motori e separatamente lo scafo al possessore dei Bagni Diana di Moncalieri Giacomo Massano.

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Quando si pensava che la destinazione ultima della Vittoria! fosse Moncalieri, ci fu un cambio di programma, venne ad interessarsi allo scafo un appaltatore del traghetto di Settimo Torinese a cui serviva uno scafo da fiume. Nessun problema, se non che la Vittoria! avrebbe dovuto superare, per giungere fino a Settimo Torinese, la diga Michelotti. Ed ecco l’idea geniale, forse una piena poteva bastare per far superare alla motonave l’impedimento. Si attese quindi la prima piena utile, che non si fece aspettare, e il 2 maggio 1940 si avviarono i preparativi.

La data fatidica si partì con l’equipaggio al completo, e tanto di barcaioli a mo’ di scorta. Ovviamente l’idea così campata in aria non poteva funzionare, infatti la Vittoria! prese a incagliarsi sulla diga Michelotti appena iniziata la crociera; la pressione della corrente che premeva sulla motonave faceva si che questa a sua volta premesse contra la diga, tanto da produrre tutta una serie di squarci che aprirono lo scafo. Poco alla volta la stiva si riempì di acqua, e la nave inizio irrimediabilmente ad affondare. Non si poteva fare più nulla contro le correnti, contro l’inarrestabile discesa, e a ciò si aggiunse l’impatto contro il ponte Regina Margherita che aprì un’ennesima fenditura nella barca e che sbalzò in acqua l’equipaggio.

Il 2 maggio 1940 all’altezza della passerella di piazza Chiaves la Vittoria! naufrago e venne inghiottita dalla piena del Po. In questi giorni i torinesi e il mondo hanno potuto assistere nuovamente, anche se in termini diversi allo stesso evento. Non c’è nulla di nuovo sotto il Sole, e nemmeno tra le sponde del Po.

@Damiano Grilli

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