Ermal Meta a Torino: la musica tra verità e disobbedienza

Ermal Meta a Torino: la musica tra verità e disobbedienza

12
SHARE
ermal meta a torino vietato morire

Le stelle si possono cambiare. Sembra che stiano lì, fisse e immutabili, ma chi le guarda sa bene che al di là di quel cielo immobile la vita è tutta un continuo farsi, disfarsi, evolversi. E chi ha la forza e il coraggio di stravolgere quanto già scritto per inventarsi da capo una nuova storia, emana poi una luce ancora più intensa di qualsiasi astro. Proprio con questa stessa potenza Ermal Meta si è rivelato a tutti noi grazie al Festival di Sanremo. O meglio, grazie alla vetrina che la kermesse ha rappresentato. Perché il suo successo, oggi, è il risultato di un lunghissimo percorso musicale, iniziato quando era bambino e poi maturato col tempo, tra deviazioni, sobbalzi, curve e nuovi traguardi. “Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai”, ci canta Ermal in Vietato morire. E proprio da qui siamo partiti per provare a conoscerlo meglio, affascinati e curiosi. Ecco com’è andata la nostra chiacchierata con Ermal Meta a Torino, poco prima che presentasse il suo nuovo album alla Feltrinelli di Porta Nuova.

Occhi negli occhi con Ermal Meta a Torino: anima sincera e musica empatica

Una sagoma nera, sottile e slanciata. I capelli scomposti sopra gli occhiali scuri e gli ultimi tiri di sigaretta. Ermal Meta è circondato da un’aurea misteriosa e affascinante cui è impossibile rimanere indifferenti. E, non appena inizia a parlare, sembra che il tempo scivoli via assieme alla sua voce, così ammaliante, pacata e tranquilla. Chiacchierare con lui significa farsi coinvolgere in un piccolo vortice emotivo che diventa a ogni spirale più penetrante. Succede sempre, con le anime che hanno storie da raccontare.

E parlare a tu per tu con uno come Ermal Meta, che ora è sulla bocca e nel cuore di tutti, è una bella occasione per assorbirne da vicino il carisma, esploso recentemente a livello mediatico. Abbiamo visto come i suoi follower sui social si siano moltiplicati a dismisura, durante il Festival. Centinaia di donne di tutte le età ne elogiano l’indiscusso sex appeal, mentre tanti ragazzi si sono rispecchiati nella sua indole un po’ ribelle, un po’ sognatrice, un po’ guerriera. Ma quando gli viene chiesto di riflettere sull’idea di un Ermal Meta divenuto quasi un’icona ricca di charme, si schermisce e umilmente spiega: “io sono sempre lo stesso di un anno fa, la differenza è che ora mi conoscono di più. Questo genera una curiosità e un’attenzione maggiore”.

Correlato:  Festival Mozart, un successo per 120 mila persone

E quante volte la poesia di Ermal si è insinuata nelle nostre orecchie, anche inconsapevolmente. Stimatissimo compositore, ha scritto testi per tanti cantanti di ogni generazione, da Patty Pravo a Marco Mengoni. Ma ciò che mi interessa sapere, da ragazza che crede ciecamente nel potere della scrittura come salvifico strumento di comunicazione, è cosa significhi, per Ermal, buttare giù parole nero su bianco. “La scrittura sicuramente è terapeutica, ma nel contempo permette di arrivare agli altri. Quando inizi a scrivere – e io scrivo sempre per me, prima di tutto – tendi a metterci qualcosa di molto vero dentro, qualcosa di emotivamente reale. Probabilmente la verità arriva a chi ascolta, e questo fa parte di quel processo di immedesimazione tra una canzone e chi la recepisce”.

Ascoltare le sue canzoni è come compiere un viaggio emozionale a più livelli. Se da un lato è sempre presente un sottile ma pregnante sottofondo malinconico, dall’altro i testi, come la melodia che li accompagna, si rivolgono costantemente a una prospettiva futura, a un orizzonte positivo. “La vita va guardata in avanti. La malinconia di fondo c’è sempre, perché credo sia il sentimento più completo. Comprende tutto: la positività, la bellezza, la vicinanza, la lontananza. Ad esempio, un abbraccio è malinconico. Può essere d’addio come di benvenuto. L’ambivalenza è la cifra della malinconia, così come accade per la musica. Tutto dipende da ciò che si canta su un’armonia”.

E, così come la malinconia ha una valenza totalizzante, anche l’amore, per Ermal Meta, non è un sentimento facilmente circoscrivibile. Un amore che, diversamente declinato, compare sempre nelle sue canzoni, a partire dalla disillusione di Odio le favole, passando dalle lezione d’amore di A parte te, arrivando all’insegnamento per la vita di Vietato morire, e terminando con le due splendide ballate Piccola anima Voce del verbo. “Io l’amore lo concepisco sempre in modo molto vasto. Non siamo solo io e te, c’è di più. Per me l’amore non è un pretesto per scrivere una canzone, ma, al contrario, è la canzone lo strumento per parlare di una piccola parte dell’amore universale”.

Correlato:  La Mole si colora di nuovo: oggi è viola per i neonati prematuri

I consensi intorno alla poesia in musica di Ermal Meta si sono manifestati soprattutto attraverso una forte compartecipazione emotiva. Sembra davvero che ci abbia strappato l’anima, prima di tutto regalandoci il racconto drammatico di un’infanzia rubata e del riscatto da cercare nelle stelle e nella disobbedienza. Poi, interpretando magistralmente – e riadattandola alla propria sensibilità – la splendida Amara terra mia di Domenico Modugno, nella serata del Festival dedicata alle cover. Ciò che di se stesso Ermal ha riversato nella musica, che sia sotto forma di dolore esorcizzato, o come struggente congedo da una terra dolceamara in cui convergono amore e odio, è arrivato a sua volta all’animo di tutti.

ermal meta a torino vietato morire
Ermal Meta alla Feltrinelli di Porta Nuova – Instore Tour “Vietato morire”, 15 febbraio 2017

 

Ma com’è stato possibile raggiungere un così alto grado di empatia? “Anche questo ha a che fare con la verità. Pensa agli occhi. Noi diciamo che gli occhi sono lo specchio dell’anima… Ed è proprio così. Quando due occhi appaiono veri, riusciamo ad affidarci e a fidarci. Lo stesso accade nella musica. Io non saprei neanche come fare a comporre una musica artefatta, con ghirigori e fronzoli. Non ne sono davvero in grado. È vero che qualcun altro, cantando le canzoni da me scritte, le ha forse rese un po’ costruite, ma nel momento in cui io, scrivendole, le cantavo, non mi sembravano così. Forse è per questo che il mio percorso è stato molto più lento. Io non sono un “venditore” di musica. Al contrario,  mi definisco un “compratore”, uno che prende sempre qualcosa dalla musica stessa. Non sono bravo a vendere prodotti, e meno male, aggiungerei. Altrimenti un certo punto si creerebbe un qualcosa che mette un limite, un blocco tra quello che tu fai musicalmente e chi ti viene ad ascoltare. Credo sia da questa assenza di muri che dipende l’empatia”.

Correlato:  AC Hotel Torino by Marriott: storia di un importante pastificio dal fascino antico

Un’anima ricca e anticonformista, che va fuori dagli schemi, ma non si disperde. Del resto, Ermal una linea retta l’ha sempre seguita: ricorda di disobbedire, ci canta. E, allora, chiedo a Ermal in quali occasioni gli è capitato di applicare questo insegnamento. “Centinaia! Il destino mi ha mostrato la via un sacco di volte, ma io non l’ho mai percorsa, preferendo sempre seguire la mia. E dove non c’era, me la sono costruita. Tutto ciò che mi riguarda all’interno della musica per me è una disobbedienza totale”. E fa riferimento ai suoi due iniziali tentativi di progetto musicale con una band, prima come chitarrista degli Ameba 4, poi come frontman di La fame di Camilla. E infine la voglia di reinventarsi, ricominciando tutto daccapo. “Questo è disobbedienza, voglia di fare le cose a modo tuo“, ci dice.

E verrebbe davvero voglia di abbracciarla, questa “piccola anima”, mentre sorride e ringrazia, andandosene via. Un abbraccio “malinconico”, appunto, che ci unisca nella bellezza della verità che la musica sempre ci dona.

ermal meta a torino vietato morire

Manuela Marascio

LEAVE A REPLY