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Piemonte magico: le masche, streghe del folclore piemontese

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Tutti i torinesi avranno sicuramente sentito parlare una volta nella vita che Torino fa parte di quei due triangoli di magia bianca e nera, buona e cattiva.

L’articolo non tratterà di questi argomenti ma di streghe e masche, una figura nuova tutta made in Piemonte.

La prima volta che ho sentito parlare di masche è stata all’ Università durante il corso di Antropologia Culturale tenuto dalla Professoressa Laura Bonato; inutile dire che mi ha affascinata tantissimo tanto da approfondire da me l’argomento. Era il 2009, dovevo preparare il mio primo esame e l’oggetto mi entusiasmava.

Chi è? Quando è nata? Da dove arriva? È buona o cattiva? La masca è una strega del folclore piemontese. Generalmente sono donne apparentemente normali, ma dotate di facoltà sovrannaturali tramandate da madre in figlia o da nonna in nipote, o per lascito volontario ad una donna giovane. Secondo la tradizione, i loro poteri comprendono l’immortalità ma non l’eterna giovinezza o la salute: sono quindi vulnerabili e soggette alle malattie e all’invecchiamento. Quando decidono di averne abbastanza di questa vita, per poter morire devono trasmettere i poteri ad un’altra creatura vivente, che spesso è una giovane della famiglia, ma alcune volte può essere un animale o un vegetale.

Le masche piemontesi non sono condizionate, intimorite o controllate dall’elemento religioso; anzi, sono “domestiche” frequentano la chiesa, vanno a messa e ricevono i sacramenti come tutte le altre donne della comunità. Approfondiamo le storie del Piemonte e delle sue masche: aPocapaglia si ricorda la strega Micilina,che nel Seicento fu bruciata viva su quello che ancora oggi viene chiamato il Bric d’la Masca, dopo aver seminato malanni un po’ovunque.Vecchia e curva, vessata da un marito manesco e ubriacone, la malvagia più famosa del Piemonte meridionale, di cui si conservano preziosi documenti riguardanti il processo, aveva fulminato il fornaio del paese, storpiato bambini a Bra, provocato una moria di bestiame a Pollenzo, fatto morire un vetturale ad Alessandria. Si può andare a Barolo e cercare, tra le vigne del pregiato vino, il duecentesco Castello della Volta dove, secondo la leggenda, durante una festa orgiastica il pavimento della sala sprofondò e fece cadere all’Inferno tutti i partecipanti, che ancora oggi fanno sentire i loro lamenti tra le mura della secolare dimora.Seguendo il tracciato che mano a mano abbandona i vigneti per raggiungere noccioleti e poi rocche e fitte boscaglie, si raggiunge Vesime, dove si dice che in una torre diroccata le masche si procurassero il libro del comando.Oggi il castello medievale conserva solo alcuni suggestivi ruderi, ma pare che un tempo il luogo fosse cornice dei sabba che si sono succeduti con regolarità nel corso dei secoli, ed erano danze sfrenate, ballate compiendo giri che procedevano sempre verso sinistra, con canti e musiche vivaci.Se a Paroldo, paesino dell’Alta Langa cuneese, ogni anno a novembre l’associazione “Masche di Paroldo” rievoca durante la fiera di San Martino le stregonerie delle fattucchiere contadine, a Sinio, a pochi chilometri da Alba, l’associazione “Il nostro teatro” a Ferragosto fa rivivere la magica atmosfera della Notte delle Masche chiamando in scena cartomanti, indovini, animatori del teatro di strada,che trasformano in momento di spettacolo lo straordinario patrimonio di credenze e fantasie custodito dall’immaginario popolare.

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Tutto ciò rientra nelle ben note pratiche di riproposta e di rivitalizzazione delle tradizioni popolari, insieme a camminate ed escursioni organizzate nei “luoghi magici” che rientrano in più ampi progetti di recupero territoriale e di valorizzazione delle bellezze paesaggistiche. Voi conoscete altre storie di masche? Ne avevate già sentito parlare? Se volete approfondire l’argomento vi consiglio di leggere il libro “Vita da strega. Masca, faja, framasun” di Laura Bonato: non ve ne pentirete!

 

Carmen Terrazzino

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