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L’Oftalmico non sarà abbandonato: in via Juvarra rimarranno assistenza oculistica e medici di base

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L’Oftalmico non sarà abbandonato: in via Juvarra rimarranno assistenza oculistica e medici di base
L’Oftalmico non sarà abbandonato: in via Juvarra rimarranno assistenza oculistica e medici di base

L’ospedale Oftalmico cambia pelle: nonostante i rallentamenti e le proteste dei mesi scorsi (era stata addirittura creata una formazione politica apposita per trattenere l’ospedale) entro la primavera del 2017 saranno molte le modifiche che subirà la struttura sanitaria torinese, dal punto di vista territoriale.

I reparti di Oculistica saranno divisi tra la Città della Salute delle Molinette e l’Ospedale Giovanni Bosco, con una ripartizione rispettivamente del 70 e del 30 per cento.

L’assessorato alla Salute ha già stabilito l’equa divisione dei fondi tra le due strutture che ospiteranno l’oculistica: 500mila euro per le Molinette, che necessiteranno di una ristrutturazione dei reparti precedentemente destinati alla dermatologia di via Cherasco (a cui si aggiungeranno le spese di trasloco dei macchinari), e ulteriori 400mila euro per il San Giovanni Bosco, che ha già cominciato ad adattarsi.

L’inizio dei lavori è fissato tra ottobre e novembre 2016, con la Regione Piemonte che ha dato come limite massimo di termine e consegna delle strutture il primo semestre del 2017.

In via Juvarra, invece, dal secondo semestre 2017 sorgerà una vera e propria “Casa della Salute”, che, nel cuore della città, accoglierà circa 30 posti letto per il post ricovero e 10 posti riservati ai medici di famiglia con pazienti in condizioni non proprio ottimali, ma che non necessitano di un ricovero. All’ex Oftalmico rimarrà inoltre la radiologia e appositi reparti di oculistica, destinati agli studi e alle attività di chirurgia ambulatoriale.

Il tutto, come previsto, provocherà la reazione dell’associazione “Salviamo l’Oftalmico” e della Giunta Comunale dei 5 Stelle, intenzionati a fare un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale a diversi consiglieri regionali, poiché la divisione delle strutture comporta un aumento dei costi (per le strutture e per gli investimenti) e delle liste di attesa per i pazienti, costretti a muoversi da una parte all’altra della città.

Un cambiamento, dunque, destinato a lasciare delle diatribe e dei malcontenti tra amministrazione e cittadini.

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