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La Battaglia della Marsaglia: quando l’esercito del Re Sole invase Orbassano

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Ad una ventina di minuti da Torino, fra i comuni di Orbassano, Volvera, Piossasco e Rivalta di Torino, ci sono delle distese di campi che quattro secoli fa furono involontari protagonisti di un poderoso e cruento scontro fra i Savoia ed il Regno di Francia.

La vicenda è nota come Battaglia di Orbassano o della Marsaglia, dal nome del castelletto dove il Maresciallo Catinat, capo delle truppe d’oltralpe, stilò la relazione per il suo sovrano Luigi XIV al termine dello scontro. Correva l’anno 1693: l’Europa era nel pieno della Guerra della Grande Alleanza, scoppiata nel 1688. Il conflitto, chiamato anche Guerra dei nove anni, vedeva fronteggiarsi la Francia e la Lega di Augusta, unione di forze europee confederate contro le mire espansionistiche del Re Sole.

Nel 1690 entrò in scena Vittorio Amedeo II, allora Duca di Savoia (nel 1713 sarà il primo della sua casata a fregiarsi del titolo di Re). « Da lungo tempo mi trattavano come vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi principe libero ed onorato » affermava il Duca, che, in cerca di gloria e riscatto, ruppe l’antica alleanza con i francesi per passare al fronte opposto. La guerra arrivò così in Piemonte, con la discesa delle truppe transalpine guidate dallo spietato Maresciallo Catinat, tristemente noto per le persecuzioni contro i Valdesi.

Il conflitto proseguì a fasi alterne, con assedi, incendi, saccheggi che stremarono la popolazione piemontese. Dopo che il Catinat scese dalla Val Chisone e dalla Val Susa, stabilendosi nei pressi delle alture di Piossasco, Vittorio Amedeo II decise di affrontare il nemico in campo aperto. Alcuni generali del Duca cercarono di dissuaderlo, prevedendo una disfatta: l’esercito francese contava infatti circa 40.000 uomini, contro le 30.000 unità delle forze alleate. Ma ormai la decisione era presa, e così, nella notte fra il 2 ed il 3 ottobre 1693, iniziarono a prendere posizione gli schieramenti avversari. L’armata piemontese ed alleata, guidata dal Duca stesso e dal cugino, il Principe Eugenio, si dispose verso Volvera. L’esercito era quanto mai variegato, essendo composto da soldati provenienti da Spagna, Lombardia, Regno di Napoli, Stato di Milano e Principati tedeschi.

I battaglioni francesi scesero dalle colline di Piossasco, collocandosi nei pressi della località che poi prese il nome di Tetti Francesi. Nella nebbia del mattino del 4 ottobre 1693, si iniziarono a diffondere nell’ aria i rulli dei tamburi, ad annunciare l’inizio della battaglia. E’ suggestivo pensare, al giorno d’oggi, che in questo remoto angolo della campagna torinese erano in gioco i delicati equilibri dello scacchiere europeo.
Come previsto, la Francia ebbe la meglio, forte della superiorità numerica dei suoi soldati e delle doti di abile stratega del Catinat. Alcune truppe alleate, constatata la situazione, decisero di ritirarsi senza nemmeno combattere.Terminato lo scontro, si iniziò a fare il conto dei caduti e dei danni. Le circa 10.000 vittime della Battaglia della Marsaglia rimasero insepolte per qualche mese, rendendo impossibile il ripristino dei terreni agricoli, fino a quando, nel gennaio del 1694, il magistrato di sanità fece obbligo di seppellire i cadaveri. I terreni restarono però incolti per anni, anche per il fiorire di leggende e superstizioni, fra cui le dicerie popolari sulle anime vaganti dei militari periti o sulla presenza di tesori nascosti nei luoghi della battaglia. Ancora nel secolo successivo, i campi fra Orbassano e Volvera costituivano una zona “off limits”, tant’è che presso l’ Archivio Storico della città di Volvera è conservato un documento risalente al XVIII secolo, una mappa catastale, dove la zona dello scontro è contrassegnata dal lugubre disegno di uno scheletro vestito da soldato.
Secoli e secoli sono passati, altre guerre ancora più crude sono transitate per questi luoghi. Il campo dove si affrontarono i gloriosi eserciti europei ora è occupato da alcuni impianti industriali. Poco è rimasto del ricordo della Battaglia della Marsaglia: il già citato castelletto è in piedi, così come alcune cascine che fungevano da ricoveri per i soldati feriti. Ma i posteri hanno voluto apporre un simbolo forte ad eterna memoria della vicenda, la Croce Barone, fatta erigere nelle campagne di Volvera all’ inizio del secolo scorso. Una lapide ai suoi piedi recita: “In questi campi il 4 ottobre 1693-le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia-soverchiate dal numero dei francesi-difesero fino all’ ultimo l’onore di Savoia-speranza d’Italia”.

Federica De Benedictis

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