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San Giovanni e il suo ruolo nella nascita della scala musicale

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San Giovanni: per lui un inno che rivoluzionò la musica
San Giovanni: per lui un inno che rivoluzionò la musica

Oggi è il 24 giugno e a Torino ricorre la festa di San Giovanni Battista, santo a cui è stato dedicato un inno che, grazie al monaco benedettino Guido d’Arezzo, nel 1025 d.C. è diventato base dell’odierna notazione musicale: Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si.

Prima di proseguire nella storia di una vicenda che affonda le sue radici a quasi mille anni dai giorni nostri è meglio fare chiarezza sui protagonisti che direttamente ed indirettamente diedero vita a questa geniale rivoluzione musicale.

In ordine temporale non possiamo che partire da San Giovanni il Battista, siamo agli inizi del primo secolo, il patrono di Torino è lo stesso che viene citato nei Vangeli e deve il suo appellativo alla sua attività di predicatore e battezzatore; famoso ai più per essere stato decapitato. Facendo un rapido salto in avanti di circa ottocento anni ecco che dalla mente e dalle mani del diacono Paolo di Varnefrido prende forma l’Ut queant Laxis (Affinché possano cantare), inno liturgico dedicato a San Giovanni.

La svolta nella vicenda arriva con il monaco benedettino Guido d’Arezzo che nel XI secolo, più precisamente nel 1025 d.C., per facilitare il ricordo delle note musicali ai cantori dove insegnava musica trasse dall’inno del Varnefrido le prime lettere di ogni riga della prima strofa e le mise in musica.

San Giovanni: per lui un inno che rivoluzionò la musica

Il testo narrava le seguenti parole:

Ut queant laxis     (Affinché possano cantare)
Resonare fibris     (con voci libere)
Mira gestorum      (le meraviglie delle tue gesta)
Famuli tuorum      (i servi Tuoi)
Solve polluti         (cancella il peccato)
Labii reatum         (dal loro labbro impuro)
Sancte Iohannes   (o San Giovanni)

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Fanno chiaramente eccezione l’Ut, che divenne Do in riferimento a Dominus (Signore) solo nel XVII secolo grazie a Giovanni Battista Doni, e il Si, che assunse questo nome nel XVI secolo andando ad implementare la scala con una settimana nota.

L’idea guidoniana che nel suo insieme comprende il tetragramma (oggi pentagramma); il riempimento degli spazi tra le righe; la forma della nota stessa che inizialmente era un quadrato e che con il passare del tempo è divenuto un ovale; ha talmente rivoluzionato il sistema musicale da garantire al suo inventore notorietà in tutta la penisola e invidia da parte dei monaci vicini; tant’è che dovette trasferirsi ad Arezzo per evitare un probabile linciaggio.

Insomma, la festa di San Giovanni a Torino è in un certo anche la festa della musica… come la conosciamo noi!

@Damiano Grilli

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