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Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I

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Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I
Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I

Questo articolo tratta della costruzione del Ponte Vittorio Emanuele I di Torino e del tesoro che vi fu nascosto dentro.

Quali mirabili opere frutto dell’ingegneria umana sono i ponti. Offrono un collegamento dove prima non c’era. Opera architettonica che affonda le sue radici negli annali della storia, favorendo scambi tra commercianti ed agevolando il cammino dei pellegrini.

Famosi per l’abilità di costruirli i Romani, popolo di grandi architetti. Ponti sospesi, ponti tibetani, ponti levatoi e ponti ad arco. Ce n’è davvero per tutti i gusti e di ogni misura, dal più lungo del mondo (quello della Baia di Tsingtao, Cina, con i suoi 41,58 km) ad uno a noi Italiani molto più vicino ma solamente immaginato ed agognato, l’ormai popolare ponte sullo stretto.

Nel presente articolo, tuttavia, il vostro affezionatissimo si soffermerà sulla storia della costruzione di un ponte a cui ogni torinese che si rispetti non può che essere legato e su un curioso aneddoto che li riguarda.

Primo ponte in pietra a vedere la luce nel nostro capoluogo, fu voluto da Napoleone Bonaparte nel primo decennio dell’800 per sostituire il precedente, risalente al XV secolo, fortemente danneggiato dalla piena del Po del 3 novembre 1706.

Fu subito chiara all’Imperatore di Ajaccio, di passaggio a Torino, la necessità di edificare un ponte degno della città sabauda, così strategica nel collegare il nostro Bel Paese con la sua Francia.

Torino Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I
Torino Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I

Tramite decreto imperiale, datato 27 dicembre 1807, venne dunque incaricato l’ingegnere Claude Joseph La Ramèe Pertinchamp di stilare un progetto degno di un ponte imperiale in grado di glorificare Napoleone Re d’Italia.

La posa della prima pietra ebbe luogo il 22 novembre del 1810 per mano del principe Camillo Filippo Lodovico Borghese, marito di Paolina Bonaparte e governatore des Départements au de la des Alpes.

Una solenne cerimonia accompagnò l’evento a cui parteciparono importanti autorità sia francesi che sabaude con l’intera popolazione di Torino a fare da cornice mentre un cannone tuonava greve in sottofondo.

La pietra, trainata su un carro sul ponte di servizio, recava (e reca tuttora) inciso:

“Napoleone I Imperatore dei francesi e Re d’Italia, Protettore della Confederazione del Reno, Mediatore della Confederazione Svizzera, sempre grande in pace e grande in guerra, aveva, con decreto 27 Dicembre dell’anno 1807, accordato alla sua buona e fedele città di Torino

Tra i vari partecipanti alla cerimonia era presente anche il prefetto generale, barone Alexis Lameth il quale, secondo la ricostruzione storica presentò il Tesoro che ancora oggi è murato nel pilone centrale del ponte.

Esso consiste in un metro d’argento, come simbolo del recentissimo avvento del sistema metrico decimale, adottato da appena un anno ed in due targhe commemorative, la prima del Vernazza, scritta in latino e la seconda di Déperret, in francese, entrambi membri emeriti dell’Accademia delle Scienze.

Torino Il tesoro nascosto del ponte Vittorio Emanuele I

Metro e tavolette vennero chiusi all’interno di un tubo di vetro lavorato a mano.

Tuttavia la parte più preziosa del tesoro è composta da una collezione di 79 medaglie d’oro, d’argento e di bronzo coniate per celebrare le vittorie di Napoleone e 10 monete d’oro di recente conio, poste in un ordine cronologico che le catalogava negli anni compresi tra il 1797 ed il 1810.

Tra le varie gesta narrate sulle monete si possono citare, per fare alcuni esempi, la conquista dell’Egitto, la battaglia di Marengo, l’arrivo al Frejus, il decreto con cui veniva proclamato il Codice Civile o la presa di Vienna nel 1805.

Tutti questi cimeli vennero rinchiusi dentro ad uno scrigno in legno di cedro a sua volta contenuto da un recipiente di piombo a tenuta stagna in grado di reggere negli anni al peso della muratura.

Posata la prima cazzuolata di calcina dal principe sabaudo sul blocco contenente lo scrigno ed assestato il colpo di martello simbolico sulla prima pietra, rispettati i riti cerimoniali (compresa la benedizione arcivescovile) Camillo Borghese lasciò finalmente spazio al capomastro che continuò con i lavori di muratura.

I lavori si conclusero nel 1813, da allora il ponte non venne mai chiuso se non per l’installamento dei binari del tram ed alcuni lavori estivi portati a termine due estati fa. La struttura è sempre la stessa, nobile e solida da più di duecento anni, eccezion fatta per i parapetti.

E durante questi due secoli, milioni di persone hanno calpestato la superficie di quello che venne poi nominato Ponte Vittorio Emanuele I nel 1815, inconsapevoli della piccola fortuna che è romanticamente custodita, al sicuro, nel cuore del terzo pilone.

Paolo Spano

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