Napoleone Bonaparte entra vittorioso a Torino

Napoleone Bonaparte entra vittorioso a Torino

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22 giugno 1800: Napoleone entra vittorioso a Torino
22 giugno 1800: Napoleone entra vittorioso a Torino

Una grande città che si è sempre rivelata all’altezza dei suoi visitatori più illustri, senza cambiare faccia e non ritenendo necessario indossare l’abito della domenica, mostrando in ogni occasione il suo bellissimo profilo, timido, ma generoso.

Torino ha ospitato re, regine e grandi uomini e donne che provenivano da ogni parte del mondo e, proprio oggi, si ricorda una delle visite di Napoleone Bonaparte in occasione della vittoria di Marengo sull’esercito austriaco, avvenuta il 22 giugno del 1800.

L’imperatore francese aveva un grande amore per il nostro Paese e, nelle sue vene scorreva sangue italiano, essendo figlio di Carlo Maria Bonaparte e Maria Letizia Ramolino, entrambi originari dell’Italia.

Doveva ancora compiere 31 anni e ricopriva la carica di Primo Console quando fece il suo vittorioso ingresso in città in quella giornata estiva di 216 anni fa e, essendo reduce da una vittoria, diede come primo ordine quello di abbattere i bastioni della città, lasciando in piedi soltanto la cittadella ed i bastioni di San Giovanni e Santa Adelaide (luogo in cui, in seguito, venne costruito il Giardino dei Ripari).

 

22 giugno 1800: Napoleone entra vittorioso a Torino

La storia racconta che il futuro imperatore (in onore del quale il Palazzo Reale verrà ribattezzato Palazzo Imperiale) alloggiò nell’hotel più antico di Torino, la Dogana Vecchia e che, in quell’occasione rimase molto colpito dall’ austerità del capoluogo piemontese. Durante gli anni della dominazione francese in Italia, Napoleone tornò altre volte nella nostra città e la leggenda vuole che, proprio in uno di questi viaggi, gli fu proposto per l’ennesima volta di abbattere Palazzo Madama che troppo ricordava il potere dei Savoia.

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Il generale Menou infatti, chiese al sovrano di abbattere quella “vecchia baracca” e rimase di stucco quando Bonaparte gli rispose: “sei tu, Menou, una vecchia baracca”, lasciando così intatta la bellezza di uno degli edifici più belli che ci siano stati tramandati.

Francesco Esposito

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