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18 Aprile 1861: in Parlamento si scontrano Garibaldi e Cavour sul futuro dell’Italia

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18 Aprile 1861: in parlamento si scontrano Garibaldi e Cavour
18 Aprile 1861: in parlamento si scontrano Garibaldi e Cavour

Trento, Trieste, il Veneto erano ancora sotto il controllo dell’ aquila austriaca, e a Roma regnava ancora il Papa, ma il 17 Marzo del 1861 a Torino veniva dichiarato concluso il lungo e tortuoso sentiero che aveva finalmente condotto alla creazione dello stato unitario: l’ Italia era una nazione riunificata.

Il risorgimento si era quasi concluso e aveva creato dei nuovi eroi nazionali: Cavour, il Re Vittorio Emanuele II e Garibaldi.

Il primo ministro era stato il vero e proprio artefice di questa agognata riunificazione: aveva stretto alleanze con le grandi potenze europee ed è grazie a lui che la questione italiana finì sui tavoli dei grandi monarchi del tempo: il piccolo stato sardo era diventato, almeno in diplomazia, già grande: il Conte era per i piemontesi il “loro primo ministro” uno dei pochi superstiti in parlamento che vedeva pochi rappresentati sabaudi.

Il Re era l’ uomo copertina colui che si assunse i meriti e che portò a termine il sogno del padre, era il condottiero a cavallo amato dal popolo che a Teano assunse, di fatto, la corona italiana quando accettò il passaggio di consegne da Giuseppe Garibaldi che con le sue giubbe rosse aveva appena conquistato  tutto il meridione.

18 Aprile 1861: in parlamento si scontrano Garibaldi e Cavour

Garibaldi era amato dal popolo, i meridionali lo adoravano poiché aveva promesso di distribuire le terre ai contadini ed era stato capace di cacciare i Borboni: rappresentava la vera anima della “sinistra”, contadini e operai lo sostenevano e non per caso avevano indossato la famosa “camicia rossa”.

E proprio il suo esercito fu tema di scontro con il primo ministro: il generale aveva distribuito gradi a circa 7000 uomini che una volta finita la guerra non erano stati inglobati dall’ esercito regolare ma abbandonati a loro destino.

Cavour non aveva potuto inglobare tutte quelle persone graduate all’ interno delle gerarchie sabaude da sempre molto rigide e instradate verso il merito.

La questione approdò in parlamento che dopo solo un mese di vita dovette affrontare questa questione spinosa.

Lo scontro avvenne il 18 Aprile: Cavour sedeva in parlamento e aspettava il generale che stava arrivando a Torino per poter far valere le proprie ragioni.

18 Aprile 1861: in parlamento si scontrano Garibaldi e Cavour

La folla scandiva il suo nome e al momento del suo arrivo iniziò ad agitarsi tanto che la polizia dovette rafforzare i controlli.

Dopo pochi minuti Garibaldi entrò in aula e si posizionò il più in alto a sinistra che poteva per sottolineare la sua appartenenza al popolo.

L’ onorevole generale era un uomo di campo, sanguigno e nonostante avesse dei documenti preparati per il suo discorso, al momento di intervenire si fece prendere dall’ agitazione e non riuscì a seguire il filo logico che gli era stato preparato, e così lesse alcune frasi slegate… ma che furono di grande effetto.

«La concordia gli fu proposta a parole, non a fatti; egli non stringerà mai la mano di chi lo rese straniero in Italia», e ancora, «concludendo che se mi permettono, io dirò alcune parole sul principale oggetto che mi portò alla presenza della Camera, che è l’esercito meridionale.

Dovendo parlare dell’esercito meridionale, io dovrei anzi tutto narrare dei fatti ben gloriosi; i prodigi da essa operati furono offuscati solamente quando la fredda e nemica mano di questo Ministero faceva sentire i suoi effetti malefici. Il Ministero ha provocato la guerra fratricida».

Le frasi espresse dal condottiero fecero salire su tutte le furie Cavour che iniziò ad esplicare tutto il proprio disappunto, fino a quando la seduta fu sospesa per una mezzora.

Alla ripresa dei lavori intervenne Bixio che cercò di trovare una soluzione pacifica allo scontro, in nome dell’ Italia e della concordia, e si propose come mediatore tra i due.

Cavour acconsentì alla riflessione e dichiarò che ciò che era successo poco prima, per lui era cancellato, mai avvenuto e così proseguirono i lavori dell’ aula.

I due contendenti, in seguito, furono convocati dal Re che ottenne delle scuse “formali” e reciproche da parte di entrambi che si scambiarono una fredda stretta di mano.

 

 

Alessandro Rigitano

 

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