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17 aprile 1860: la Corte d’Appello di Torino giudica gli exploit di un carabiniere assatanato

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17 aprile 1860: la Corte d’Appello di Torino giudica gli exploit di un carabiniere assatanato
17 aprile 1860: la Corte d’Appello di Torino giudica gli exploit di un carabiniere assatanato

Il 17 aprile 1860, la Corte d’Appello di Torino, con la presidenza del commendator Santo Persiani, emette la sua sentenza per un caso che vede come imputato il carabiniere Giovanni Gaglietto, nato a Nomaglio, di 27 anni, addetto alla caserma di Monforte, al tempo compreso nella provincia di Alba e nella divisione di Cuneo.

Questa vicenda è iniziata verso le undici della sera del 2 ottobre 1859 sulla strada che unisce Roddino a Monforte. Quel giorno, a Roddino si è tenuta una fiera e, alla conclusione del giorno di festa, Maddalena Oberto – che si è recata alla fiera per vendere dei confetti – si appresta a tornarsene a casa sua a Monforte, in compagnia della sua serva Francesca Barberis.

Un conoscente di Maddalena Oberto, Valerio Savio, accompagna le due donne.

Lungo la strada del ritorno si uniscono a loro due carabinieri della caserma di Monforte, mandati a Roddino per la tutela dell’ordine pubblico nel corso della fiera, che stanno rientrando.

Sono Giovanni Gaglietto e Leandro Vigevani. Per Maddalena Oberto, Francesca Barberis e Valerio Savio dovrebbero rappresentare una compagnia rassicurante: è proprio a tarda sera, lungo le strade, alla conclusione delle fiere di paese, il momento preferito dai rapinatori per le loro aggressioni.

Ma non sarà così.

17 aprile 1860: la Corte d’Appello di Torino giudica gli exploit di un carabiniere assatanato
17 aprile 1860: la Corte d’Appello di Torino giudica gli exploit di un carabiniere assatanato

Lungo la strada, Gaglietto dimostra un indebito interesse per Maddalena Oberto, cerca di restare indietro per restare solo con lei. Quando arrivano ad una svolta della strada e i compagni di viaggio sono già un po’ più avanti, Gaglietto tenta di violentare Maddalena Oberto gettandola a terra.

Maddalena riesce a divincolarsi, si rialza, raggiunge i compagni, racconta cosa è accaduto e si lamenta col carabiniere Vigevani per il modo con cui il suo commilitone l’ha trattata.

Intanto Gaglietto continua a restare indietro, poi dice al collega Vigevani “Torna indietro”. Vigevani gli risponde “Avanti, avanti, che l’ora è tarda”, dopo di che il Gaglietto pronuncia ancora le parole “Oh, birbante sei morto!” e gli spara un colpo di fucile.

Sono feriti da questa fucilata sia Vigevani che Francesca Barberis, colpita alla coscia sinistra. Sono ferite leggere ma intanto Vigevani è messo fuori combattimento e non può più intervenire contro Gaglietto, esagitato, che impugna il fucile come una clava e urla “Voglio uccidere tutti!”.

Interviene Valerio Savio che gli va decisamente contro, lo obbliga a smettere e a fuggire.

Gaglietto viene arrestato il 4 ottobre 1859. Probabilmente, dopo un giorno di vagabondaggio, ha finito per consegnarsi in caserma.

Alla fine dell’istruttoria è accusato del mancato omicidio del carabiniere Leandro Vigevani e del ferimento volontario di Francesca Barberis.

Il processo si svolge nell’aprile 1860 alla Corte d’Appello di Torino.

Gaglietto racconta la sua versione dei fatti. Cerca di trovare una scusante nel fatto di essersi ubriacato nel corso della festa di Roddino: il vino gli aveva fatto male e non sapeva cosa faceva.

Il collega Leandro Vigevani, chiamato a testimoniare, pare non serbare rancore verso il commilitone che lo ha ferito, ne conferma le dichiarazioni, aggiunge particolari che mettono l’accusato in una luce più favorevole. Vigevani afferma che Gaglietto ha bevuto molto, in particolare a casa del Sindaco, così lo ha rimproverato, consigliandogli di smetterla. Aggiunge poi che Gaglietto non beveva e che non lo aveva mai visto in quello stato.

Maddalena Oberto non ha sporto querela e al processo compare come testimone.

Così la sentenza del 17 aprile 1860 si concentra sul mancato omicidio e minimizza il tentativo di violenza carnale: dichiara Giovanni Gaglietto colpevole di omicidio mancato – commesso in stato di ubriachezza ma non tale da renderlo del tutto irresponsabile, come sostenuto dalla difesa – e lo condanna a sette anni di reclusione ordinaria, a indennizzare Vigevani e Francesca Barberis e alle spese processuali.

Con sentenza della Corte di Assise di Torino, datata 11 marzo 1861, la reclusione ordinaria è trasformata in reclusione militare, per lo stesso tempo.

In questi anni, forse, Giovanni Gaglietto avrà pensato più volte all’articolo 570 del Regolamento Generale dei Carabinieri del 1822: “L’inclinazione al vino, alle donne, al giuoco, abbominevole per qualunque soldato, è fatale per un Carabiniere”…

G. T.

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