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Torino 4 Marzo 1848: emanato lo Statuto Albertino

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Torino 4 Marzo 1848: emanato lo Statuto Albertino
Torino 4 Marzo 1848: emanato lo Statuto Albertino

Nel linguaggio corrente vi è un modo di dire: “adesso faccio un ‘48”, che rappresenta la volontà di un individuo di alzare la voce per ottenere diritti che ritiene essergli negati dal despota di turno.

Tale modo di dire prende le sue origini dalle rivoluzioni scoppiate in tutta Europa nel 1848, la storica Primavera dei popoli.

Se non in Italia però, le rivolte europee furono sedate dalla preponderante forza militare della Santa Alleanza tra Austria e Russia. Il vecchio sistema assolutistico, restaurato dal Congresso di Vienna, non venne dunque intaccato.

Nella nostra penisola, allora ancora divisa in diversi Stati, una maggiore coscienza da parte dei regnanti portò ad esiti tutto sommato diversi. Seguendo l’esempio di Ferdinando II di Borbone, Re di Napoli, primo a concedere una costituzione in Italia, e del Granduca di Toscana, anche se a malincuore, Carlo Alberto promulga, il 4 marzo 1848 a Torino, quello che verrà poi soprannominato lo Statuto Albertino.

Si avvicina dunque il centosessantottesimo anniversario di questa fondamentale ricorrenza che cambiò la vita del popolo sabaudo ritrovatosi ad essere, grazie alla benevolenza del suo sovrano in grado di cogliere i nuovi orizzonti democratici, un insieme di cittadini, non più di meri sudditi.

Nasce dunque, con la firma del Re di Sardegna e del suo Consiglio la “Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda” che divenne, il 17 marzo 1861 la carta fondamentale della nuova Italia unita. Rimase in vigore fino al 1946, anno in cui venne adottato un regime costituzionale transitorio che accompagnò gli italiani fino al 1948, anno in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana.

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Torino 4 Marzo 1848: emanato lo Statuto Albertino
Torino 4 Marzo 1848: emanato lo Statuto Albertino

Lo Statuto Albertino, emanato nel nostro capoluogo, non aveva natura di fonte legislativa sovra ordinata, come la nostra attuale Costituzione, ma fu considerato in tutto e per tutto come un primo esempio di costituzione breve scritto prendendo le mosse dalle precedenti costituzioni francese, del 1830, e belga, del 1831.

Molti dei poteri potevano ancora considerarsi tuttavia nelle mani del Re e della sua persona “sacra ed inviolabile” per quanto ciò non significasse che egli fosse al di sopra della legge, ma solamente al riparo da procedimenti penali. Egli eleggeva il senato, le cui nomine erano a vita ed ebbe anche una forte influenza su Camera dei Deputati e formazione del governo. Tutto ciò fino all’avvento di Camillo Benso conte di Cavour, grandissima personalità politica sabauda che ebbe il merito, tra le altre cose, di spostare gli equilibri a favore della Camera dei Deputati, unico organo parlamentare di natura elettiva. Da allora spettò infatti a tale organo il diritto di porre la fiducia sul governo formato dal Re.

Per quanto invece riguardava la religione, lo Statuto riconobbe quella Cattolica, Apostolica e Romana come religione di Stato. Vennero però riconosciute libertà di culto a due minoranze presenti in Piemonte: i valdesi e gli ebrei, atto democratico inusitato per i tempi.

Insomma, la storia, soprattutto quella dello Statuto a noi più vicina, ci insegna ancora una volta come si debba lottare per guadagnare i nostri diritti, una coscienza mondiale è possibile se si riuscirà ad essere uniti e coesi contro gli oppressori. Un passo dopo l’altro i vari regni d’Europa si sono evoluti portando il diritto dove prima vi era solo assolutismo.

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La speranza dunque è che questo anniversario, che ancora una volta rende onore alla nostra città, ci ricordi, ove ve ne fosse bisogno, che Torino è stata la culla dello Stato italiano e del suo diritto. Cerchiamo dunque di esserne fieri e facciamo sì che tale orgoglio possa accendere una fiamma nel nostro futuro.

La fiamma della democrazia e dell’uguaglianza di fronte alla legge.

 

Paolo Spano

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