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Due ricercatrici del Politecnico ricevono il prestigioso ERC Grant

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Politecnico di Torino
Politecnico di Torino

Se siete degli appassionati del filone fantascientifico, probabilmente vi suona familiare il termine “nanotecnologia”: letteratura e cinematografia di quel particolare genere sono infatti pregne di riferimenti a portentose nanomacchine in grado di fornire a chi ne fa uso capacità sovraumane o curare ferite e malattie di ogni tipo. Solo il frutto dell’immaginazione di capaci narratori? Per ora si, ma in futuro non è detto.

In quella direzione vanno infatti gli studi di due ricercatrici del politecnico di Torino, Chiara Vitale Brovarone e Valentina Cauda, i cui lavori hanno ricevuto il riconoscimento dell’ERC Grant dallo European Research Council, un organo che opera nell’ambito della comunità europea e si occupa di premiare e supportare i progetti scientifici più all’avanguardia.

 

logo ERC
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Il lavoro della dottoressa Brovarone verte sullo sviluppo di nanomateriale che agiscano in caso di fratture provocate da osteoporosi, spingendo le cellule ossee compromesse a comportarsi come cellule sane, ripristinando così la massa naturale. Il progetto è denominato BOOST (Biomimetic trick to re-balance Osteoblast-Osteoclast loop in osteoporoSis treatment: a Topological and materials driven approach) e per esso l’ERC ha stanziato un finanziamento di 2 milioni di euro.

Ad 1 milione e mezzo ammonta invece la cifra erogata dallo stesso ente per la dottoressa Cauda, che con la sua ricerca mira alla realizzazione di nanomateriale in grado di introdursi nelle cellule tumorali distruggendole dall’interno: è questo il progetto TrojaNanoHorse, una sorta di cavallo di Troia per le cellule malate che rappresenti allo stesso tempo una soluzione non dannosa per le cellule sane.

Entrambi gli studi, oltre ad essere importantissimi, sono altamente innovativi, in quanto propongono un modo nuovo di aggredire la malattia; un approccio diverso che ha come obbiettivo il condizionamento delle cellule al fine che sia il corpo stesso a curarsi, senza che esso sia aggredito dai farmaci ed evitando così eventuali effetti collaterali.

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Emerge chiaro l’orgoglio nelle parole del rettore dell’ateneo Marco Gilli che nel commentare i riconoscimenti delle due ricercatrici (che tra l’altro sono le prime due donne nella storia del politecnico a ricevere il premio) afferma che “[…]Questi risultati sono per noi motivo di grande soddisfazione, che ci posizionano al livello dei migliori atenei italiani e sono il frutto di un’iniziativa sulla quale abbiamo investito per selezionare, motivare e supportare i migliori ricercatori nella predisposizione dei progetti”.

 

Daniele De Stefano

 

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