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Torino, 18 febbraio 1978: Giuseppe Padovani «vittima innocente della crudele violenza»

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Torino, 18 febbraio 1978: Giuseppe Padovani «vittima innocente della crudele violenza»
Torino, 18 febbraio 1978: Giuseppe Padovani «vittima innocente della crudele violenza»

A Torino, in Borgo San Paolo, in via Di Nanni angolo via Vigone, il 18 febbraio 1978, poco dopo le 18, due rapinatori scendono da una 127 per tentare la “spaccata” in un pellicceria. A colpi di cric fracassano la vetrina, poi arraffano il costoso visone bianco in esposizione con altre pellicce.

Il proprietario del negozio, Alberto Cutaia, reagisce immediatamente, balza in strada impugnando la sua pistola, spara sei colpi, alcuni in alto per spaventare i malviventi, e altri diretti alle gomme dell’auto che viene così colpita al lunotto. Il rapinatore alla guida perde il controllo e tampona a una Citroen. I due complici scendono allora dalla macchina, dove abbandonano la refurtiva, e scappano a piedi.

Cutaia può così recuperare le sue pellicce. Non sa ancora della tragedia avvenuta a 100-150 metri dal suo negozio.

Uno dei proiettili sparati, deviato nella sua traiettoria per impatto contro un balcone, ha colpito allo zigomo destro Giuseppe Padovani, di 17 anni, studente in un istituto tecnico, che stava passeggiando con i genitori.

Padre e madre vedono il loro ragazzo accasciarsi in un lago di sangue. Lo soccorrono, impauriti e increduli, un negoziante lo porta all’ospedale Maria Vittoria, dove i medici ne constatano la morte per recisione della carotide.

Giuseppe Padovani, nato nell’ottobre 1960, è l’unico figlio di Michele, operaio della Ceat di Settimo Torinese, e di Dina Merlo, casalinga, che abitano in via Perrero, molto vicino alla via Vigone.

Alberto Cutaia, di 37 anni, proprietario della pellicceria “Zio Tom”, nel febbraio 1978 a Torino è un personaggio noto e assai discusso.

Sono gli anni delle prime televisioni libere, l’emittente Tele Torino International ha lanciato lo spettacolo “Spogliamoci insieme”: dopo mezzanotte, in studio è presente una professionista dello spogliarello. Chi telefona, risponde a una domandina facile facile, e così fa togliere un indumento alla spogliarellista che, quando il concorrente al telefono sbaglia risposta, indossa di nuovo qualche capo di vestiario. Ma chi telefona sbaglia molto di rado, e così, domanda dopo domanda, la donna rimane nuda e riceve in dono una pelliccia da “Zio Tom” che la consegna personalmente aiutandola a indossarla.

Cutaia sponsorizza questo spettacolo con lo slogan «Voi le spogliate, zio Tom le riveste». Sul finire del 1977, introduce una pruriginosa variante, lo spogliarello delle casalinghe: così vengono presentate le disinibite signore mascherate che partecipano alla trasmissione.

Questo sexy show ha molto successo, anche se non mancano pesanti critiche e non soltanto da parte di motivate femministe. Se ne parla molto sui giornali nazionali e ne scrivono anche i giornali esteri.

Torino, 18 febbraio 1978: Giuseppe Padovani «vittima innocente della crudele violenza»

Dopo lo spogliarello delle casalinghe, sempre a scopo promozionale, Cutaia lancia un concorso, dove mette in palio una pelliccia di visone bianco, del valore di sette milioni: per vincerla bisogna indovinare il numero di chicchi di riso contenuti in un vaso di vetro, esposto in vetrina accanto al visone.

Questa reclamizzata pelliccia ha attirato i due rapinatori che hanno provocato la reazione di Cutaia.

Tutto questo avviene in una Torino dove sta per iniziare il processo alle Brigate Rosse e si assiste ad una violenza quotidiana: il ferimento di un caporeparto della FIAT ad opera degli stessi terroristi, l’uccisione ai Murazzi per un tragico incidente di un poliziotto da parte di un collega, il rapimento di un modesto industriale che sparirà letteralmente nel nulla.

I negozianti sono esasperati da furti, rapine, estorsioni. Nella stessa pagina del giornale che annuncia la morte di Giuseppe Padovani si parla di rapine ai danni di clienti di due ristoranti e del processo ad una banda di minorenni della Falchera che ha ucciso un taxista “per divertimento”. Si ricorda poi che Giuseppe Padovani è morto come Giorgio Appella, un quattordicenne ucciso da alcuni banditi in via Lancia nel novembre 1977, mentre andava a comperare un’aranciata per il padre.

Ecco perché il cronista de “La Stampa” Renato Romanelli definisce Giuseppe Padovani come «vittima innocente della violenza e di una esasperata tensione accumulata in chi questa violenza è costretto a subire» (19 febbraio 1978).

Fin dall’inizio, nelle diverse cronache si percepisce una forte ostilità nei confronti di Cutaia, si insiste sul fatto che abbia sparato “contro” i due rapinatori come se avesse sparato ad altezza d’uomo, la sua sponsorizzazione del sexy show di Tele Torino International costituisce una sorta di aggravante («Dallo strip alla pistola»).

Le critiche assumeranno un esasperato tono moralistico-ideologico sul giornale “Lotta continua” ma anche i cronisti de “La Stampa” Claudio Giacchino ed Ennio Mascarino non lesinano critiche a quello che definiscono come pellicciaio-pistolero che portava la sua Colt Cobra calibro 38 in una speciale fondina allacciata al polpaccio e che aveva cercato una nuova visibilità con il visone bianco perché la trovata dello strip tease appariva ormai logora (21 febbraio 1978).

Si registra anche una dura presa di posizione nei confronti di Cutaia da parte del Comitato di quartiere Cenisia.

Cutaia, arrestato il 18 febbraio e accusato di omicidio colposo aggravato, nel timore di un linciaggio da parte dei detenuti, non viene trasferito alle Carceri Nuove e rimane per 9 giorni nelle camere di sicurezza del Questura, fino al 26 febbraio, quando è trasferito a Cuneo.

Torino, 18 febbraio 1978: Giuseppe Padovani «vittima innocente della crudele violenza»

Nella notte, sulla serranda del suo negozio appare la scritta “ZIO TOM BOIA”.

Cutaia torna in libertà dopo 3 settimane, l’11 marzo, con una cauzione di 10 milioni. Il suo difensore lo definisce come «un uomo distrutto». Certo, dopo un clamore così negativo nei suoi confronti, tiene un basso profilo: nella sera del 14 marzo, alle 22, è costretto a partecipare alla ricostruzione in via Vigone, alla presenza del padre di Giuseppe Padovani e di molti curiosi – tenuti a distanza dai vigili urbani – ma ai processi si farà rappresentare dal suo avvocato.

Il 19 giugno 1979, Cutaia è condannato per omicidio colposo ma non aggravato a 2 anni e 8 mesi di carcere (due anni condonati). Il Pubblico Ministero ha chiesto 4 anni e mezzo. Cutaia, che non fa più il pellicciaio, non è presente in aula. Il Tribunale stabilisce una provvisionale di 14 milioni per i genitori di Giuseppe Padovani, i quali dichiarano di volerli devolvere per istituire una borsa di studio intitolata al figlio.

L’11 febbraio 1981, al processo d’appello, il precedente procedimento e la relativa condanna sono invalidati per nullità del decreto di citazione. Bisogna rifare tutto. L’errore di citazione diviene un problema ricorrente nell’iter giudiziario di Cutaia. Sempre per questo motivo è subito annullato il processo che doveva iniziare il 15 luglio 1981. Anche il 6 ottobre 1981, si rischia un nuovo slittamento per problemi di notifica del decreto di citazione sempre per decreto di citazione, poi il processo può finalmente essere celebrato e Cutaia, non presente in aula, è condannato a 2 anni e mezzo (due condonati).

Al momento di testimoniare, la madre di Giuseppe, Dina Padovani, è colta da malore.

Il 12 luglio 1983, Dina Padovani consegna al sindaco Diego Novelli 20 milioni, il risarcimento deciso dal Tribunale: lei e il marito hanno deciso di devolvere questa cifra al Comune di Torino per destinarla all’arredo di una palestra di via Bardonecchia che prenderà il nome di Giuseppe Padovani.

Un ricordo sicuramente più coinvolgente e toccante della malinconica lapide posta in via Vigone n. 45, dove si legge: «Giuseppe Padovani / vittima innocente / della crudele violenza / 5-10-60 / 18-2-78».

G. T.

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