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26 Febbraio 1861: a Torino il Senato proclama la nascita del Regno d’Italia

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26 Febbraio 1861: il Senato acclama il Regno d’ Italia
26 Febbraio 1861: il Senato acclama il Regno d’ Italia

Una data storica, quella di oggi, a volte dimenticata ma non per questo meno importante di altre molto più conosciute.

Il 26 Febbraio di 155 anni fa il Senato dell’ ormai ex Regno di Sardegna parlava per la prima volta nella storia, in modo esplicito, di “nuovo Regno d’ Italia”.

Un proclama avvenuto tra il conferimento del titolo di “Re” a Vittorio Emanuele II (che tenne il numero II per dare segno di continuità alla dinastia sabauda), avvenuta pochi giorni prima, il 21 Febbraio, e la proclamazione ufficiale del nuovo Regno avvenuta il 17 Marzo del 1861.

Un cammino, quello dell’ unificazione, iniziato parecchi anni prima con le guerre d’ indipendenza e conclusasi solamente con le intuizioni di Cavour.

26 Febbraio 1861: il Senato acclama il Regno d’ Italia

La storia si era resa protagonista e aveva condotto la penisola  (ad eccezione di Venezia, Trieste e Roma che si uniranno in fasi successive) ad una nuova e ritrovata unità: 21 milioni di persone si potevano ora dire “italiani” ma, di li a poco, i festeggiamenti lasciarono il posto alle preoccupazioni.

Il paese si ritrovava in una situazione tutt’ altro che favorevole:  la maggioranza della popolazione era impiegata nel settore primario, masse di contadini (41% del totale) vivevano sulla soglia della povertà soprattutto nelle regioni meridionali dove l’ industrializzazione (ad esclusione della zona dell’ antica capitale Napoli) non era stata ancora avviata, ma anche nelle regioni più settentrionali la situazione non era florida: le poche industrie presenti conducevano una produzione semi-artigianale il che le rendeva molto poco competitive rispetto a paesi come l’ Inghilterra dove la rivoluzione industriale era partita molto tempo prima.

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Anche il settore delle comunicazioni era abbastanza scadente: se pensiamo che in tutti il meridione erano presenti appena 100 km di ferrovie possiamo intuire quanto fosse difficile riuscire a spingere uno sviluppo in queste zone.

Le casse dello Stato erano vuote poiché avevano dovuto sostenere ingenti spese militari, le banche erano a corto di liquidità e prestavano denaro ad un tasso molto più alto rispetto ad altre realtà straniere, il PIL era modesto (il reddito medio era di 282 Lire l’ anno) e la stragrande parte della popolazione, circa il 90%, era totalmente analfabeta e continuava ad aumentare rendendo vani i pochi miglioramenti che si riuscivano ad ottenere.

Inoltre l’ artefice dell’ unità nazionale nel quale il Re poneva immensa fiducia, il Conte Cavour, morì pochi mesi dopo l’unificazione lasciando vacante la poltrona di primo ministro.

Un inizio complicato per uno stato appena costituito che però seppe reagire e continuare il proprio cammino come grande stato unitario.

La riunificazione degli ultimi territori irridenti, l’ avvio di una politica industriale, riforme atte ad unificare il paese anche sotto l’ aspetto legislativo, e il trasferimento della capitale da Torino a Roma scrissero la parola “fine” sul quel processo di unificazione che fu esposto al mondo, per la prima volta,  il 26 Febbraio di 155 anni fa.

 

Alessandro Rigitano

 

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