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Ada Pace “Sayonara”: la velocità è donna

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Ada Pace
Ada Pace "Sayonara" Torino

Oggi avrebbe spento le candeline una donna che ha fatto della velocità il suo mestiere, una torinese doc che ha dimostrato che i luoghi comuni sulle donne al volante non sono di questo mondo.

Ada Pace, classe 1924, anche se l’età di una signora non andrebbe rivelata, fu il terrore dei piloti maschi per tutti gli anni ’50 e ’60: iniziò la sua carriera facendosi notare a bordo di una Vespa alle gare monomarca del 1947-48, per poi vincere la “Torino-Sanremo” nel 1953 a bordo di una “Fiat 1500 6c”

Prima donna a vincere una competizione di quel calibro, lasciò totalmente spiazzati addetti ai lavori e famiglia della campionessa: una ragazza nubile in un mondo, quello dell’automobilismo, frequentato solo da uomini, ma soprattutto una donna arrivata prima, davanti al sesso forte.

Non era chiaro nemmeno agli organizzatori come si sarebbe dovuta svolgere la premiazione, ma a qualcuno venne un’idea: un mazzo di fiori e la madre accanto a lei in macchina per tenere a bada gli sguardi maschili.

Ada Pace "Sayonara" Torino

Non si trattava solo di occhiate lusinghiere: molti suoi colleghi, battuti da lei, disertavano le premiazioni o chiedevano che la sua auto fosse controllata, credendo fosse impossibile che una donna potesse essere migliore di un uomo in quell’ambito.

Ada non si diede per vinta e, per tutta risposta sostituì la targa posteriore delle sue vetture con una con su scritto “sayonara”.

Chiunque venisse superato era costretto a leggere quella parola e mangiare la polvere in competizioni nazionali ed internazionali che la videro primeggiare e superare gravi incidenti con la grinta di una leonessa, fino al 1965, anno in cui, dopo il quinto “Rally dei fiori”, a seguito di uno schianto contro un autocarro, dal quale uscì illesa, decise di ritirarsi dalle gare.

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Oggi avrebbe compiuto 93 candeline una donna, scomparsa lo scorso 16 novembre 2016, nostra concittadina, davanti alla quale saremmo lieti di toglierci il cappello e battere le mani, per onorarne tenacia e talento indiscussi.

 

Francesco Esposito

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