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Quella fiamma olimpica che accese la passione

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Weekend a Torino: buon anniversario Olimpiadi!
Weekend a Torino: buon anniversario Olimpiadi!

A volte basta poco per innescare un cambiamento epocale a situazioni consolidate ormai da decenni: serve solo che la svolta arrivi al momento giusto, improvvisa, certo, ma non abbastanza da cogliere impreparato un intero sistema organizzativo egregiamente ligio al dovere.

Un po’ come quando arriva una telefonata inaspettata che ribalta in modo assoluto l’intero corso della giornata, senza però concedere alcuno sbandamento o perdita del controllo: semplicemente, il corso degli eventi, da quel momento, subisce progressive modifiche, andando a costruire le novità sopra uno stuolo di vecchie e cementificate abitudini, rifondando, insomma, il futuro su basi mai sperimentate prima.

Il 10 febbraio 2006 Torino si ritrovava faccia a faccia con il primo, gigantesco cambiamento seguito a quella chiamata che mutò radicalmente il suo destino: perché davvero oggi possiamo affermare con certezza che, quando la nostra città venne scelta come sede per la XX edizione delle Olimpiadi invernali, cominciò per lei una serie infinita di radiose giornate che ne simboleggiarono la rinascita, l’ingresso in una nuova vita improntata esclusivamente al presente in divenire, e finalmente svecchiata da una secolare tradizione fatta di Cavour, magia nera, avvocato Agnelli, Juventus e catene di montaggio dentro la grande fabbrica di automobili.

 

Torino-Quella fiamma olimpica che accese la passione

 

Ed esattamente dieci anni fa a quest’ora Torino era nel pieno degli ultimi preparativi in vista dell’evento che l’avrebbe portata al culmine dell’attenzione universale, la grandiosa ed emozionante cerimonia d’apertura dei Giochi: in quella magica sera il fuoco olimpico riaccese ataviche passioni e riscaldò i cuori di tutti coloro che avevano sepolto chissà dove una dinamicità e un’intraprendenza ormai dimenticate.

Quella fiaccola portata nel novello Stadio Olimpico dalla campionessa Stefania Belmondo fu molto più di un rituale gesto inaugurante: divenne metafora di quel nucleo propulsivo di emozioni continuamente da riscoprire che rendono ancora adesso Torino la città più rappresentativa della voglia di rinnovarsi anno dopo anno.

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Non a caso uno dei cambiamenti più immediatamente percepibili si è forse manifestato nelle parole usate dai cittadini torinesi per descrivere la loro città; o meglio, da una certa fascia di cittadini, quelli più giovani, certamente, autoctoni o trasferitisi da altri luoghi d’Italia, quelli, insomma, non appartenenti alle vecchie generazioni di madamine e monsù cresciuti nella città sabauda capitale dell’ordine e del rigore.

 

 

 Torino-Quella fiamma olimpica che accese la passione

Se prima, infatti, all’impostata affermazione “Torino è grigia, spenta, triste” non potevano che corrispondere cenni d’assenso amareggiati ma veritieri, oggi a tutti gli scettici che ancora sostengono la piattezza esistenziale della città che ha accolto gli illustri suicidi di Cesare Pavese e Primo Levi, nonché i primi sprazzi della follia di Nietzsche, non ci si può trattenere dal replicare con convinzione: “Ma non immagini quanto sia diventata bella e viva dopo le Olimpiadi!”.

Già, anche la città del gianduiotto ha da sempre una sua grande bellezza da mostrare compiaciuta al mondo: con molto garbo e riserbo tipicamente piemontese, certo, ma con l’aggiunta, adesso, di un’acquisita sicurezza che di anno in anno le garantisce un posto fisso tra le mete italiane più all’avanguardia in fatto di iniziative in tutti i campi possibili, dalla cultura allo sport, dagli interventi a favore del cittadino all’impegno nel sociale, per non parlare poi della notevole e importantissima apertura al turismo.

Passion lives here” era la scritta che colorava ogni via torinese: una passione che ha continuato ad ardere ben oltre la conclusione di quelle due settimane infuocate del 2006.

 

Manuela Marascio

 

 

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