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Nietzsche e Torino: l’amore del filosofo per la nostra città

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Friedrich Nietzsche
Friedrich Nietzsche

Friedrich Willelm Nietzsche può essere considerato a buon diritto uno dei personaggi più illustri del diciannovesimo secolo, nonché uno dei massimi pensatori di tutti i tempi. Molti sono stati (e sono tutt’oggi) affascinati dai suoi scritti, a volte purtroppo travisati e strumentalizzati da chi bramava il potere. In queste righe però non ci occuperemo del filosofo, risultando questo un lavoro che richiederebbe molto più spazio e specifiche competenze: questa è invece sede più adatta a discutere del rapporto tra Nietzsche e Torino, andando a scavare nel profilo umano che si nasconde dietro al grande scrittore.

Fascino sabaudo: il legame tra Nietzsche e Torino suggellato dalle lettere

Nietzsche ha amato Torino.

Nonostante ci abbia vissuto per poco meno di sei mesi in tutto, egli rimase profondamente colpito dal capoluogo sabaudo, ne è la prova la corrispondenza epistolare che ha tenuto con amici e familiari; lettere in cui non manca di usare parole al miele per la nostra città, sottolineando i benefici che l’ambiente torinese recava alla sua salute e al suo lavoro.

 

nietzsche e torino mole24
Via Carlo Alberto, angolo piazza San Carlo

Trenta lire al mese era il prezzo che Nietzsche pagava per affittare un appartamento ammobiliato in via Carlo Alberto 6 da due coniugi che gestivano un’edicola nell’omonima piazza; questa fu la sua dimora nei due periodi di permanenza a Torino, dal 5 Aprile e 5 Giugno 1888 e dal 21 Settembre dello stesso anno al 9 Gennaio 1889.

Dopo soli due giorni dal suo arrivo, queste sono le parole che scriveva ad un amico riguardo la città:

 […]”città dignitosa e severa! Niente affatto grande città, niente affatto moderna come avevo temuto: ma una residenza del diciassettesimo secolo, dove su tutto era stato imposto un unico gusto, quello della Corte e della noblesse. Su ogni cosa è rimasta impressa una quiete aristocratica: non vi sono meschini sobborghi; un’unità di gusto persino nel colore (tutta la città è gialla o rosso-bruna). E’ un luogo classico anche per i piedi come per gli occhi! Che sicurezza, che pavimentazione”. […]

Niente male come prima impressione. Nietzsche è ammaliato da tutti gli aspetti di Torino, dall’architettura alla musica, dal clima al cibo. Tutti gli aspetti dell’atmosfera torinese concorrono al suo benessere, come possiamo leggere nelle successive lettere che ci portano al suo secondo periodo di permanenza, in cui non solo conferma che le impressioni avute al suo arrivo non sono state disattese affatto, ma le accresce con l’entusiasmo di scopre qualcosa che non credeva possibile. Questo è ciò che scrive alla madre il 28 Settembre:

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 “Mia cara mamma, solo una cartolina per informarTi di come va alla Tua vecchia creatura a Torino, dove è arrivata il 21 settembre. Per quanto il tempo anche qui sia incerto, la vita che trascorro ha su di me un effetto straordinariamente benefico – non ho ancora perso un solo giorno di lavoro e mi trovo incomparabilmente meglio che in Engadina. Torino è anche l’unico luogo in cui l’alimentazione corrisponda pienamente alle mie personalissime esigenze. Una scoperta davvero fortunata per me, questa Torino! – Trovandomi qui per la seconda volta, godo di un considerevole aumento di premura e di disponibilità…. E’ la prima volta da anni che in viaggio non mi ammalo. – Immerso nel lavoro. – Un abbraccio”

La sua corrispondenza è un crescendo di elogi nei confronti di Torino, tanto da riuscire quasi a fare arrossire noi che ci abitiamo e che di essa ci consideriamo parte integrante, con quella pudicizia che ci fa arrossire e volgere lo sguardo altrove quando veniamo sommersi di complimenti per qualcosa che ci appartiene. Ecco con quali parole lusinga la nostra città in una lettera che spedisce ad un amico sul finire di Ottobre:

 “Caro amico, mi sono appena guardato allo specchio – non ho mai avuto questo aspetto. Di un esemplare buon umore, ben nutrito e di dieci anni più giovane di quanto sarebbe lecito. […]Nella mia trattoria mi si servono senza dubbio i migliori bocconi che vi siano: mi vengono sempre consigliati i piatti più riusciti. Detto tra noi, finora non ho mai saputo che cosa volesse dire mangiare con appetito; come pure di che cosa avessi bisogno per sentirmi in forze. Mi trovo adesso a criticare aspramente i miei inverni trascorsi a Nizza […]. Persino come paesaggio Torino mi è più simpatica di quello stupido pezzo di Riviera calcareo e brullo, al punto che non smetto di arrabbiarmi per essermene sbarazzato così tardi. Per tacere del tipo di persone spregevoli e venali che vi si trovavano – compresi gli stranieri. Qui i giorni si susseguono con la stessa straordinaria perfezione e solarità: la splendida vegetazione arborea di un giallo sfavillante, il cielo e il grande fiume di un tenero azzurro, l’aria di una sublime purezza – un Claude Lorrain come mai mi sarei sognato di vedere. Frutti, uva della più mora dolcezza – e meno cara che a Venezia! Trovo che qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti. Il caffè nei migliori locali, un bricchetto di una bontà rara, veramente di prima qualità, come non l’avevo mai assaggiato, 20 cent. e a Torino non si lasciano mance. La mia camera, posizione di prim’ordine in centro, sole dalla mattina al pomeriggio, vista su Palazzo Carignano, sulla piazza Carlo Alberto e in lontananza sulle verdi montagne – 25 franchi al mese con servizio, compresa la pulizia degli stivali. Nella trattoria pago per ogni pasto un franco e 15, e lascio 10 centesimi in più, cosa che viene decisamente considerata un’eccezione. A questo prezzo ricevo una enorme porzione di minestra, sia asciutta che in brodo: grandissima scelta e varietà, e paste italiane tutte di prima qualità (solo qui ho cominciato a imparare le grandi differenze). Poi un eccellente pezzo di carne tenera, soprattutto arrosto di vitello, che non avevo mai mangiato da nessuna parte in questo modo, accompagnata da verdure, spinaci ecc. Tre panini, che qui sono molto gustosi, e per gli amatori i grissini, i sottilissimi bastoncini di pane che piacciono a Torino.”

In ogni lettera che scrive è un nuovo susseguirsi di elogi, a seconda dell’occasione focalizzati sulla cucina, sulla bellezza della città, sulla vita mondana e anche sui cittadini che la abitano e gli stranieri che ad un tale quadro idilliaco si adeguano. Persino l’autunno o il grigio del cielo non fanno che rendere Torino ancora più gradevole agli occhi dello scrittore, che arriva a definire la nostra Mole Antonelliana come “l’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito”.

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Purtroppo la storia di Nietzsche ha un triste epilogo, che proprio a Torino  il 3 Gennaio 1889 ebbe un crollo psicologico, preludio della malattia che lo porterà al declino prima mentale e poi fisico; ed infine alla morte nel 1900.

Una targa in via Carlo Alberto ricorda il passaggio del Filosofo nella nostra città, la città che amiamo e che lui tanto ha amato.

 

Daniele De Stefano

 

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