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Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino

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Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino
Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino

Il periodo vissuto da Nietzsche a Torino rappresenta una fase importante della sua vita: nella nostra città il filosofo ha comporto alcuni dei capisaldi della sua produzione e ha visto manifestarsi i primi segni di squilibrio che lo avrebbero portato alla pazzia definitiva.

Nasce a Rocken, ridente paesino della Germania dell’est, colui che verrà a ragione ricordato come uno dei più grandi pensatori di sempre. Vede la luce per la prima volta il 15 ottobre 1844 Friedrich Willelm Nietzsche, filosofo, poeta, compositore e filologo.

Tra le altre, vanno sicuramente menzionate opere come Al di là del bene e del male e Così parlò Zarathustra, testi intrisi di concetti come quelli del superuomo, dell’eterno ritorno e della volontà di potenza che segneranno il suo periodo letterariamente più fulgido legato ad una maturazione del suo pensiero di matrice nichilista ma che, soprattutto, verranno rivisitati (e purtroppo anche strumentalizzati) nel ‘900 dando il là alla corrente filosofica esistenzialista.

Nietzsche a Torino: l’amore per la città, la fitta produzione, la pazzia

Le due opere sopra citate vennero stese dal filosofo tedesco negli anni tra il 1883 e il 1886, ma in questa sede l’attenzione si focalizzerà prettamente sugli anni successivi, durante i quali Nietzsche trascorse nella nostra Torino un piacevole, quanto controverso, soggiorno.

Dopo avervi infatti passato la primavera del 1888 Nietzsche, piacevolmente impressionato dall’eleganza, la cultura e la cucina del nostro capoluogo decise di ritornarvi nell’inverno alla ricerca di un clima più mite di quello svizzero.

Tornò nella capitale sabauda il 21 settembre e non mancò certo di sottolineare quanto i colori dell’autunno potessero rendere Torino, se possibile, ancora più bella. Testimonianze, quelle del filosofo, raccolte e pubblicate in Lettere da Torino dalla casa editrice Adelphi dove in numerose epistole scritte alla madre e amici vari, tra i quali il dottor Franz Overbeck, Nietzsche racconta, sempre con passione ed entusiasmo quanti benefici gli stia riservando il soggiorno torinese.

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Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino

Affittato un appartamento in via Carlo Alberto 6 dai coniugi Fino, proprietari di un’edicola nell’adiacente piazza, Nietzsche vivrà un periodo di benessere e serenità che lo porterà a non perdere neanche un giorno di lavoro, scrivendo con continuità in un ambiente pronto a sostenerlo e vezzeggiarlo con lauti quanto raffinati banchetti nei vari ristoranti, bistrot e bar letterari.

Un altro aspetto che colpì moltissimo il filosofo fu la qualità della musica che ogni giorno bussava alle sue orecchie dalla Galleria Subalpina, musica che perfettamente si sposava, a detta di Nietzsche, con la straordinaria severità ed eleganza cittadina, i suoi portici, i magnifici palazzi e perfino la pavimentazione delle strade.

Come sarebbe potuto perciò non essere questo un periodo letterariamente prospero?

Vennero infatti scritti a Torino Il crepuscolo degli idoli, L’Anticristo ed Ecce Homo.

Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino
Racconto dei tanti giorni di Nietzsche a Torino

Curiosamente l’autore battezzò Ecce Homo anche la Mole Antonelliana, palazzo che lo colpì nel profondo per la sua straordinaria originalità e spinta verso il cielo. Con le parole del filosofo:

“Prima sono passato davanti alla Mole Antonelliana, l’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito in virtù della spinta verso l’alto. Stranamente, non ha ancora un nome, l’ho battezzata Ecce Homo, e mentalmente l’ho circondata di un enorme spazio libero.”

Il soggiorno però, come ormai risaputo, non finì in maniera affatto edificante: Nietzsche perse il senno il 3 gennaio 1889 quando, uscendo di casa, vide un cocchiere frustare il suo cavallo. La scena fece rabbrividire il filosofo che dopo aver abbracciato e baciato il destriero si gettò per terra inveendo e urlando. Fu il suo amico Overbeck che pochi giorni dopo lo accompagnò a Basilea dove sarebbe stato curato.

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Molteplici le lettere nelle quali si può riscontrare il disordine psichico del filosofo che si troverà a passare gli ultimi anni della sua vita accudito dalla sorella in uno stato di evidente apatia mentale, eccone un breve stralcio:

“Quest’autunno sono stato presente due volte al mio funerale, vestito il meno possibile la prima volta come conte Robilant (no, è mio figlio in quanto io sono Carlo Alberto) ma Antonelli ero io stesso, Caro signor professore, dovrebbe vedere questo edificio:dato che sono del tutto inesperto delle cose che creo, è a lei che spetta ogni critica, io le sarò grato, senza poterle permettere di trarne dei vantaggi. Noi artisti siamo restii a qualsiasi insegnamento – oggi mi sono guardato la mia operetta – genialmente moresca, e in questa occasione mi sono divertito…”

Nietzsche si spegnerà a Weimar, il 25 agosto del 1900.

 

Paolo Spano

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