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“Delitti e misteri”: il duplice omicidio di Ozzano Monferrato

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Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato
Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato

A Ozzano Monferrato, comune collinare della provincia di Alessandria sito a circa dieci chilometri da Casale Monferrato, la sera di mercoledì 17 novembre 1937 i carabinieri scoprono casualmente, in una cascina, i cadaveri dei due anziani coniugi Giuseppe Cane e Ludovica Buscaglia.

I due contadini sessantenni sono stati uccisi, forse nel sonno, con colpi di martello vibrati sulla testa, verosimilmente per rapina, poiché l’abitazione è tutta sottosopra. Si parla della scomparsa di libretti di risparmio per varie migliaia di lire e di vari oggettini preziosi.

Il duplice omicidio desta enorme scalpore e quando, al 20 novembre, si svolgono i funerali delle vittime, col figlio dei Cane, impiegato ferroviario, partecipano le autorità locali e una folla assai numerosa.

Le indagini, anche se “febbrili” – come scrivono i giornali – sono molto difficili per la mancanza di indicazioni sui colpevoli.

Si arresta, sulle prime, un nipote delle vittime, Giovanni Battista Cane, che rimane in carcere fino al 12 dicembre, quando è liberato perché il suo alibi appare ineccepibile e le indagini hanno ormai preso una diversa direzione.

Le autorità vogliono risultati per tranquillizzare la popolazione. Così viene arrestato tale Musco, noto pregiudicato casalese, e i carabinieri di Moncalvo fermano un altro pregiudicato assai sospetto.

Sono operazioni più che altro di facciata.

Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato

Già due giorni dopo il duplice omicidio, invece, la voce popolare dell’area intorno a Tortona trova il colpevole: collega la strage di Ozzano con un malfattore già residente a Tortona, Giacomo Roberto Gazzera, nato a Rivarolo Ligure (Genova) nel 1900, merciaio ambulante.

Gazzera, nel maggio del 1937, è riuscito a evadere dal carcere di Poggioreale a Napoli ed è ritornato a Tortona, dove ha una amante e alcuni complici, per ricominciare a commettere furti, più o meno clamorosi. Ha iniziato a far parlare di sé dal mese di ottobre dello stesso anno.

I giornali, pur nei consueti limiti, hanno riportato i suoi scontri coi carabinieri e le sue rocambolesche fughe, a Casale Monferrato, il 3 novembre, il giorno seguente a Castellar Ponzano nei pressi di Tortona, dove ha sparato un colpo per sfuggire alla cattura, e il 6 novembre, a Tortona dove si è dileguato nella notte dopo essere saltato da una finestra.

Il delitto di Ozzano riporta alla ribalta l’inafferrabile evaso e la popolazione, benché non sia un delinquente sanguinario, lo ritiene complice se non esecutore materiale del duplice omicidio.

Il 24 novembre, Gazzera si scontra con i carabinieri a Cervere, presso Alba, rimane ferito ad una gamba ma riesce a fuggire. È finalmente arrestato il 6 dicembre dai carabinieri in una stalla in regione Pasquana di Costigliole d’Asti.

Il 20 dicembre Gazzera è nelle carceri di Casale e si inizia a parlare di lui come dell’uccisore dei coniugi Cane: le autorità lasciano capire che la soluzione del duplice omicidio di Ozzano sia molto vicina.

Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato
Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato

In realtà, nei primi mesi del 1938, si parla di Gazzera soltanto per i molti furti che ha commesso e per i quali è processato a Casale Monferrato, a marzo, e ad Alessandria, a maggio, e dove accumula condanne ad anni di reclusione e a pene pecuniarie.

Ma i giornali non parlano della sua responsabilità nell’omicidio di Ozzano, reato

da pena capitale.

Da altre fonti, a stento, possiamo ricostruire che alcuni testimoni affermano di avere visto uscire dall’abitazione dei coniugi Cane un uomo con un cappotto grigio ed una sciarpa bianca, indumenti che Gazzera certamente indossava il giorno del delitto.

Gazzera aveva una relazione con Piera Musco, moglie del pregiudicato Musco di Casale prima ricordato, residente ad Ozzano. Piera afferma che il giorno del delitto Gazzera è stato ad Ozzano e si è fermato in casa di Musco mentre questi era al lavoro.

Angela Zoli, amica di Piera, riferisce di aver saputo che due individui – tra cui l’amante della Musco – erano giunti ad Ozzano in bicicletta ed erano poi ripartiti a piedi diretti a Lavello e a Casale Monferrato.

Gazzera nega ogni addebito e sostiene di aver trascorso l’intera giornata del 17 novembre, in compagnia di Carlo Medico, di cui prima non era mai fatta menzione.

Entra così in scena questo personaggio misterioso, Carlo Domenico Medico, nato nel 1894, senza fissa dimora, che al processo è indicato come complice di Gazzera nell’uccisione dei coniugi Cane e che resterà sempre latitante.

Da sottolineare i tempi estremamente lunghi dell’istruttoria che si prolunga fino al 1941, quando a febbraio viene celebrato il processo. Dal 10 giugno 1940 l’Italia è in guerra.

Il duplice omicidio di Ozzano Monferrato

La Corte di Assise di Casale Monferrato, dopo un processo con dodici udienze, alcune piuttosto drammatiche, il 18 febbraio 1941, ritiene Gazzera e Medico (sempre latitante) colpevoli di omicidio aggravato e di rapina aggravata e li condanna a morte.

Gazzera – che durante l’arringa di un suo difensore è scoppiato in pianto, dopo aver sempre tenuto un contegno indifferente ed a volte sprezzante – ribadisce vivacemente la sua innocenza in un ultimo colloquio con i suoi difensori.

Gazzera e Medico ricorrono in Cassazione, per mezzo dei loro avvocati difensori.

L’11 luglio 1941 la Cassazione rinvia la decisione per irregolarità procedurale. Adempiute le formalità, il ricorso è respinto dalla Cassazione, il 21 novembre 1941.

Gazzera chiede la grazia sovrana. Interpellato, il Federale di Alessandria riferisce che l’esecuzione della condanna non avrebbe prodotto alcuna impressione nel pubblico, perché Gazzera è conosciuto come delinquente abituale. I carabinieri, il Questore, il Prefetto ed il Procuratore Generale di Torino sostengono che, malgrado i gravi precedenti penali, poteva anche essere graziato, visto che il processo era indiziario e la popolazione era perplessa sulla sua colpevolezza.

Il 12 gennaio 1942, il Duce dispone che la pena di morte di Gazzera sia commutata in ergastolo. La notizia della Grazia Sovrana appare su “La Stampa” del 31 gennaio 1942.

Quelle di Giacomo Gazzera e Carlo Medico, due rapinatori pluripregiudicati,sono le ultime condanne a morte pronunciate in Piemonte secondo il codice penale del guardasigilli Rocco.

 

(Clicca qui per leggere il primo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di via Porta Palatina)

(Clicca qui per leggere il secondo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di Exilles)

(Clicca qui per leggere il terzo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’assassinio di Camandona)

(Clicca qui per leggere il quarto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia))

(Clicca qui per leggere il quinto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: La strage di Balocco (Vercelli))

(Clicca qui per leggere il sesto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’assassinio di Valfea d’Asti)

(Clicca qui per leggere il settimo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: Le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo))

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