Home Crimini&Delitti Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)

Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)

49
SHARE
Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)
Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)

Il 21 ottobre 1934, a Demonte scompare Donato Simoni, anziano agricoltore celibe e con fama di uomo danaroso, che abita nella frazione Perosa.

La rassicurante notizia della conclusione delle ricerche, con il ritrovamento del corpo e l’arresto dei colpevoli, giunge soltanto nell’anno successivo, all’inizio di dicembre, dopo indagini che le cronache giornalistiche coeve lasciano un po’ in ombra.

Quelli che “La Stampa” definirà “I feroci assassini di Demonte” sono i componenti di una famiglia di compaesani di Simoni, la famiglia Melchio- Giordano, che comprende soprattutto femmine, di varia età, che feroci e spietate lo sono sicuramente.

Tutto è iniziato quando i coniugi Giovanni Giordano, di 34 anni, e Agnese Melchio, di 25 anni, che vivevano a San Remo, si sono ridotti in precarie condizioni economiche, dopo una serie di speculazioni sbagliate. Per risollevarsi, hanno invano tentato la fortuna al Casino di San Remo.

Hanno infine deciso di tornare a Demonte, loro località d’origine: Agnese ha impegnato per 180 lire l’anello matrimoniale ed altri preziosi, per sopperire alle spese del viaggio. A Demonte, i coniugi Giordano sono andati ad abitare a casa della madre di Agnese, Maria Biancotto, vedova Melchio, di 54 anni.

Maria Biancotto, vedova con altre giovani figlie – Elisabetta Petronilla, di 16 anni, e Severina ancora bambina – era da lungo tempo in buoni rapporti con il facoltoso Donato Simoni (si dirà che fosse il vero padre di Agnese!) e sperava che la sposasse.

Simoni però aveva rivolto le sue attenzioni matrimoniali ad un’altra donna, per cui la Biancotto, delusa, era in preda a gelosia e rancore. Così tentava di sapere da Simoni a quanto ammontasse il suo patrimonio e dove lo nascondesse.

Simoni possedeva titoli per un valore di più di 50 mila lire: Agnese ed Elisabetta hanno tentato di portarglieli via, senza però riuscirvi.

Correlato:  Clan dei catanesi, la Mafia in Piemonte - Parte 2

La diaboliche donne Melchio hanno allora deciso di sopprimerlo, per potersi impossessare dei suoi averi.

Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)

Il loro piano viene rivelato dalla confessione di Giovanni Giordano il quale riferisce di essersi deciso ad uccidere Simoni per derubarlo perché continuamente istigato dalla suocera e dalla moglie.

La sera del 21 ottobre 1934, Simoni si è recato in visita alla famiglia Melchio- Giordano: Agnese lo ha fatto accomodare su una sedia e si è seduta vicino a lui, avviando una vivace conversazione, affinché non si accorgesse di quanto avveniva alle sue spalle. Giordano doveva infatti colpire Simoni alla testa con un palanchino però ha sentito improvvisamente, forse per l’emozione, la necessità di soddisfare un bisogno corporale. Si è assentato per breve tempo e quando è ritornato, incoraggiato da uno sguardo imperioso della moglie, ha preso la sbarra di ferro e ha colpito al capo il povero Simoni, subito caduto a terra, ed ha continuato a tempestarlo di colpi.

Simoni era morto istantaneamente per le gravi lesioni cerebrali. I coniugi Giordano hanno avvolto il cadavere in una coperta di lana, e lo hanno deposto provvisoriamente dietro una mangiatoia. Sono andati poi a casa di Simoni, dove hanno preso i soldi, i titoli ed altri oggetti di valore.

Per sbarazzarsi del cadavere, lo hanno cosparso di petrolio e bruciato, con la

complicità di Giuseppe Molineri, di 48 anni, residente a Demonte, in stretti rapporti di amicizia con la Biancotto, e di Spirito Diafoldo, di 39 anni, di Monterosso. I resti semicarbonizzati sono stati sepolti in un campo, poi trasportati in un orto ed infine in un altro campo di proprietà di Maria Biancotto, dove sono stati ritrovati nel dicembre del 1935.

Correlato:  Emigranti, quando ad andar via erano i piemontesi

Il clamoroso processo alla Corte di Assise di Cuneo inizia il 20 gennaio 1937.

Fa notizia, sia pure nei limiti della censura dell’epoca, tanto più che Agnese, poco prima dell’inizio del processo, ha partorito in carcere una figlia, Pierangela.

Al processo, Giordano conferma la sua confessione e sostiene di aver ucciso per istigazione della suocera e della moglie che, invece, non confessano, accusano Giordano e si scambiano feroci accuse reciproche.

Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)
Delitti e Misteri: le diaboliche assassine di Demonte (Cuneo)

Il 27 gennaio gli avvocati difensori di Agnese e Giordano chiedono e ottengono una perizia psichiatrica, affidata al professor Carlo Goria. Il dibattimento è sospeso fino al 18 febbraio, quando il perito Goria sostiene che Giordano, al momento del delitto, per un complesso di circostanze, era in condizioni di mente tali da diminuire grandemente la sua capacità di volere. Agnese, sempre secondo Goria, non ha alcuna infermità mentale e il suo carattere è definito di “estrema scaltrezza”.

La Pubblica Accusa e la Corte di Assise di Cuneo si conformano a questa perizia: il 23 febbraio 1937, dopo una lunga camera di consiglio che dalle 15,30 si è prolungata fino alle 23,15, le due donne sono condannate a morte, mentre Giordano, cui è riconosciuto un vizio parziale di mente, a 30 anni di reclusione, per a) omicidio aggravato di Donato Simoni; b) furto di titoli al portatore per complessive Lire 43.000 e di altri oggetti; c) soppressione di cadavere.

È la prima condanna a morte di donne pronunciata da un tribunale italiano.

La Corte di Cassazione, il 10 dicembre 1937, respinge il ricorso delle due donne, che tuttavia non sono giustiziate perché interviene la grazia sovrana che commuta la pena nell’ergastolo.

Correlato:  1994 San Salvario: riti “voodoo” in via Argentero?

La notizia della grazia compare in prima pagina su “Stampa Sera” del 28-29 dicembre 1937, affiancata all’annuncio della morte del compositore francese Maurice Ravel, autore di “Bolero”, avvenuta a Parigi il 28 dicembre nella clinica dove era stato sottoposto ad una difficile intervento chirurgico alla testa.

Nel 1955, Agnese Melchio chiede la grazia al Presidente della Repubblica, prima a Luigi Einaudi poi al neoeletto Giovanni Gronchi.

A detta degli anziani di Demonte, ad Agnese la grazia è stata concessa, ma lei non è mai ritornata in paese.

Si ringrazia Walter Cesana, Mauro Fantino e Marita Rosa per aver validamente collaborato a questa ricerca.

(Clicca qui per leggere il primo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di via Porta Palatina)

(Clicca qui per leggere il secondo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di Exilles)

(Clicca qui per leggere il terzo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’assassinio di Camandona)

(Clicca qui per leggere il quarto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia))

(Clicca qui per leggere il quinto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: La strage di Balocco (Vercelli))

(Clicca qui per leggere il sesto appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’assassinio di Valfea d’Asti)

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here