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Vagamondo: il giro del mondo senza aerei. Quando il viaggio comincia da dentro

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Vagamondo: il giro del mondo senza aerei. Quando il viaggio comincia da dentro
Vagamondo: il giro del mondo senza aerei. Quando il viaggio comincia da dentro

Girare il mondo senza usare aerei, in completa autonomia e libertà: il torinese Carlo Taglia ha fatto sì che questo sogno diventasse realtà.

Lui, il suo zaino e la sua voglia di vedere ed esplorare, il viaggio come urgenza, non per scappare ma per ritrovarsi. Un racconto che riassume il suo cammino durato 528 giorni e che, come lui stesso dice in questa intervista, gli ha cambiato la vita.

Come hai deciso di fare questo viaggio? Un sogno da bambino o un evento che ti ha fatto maturare questa scelta?

< Dopo vari anni di viaggio e lavoro tra Spagna, Australia e Pakistan, ho provato ad adattarmi ad una vita schematica da ufficio, in Italia, per tre anni; ero nel pieno della mia giovinezza e, a 26 anni, sentivo che stavo sprecando gli anni migliori, non ero soddisfatto della mia vita.
Sentivo il tempo sfuggirmi via, non ne avevo mai per dedicarmi a ciò che volevo veramente, avevo troppi “tarli” nella testa che mi tormentavano, così ho dovuto ascoltarli per affrontarli una volta per tutte. Avevo già provato lo straordinario stato mentale che ti dona il viaggio, così decisi di affrontare un’esperienza più complicata del solito, proprio perché, in passato, avevo compreso che le esperienze più dure mi facevano crescere e imparare. Non è qualcosa che deriva dall’infanzia, ma più dalla fine adolescenza: Dopo aver letto Shantaram, decisi che avrei voluto vivere una vita intensa per il mondo e scrivere un libro. Sono i libri ad avermi ispirato, così come ora io cerco di fare con il mio>.

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Come ti sei organizzato economicamente?

< Dopo una buona liquidazione dal lavoro d’impiegato durata tre anni, grazie ad internet ho gestito due lavori per tutta la durata del viaggio; inoltre, scrivevo per un sito web sulla situazione ecosostenibile dei paesi che visitavo. Durante questa esperienza, ho lavorato su una barca in cambio di un passaggio e in un ostello in Argentina. Viaggiando in maniera decisamente economica, sono riuscito a guadagnare più di quello che ho speso: sia chiaro, viaggiare non vuol dire per forza non lavorare, ci vogliono molti più soldi per vivere in Italia che in paesi del terzo mondo, dove la vita costa, in certi casi, un quinto che da noi. Creandosi dei guadagni dall’Italia, si vive anche con un part time in altre realtà >.

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Come hai selezionato i paesi in cui sei stato?

< In base alle possibilità che avevo strada facendo, sono partito che non sapevo si potesse fare. Non ero sicuro di trovare la via o i mezzi, ma informandomi lungo la strada, ho trovato un cammino che si è costruito da solo, giorno per giorno; ho attraversato 24 paesi in 18 mesi e sono molti, culture così diverse dalla nostra vanno conosciute con calma, non semplicemente piantare bandierine e scappare. In questo modo ho ancora altri luoghi da visitare per esperienze future>.

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Quale fra tutti i luoghi che hai visitato ti ha colpito particolarmente e, perché?

<Quello che mi ha colpito maggiormente è stato sicuramente l’India: l’ho trovato il paese più estremo, nel bene e nel male, quell’antica e millenaria cultura ha cambiato la mia percezione della vita e del mondo. Ci sono alcune cose che accadono soltanto lì ed il viaggio diventa pura magia: a volte è travolgente, scatena in te tante intense reazioni opposte. Da quella cultura ho imparato tanto sull’umanità e non solo, ho appreso un approccio più olistico e sano alla vita, cambiando alcune mie abitudini quotidiane. Sono così innamorato dell’India, che ora mi trovo anche a studiare sanscrito. L’india è una scuola di vita, se ti adatti a lei, ti adatti a tutto>.

Quali mezzi di trasporto hai utilizzato? Dove e come hai vissuto?

<Ho viaggiato su pullman, treni, in autostop o barcastop, traghetti, mercantili, ho dormito soprattutto negli ostelli ma spesso anche sui bus, nei viaggi notturni o alla stazione; Ho passato certe notti anche per strada, nei parchi o nelle chiese, quando non trovavo altra soluzione ed in molte occasioni ospite a casa di persone del luogo o in tenda, durante i trekking sulle Ande o l’Himalaya>.

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Come hanno reagito a questa decisione le persone che ti stanno vicino?

<Sono sempre stato una persona molto indipendente, nessuno si intromette molto nelle mie decisioni, però tutti quelli che mi conoscono meglio sanno quanto mi abbia fatto bene viaggiare. Il viaggio è stato la medicina della mia anima, mi ha curato da un forte malessere autodistruttivo esploso nell’adolescenza; quindi chi mi ama sa che quella è la mia vita e tutti lo hanno accettato da anni>.

Cosa hai portato con te?

<Ho portato con me soltanto il sorriso ed il rispetto. Tutto il resto era superfluo>.

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Cosa ti è mancato dell’Italia e cosa no?

<Naturalmente, ciò che mi è mancato di più sono il cibo ed il vino, mentre ciò che mi è mancato meno non saprei dirlo perché, sinceramente, in Italia ce la passiamo molto bene rispetto a tanti altri paesi del mondo>.

Come è cambiata la tua vita dopo questo viaggio?

<E’ cambiata in meglio, perché mi porto dietro una grande ricchezza di esperienze, tanti stupendi ricordi che spesso mi fanno sorridere e non ho ancoro finito di metabolizzare quei mesi straordinari, sono cresciuto molto e ho dentro di me tutta la bellezza che ho visto nel mondo e nell’uomo; Soprattutto, mi ha dato una forte consapevolezza di me stesso e del mondo in cui viviamo>.

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Progetti per il futuro?

<Vorrei continuare a scrivere dei miei viaggi; dopo aver autopubblicato Vagamondo, il reportage del mio giro del mondo, sto vivendo un momento di grazia: nelle ultime due settimane ho venduto circa 1000 copie e sono tra i bestseller in Italia, davanti a grandi case editrici che hanno bussato alla mia porta. In questo momento sto prendendo decisioni professionali molto importanti, sto scrivendo un altro libro e traducendo il primo: entro l’autunno del prossimo anno vorrei iniziare una nuova avventura da raccontare. Insomma continuare su questa strada>.

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Questa intervista e Carlo, sono la dimostrazione che, se si desidera qualcosa bisogna uscire di casa ed andare a cercarla, a costo di arrivare a piedi fino all’altro capo del mondo, senza smettere di crederci mai.

 

Francesco Esposito

 

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