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Il poeta di Porta Pila, in ricordo di Gipo Farassino

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Il poeta di Porta Pila, in ricordo di Gipo Farassino
Il poeta di Porta Pila, in ricordo di Gipo Farassino

“Ël 6 ëd via Coni, l’é na cà veja che gnanca na volta, l’era nen bela”; così comincia una delle canzoni più conosciute di Gipo Farassino, nei pressi di Porta Palazzo, dove tutto ebbe inizio.

Uno dei più importanti esponenti del cantautorato piemontese, nasce a Torino nel Marzo del 1934, in uno dei quartieri più poveri della città, ma sarà proprio questa condizione a diventare la sua fortuna, ad essere protagonista delle sue canzoni sia in dialetto che in italiano.

Durante la sua carriera, cominciata nel 1961, ha pubblicato 30 album in cui si alternano brani caratterizzati da una tagliente ironia, ad altri socialmente impegnati come “Senza Frontiere”, in cui critica fortemente la guerra in Vietnam e nel Biafra e che, proprio per il suo testo giudicato non adatto al pubblico, fu respinta dalla commissione del Festival di Sanremo del 1970.

Il poeta di Porta Pila, in ricordo di Gipo Farassino
Il poeta di Porta Pila, in ricordo di Gipo Farassino

Di quegli anni è anche la sua storica amicizia con Fabrizio De Andrè con cui condivise poesia ed eccessi, e con cui era solito passare le serate dopo i concerti, bevendo e cantando.

Ha attraversato i momenti più difficili della storia del nostro paese, le contestazioni del ‘68, quelli bui all’inizio degli anni ’80, sapendo raccontare con un sorriso dolce-amaro ciò che stava succedendo nella sua città di operai, di quelli che avevano il Sangone come unico mare e che sognavano il riscatto dalla loro condizione.

Dal 1987 al 1994 è stato segretario della Lega Nord Piemont, entrando successivamente nel Parlamento Europeo, ma nel 2005, dopo la morte della figlia, decide di tornare al suo primo amore, la musica .

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Vogliamo ricordarlo, in questo momento in cui una frase di un suo libro del 2007 ci ricorda che per quanto difficile, la vita valga sempre la pena di essere vissuta, anche con quel sorriso nel pianto che abitava le sue canzoni, perché “La vita è un viaggio obbligato.  C’è chi il viaggio lo paga per intero, chi lo paga a tariffa ridotta, chi non lo paga affatto e chi lo paga anche per gli altri”.

 

Francesco Esposito

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