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Dal Monferrato a Betlemme: il viaggio di Gelindo nel presepe

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Dal Monferrato a Betlemme: il viaggio di Gelindo nel presepe
Dal Monferrato a Betlemme: il viaggio di Gelindo nel presepe

La tradizione vuole che fu il primo ad arrivare alla mangiatoia in quella notte con una sola stella nel cielo. Arrivò in testa a tutti coloro che stavano giungendo ad adorare Gesù bambino, con la sua zampogna ed il suo agnello sulle spalle.

Si chiamava Gelindo, di mestiere faceva il pastore, ed era piemontese; è presente in tutti i presepi d’Italia, ma in pochi conoscono la sua storia: Si dice fosse di origine monferrina e che, come Giuseppe e Maria, fosse partito per il censimento voluto da Augusto e che abbia aiutato la giovane coppia nella ricerca di un posto dove passare la notte al caldo, date le condizioni della donna.

Non una statuina come le altre, non un personaggio confuso tra gli altri pastori ed immerso nel muschio e tra le pecorelle, ma il protagonista di una parte della tradizione della nostra regione che insegna la generosità e la fratellanza, portatore di doni, un Babbo Natale pre-cristiano.

Un uomo burbero, che partí da casa, ritornando di continuo a prendere qualcosa che aveva dimenticato o per fare qualche raccomandazione alla moglie, rimandando la partenza per quel lungo viaggio.

Da Monferrato a Betlemme: il viaggio di Gelindo nel presepe
Da Monferrato a Betlemme: il viaggio di Gelindo nel presepe

La piva sotto braccio, il cappello in testa, il gilet ed i pantaloni alla zuava, al ginocchio, così la tradizione natalizia piemontese entra nelle Scritture, si intreccia e mischia il mito alla religione, il cielo con la terra, nella persona di quel vecchio pastore che porta un po’ di Piemonte in tutte le case, persino nella capanna di Betlemme.

Qualcuno si sarà chiesto perché in questi giorni, per le strade di Torino, qualcuno dica: “e-i ruva Gelindo!” per indicare che il Natale si avvicina o, qualche volta si sarà sentito apostrofare: “ët sâi an Gelindo”, un bonario, un semplicione, da coloro che sanno bene chi sia quell’omino con l’agnello sulle spalle.

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Quindi, l’8 Dicembre ci sarà una statuina con un posto speciale davanti alla mangiatoia in ricordo di quell’uomo e di quella notte in cui il mondo cominciò a cambiare e, chissà, che forse fu il primo ad accorgersene.

 

Francesco Esposito

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