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“Delitti & Misteri”: l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)

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"Delitti & Misteri": l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)

Nel 1937, Isola di Vocca, al tempo frazione di Varallo Sesia, da tempo nota per le cartoline che raffigurano l’attraversamento del fiume Sesia effettuato mediante una sorta di teleferica a cui si appendono gli abitanti del luogo, ha un momento di celebrità per il brutale assassinio dell’anziana Maria Gagliardini vedova Maioli che, il 4 agosto, viene trovata strangolata nella sua abitazione.

Nel 1937, anno XV dell’Era Fascista, le notizie più cruente della cronaca nera non devono trovare troppo spazio sui giornali ed ecco come “La Stampa” del 5 agosto 1937, sotto il titolo a una colonna “Uccide una vecchia che lo sorprende a rubare”, racconta questo episodio ai suoi lettori:

«Varallo, 4 [agosto] notte.

Certa Maria Gagliardini di anni 85, residente in frazione Vocca della nostra città, è stata rinvenuta stamattina strangolata nella propria abitazione. I carabinieri hanno svolto laboriose indagini, in seguito alle quali hanno tratto in arresto il pregiudicato Carlo Folghera fu Gaudenzio, di anni 37, manovale, di Varallo, che ha confessato di avere commesso l’orribile delitto perché dalla vecchia sorpreso a rubare in casa sua. La refurtiva comprendente tre libretti postali per il valore di lire 12.000 e titoli al portatore per mille lire, nonché un orologio d’argento, è stata sequestrata».

"Delitti & Misteri": l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)
“Delitti & Misteri”: l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)

 

Lettore, non stupirti se il cronista usa il termine “vecchia” per definire la donna uccisa! Nel 1937 non si utilizza ancora quel linguaggio politically correct che chiama il sordo “audioleso” e lo spazzino “operatore ecologico”.

La nostra ricostruzione dell’omicidio di Vocca ci fa anticipare ulteriori particolari che soltanto l’anno successivo, in concomitanza col processo, verranno a conoscenza dei lettori e che ampliano il quadro, già abbastanza squallido e turpe, del crimine di Folghera.

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Le indagini dei carabinieri sono state fulminee: subito dopo il delitto hanno arrestato il colpevole, Carlo Folghera, nato a Varallo il 2 agosto 1901, e pregiudicato perché già condannato sei volte per furto.

Il suo comportamento è stato dissennato: è stato notato più volte mentre si aggirava intorno all’abitazione di Maria Gagliardini che conosceva come donna danarosa, anche perché lo aveva beneficato per molti anni e il mattino del 3 agosto 1937 si è fatto trasportare a Vocca da un amico in motocicletta.

Non ha pensato di nascondersi, lui che era la prima persona di cui i carabinieri avrebbero sospettato, ed è stato arrestato a casa sua mentre dormiva tranquillamente e tutto quello che aveva rubato è stato ritrovato.

Nel primo interrogatorio, Folghera confessa ai carabinieri di aver commesso l’omicidio perché la donna, che lui riteneva assente, lo aveva sorpreso a rubare. Quando era entrato nella sua camera, l’aveva trovava a letto, lei spaventata si era messa a gridare per chiedere aiuto. Allora Folghera l’aveva ripetutamente presa a pugni, causandole gravi lesioni, poi l’aveva afferrata alla gola e strangolata. Aveva preso un orologio ed un tavolino – nel cui cassetto si trovavano i tre libretti postali e la cartella di rendita – se lo era caricato in spalla per poi abbandonarlo nel greto di un torrente. Dopo l’omicidio era andato all’osteria poi era tornato a casa sua, dove aveva messo la refurtiva in un sacco, senza nasconderla, e si era messo a dormire.

"Delitti & Misteri": l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)
“Delitti & Misteri”: l’omicidio di Vocca (Varallo Sesia)

Successivamente Folghera modifica questa versione, per diminuire la sua responsabilità. Dice di aver dato alla sua vittima soltanto uno spintone, per farla cadere sul letto, di non aver avuto affatto l’intenzione di ucciderla e di non ricordarsi più di nulla.

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Emerge però il suo carattere violento e spietato: risulta che minacciava di uccidere la moglie e i bambini e che ha fatto il gradasso con due compagni di cella, dicendo che aveva ancora il tempo di uccidere sette od otto persone, e li ha minacciati di far fare loro «la fine della vecchia».

Il breve processo è celebrato alla Corte d’Assise di Novara che, il 5 maggio 1938, condanna a morte Folghera come responsabile di omicidio aggravato e di rapina aggravata.

Ne “La Stampa” del 6 maggio la notizia della condanna capitale è affiancata all’annuncio che la compagnia di Gilberto Govi rappresenta al Teatro Alfieri di Torino la commedia “I maneggi per maritare una figlia” di Nicola Bacigalupo.

È inutile il ricorso di Folghera in Cassazione che, il 22 luglio 1938, respinge il suo ricorso.

Tutte le autorità interpellate per la concessione della Grazia Sovrana esprimono parere contrario: Folghera risulta un soggetto «temutissimo in Val di Sesia, ozioso e scioperato, sfruttatore della giovane moglie che induceva alla prostituzione clandestina, violento, prepotente, capace di qualsiasi nefasta azione».

Il 28 luglio, il Duce nega la concessione della sovrana clemenza.

Carlo Folghera viene fucilato al Tiro a Segno di Novara, la mattina del 2 agosto 1938, giorno del suo compleanno.

(Clicca qui per leggere il primo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di via Porta Palatina)

(Clicca qui per leggere il secondo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di Exilles)

(Clicca qui per leggere il terzo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: l’assassinio di Camandona)

G. T.

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