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Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi

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Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi
Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi

Quando, passeggiando per le nostre vie del centro, ci imbattiamo in Via XX Settembre non possiamo non notarlo, la sua facciata a tagliata diagonale è caratteristica, bella ed unica in tutta la città: stiamo parlando del Palazzo Trucchi Levaldigi.

Costruito tra il 1673 e il 1677 su commissione del conte Battista Trucchi di Levaldigi, nonché ministro delle finanze, su una sezione del convento agostiniano di San Carlo, è sin da subito un capolavoro dell’ architettura.

Amedeo di Castellamonte, architetto dedito alla progettazione della residenza, fa della strana posizione la caratteristica principe dell’ edificio.

Lo stile architettonico riprende quello della vicina Piazza San Carlo e con la particolarità di avere un portone unico ad intaglio molto lavorato, detto anche “Il portone del diavolo” poichè contenente un intarsio raffigurante la faccia di satana con corna e bocca contente due serpenti.

Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi
Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi

 

Ad alimentare questo particolare appellativo alcuni misteriosi fatti di cronaca accaduti all’ interno del palazzo: come la sparizione del Maggiore Du Perril, nel 1817 o la morte della ballerina Emma Cochet nel 1790.

L’ interno della palazzina, che dal 1939 ospita la base regionale della Banca BNL, ha subito molte variazioni nel corso dei secoli e alcune di esse, ad esempio quelle avvenute alla fine degli anni 20, sono state molto significative lasciando poca traccia del progetto iniziale di Amedeo di Castellamonte.

Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi
Nuova vita per il palazzo Trucchi di Levaldigi

 

Gli allestimenti interni del palazzo sono stati di nuovo protagonisti fino a pochi giorni fa quando è terminato l’ ultimo restauro compiuto dallo studio dell’ architetto Vittorio Grassi (che compie lavori di valorizzazione in tutta Italia, ma anche nel mondo, in paesi come Stati Uniti, Russia o Svizzera).

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Lo scopo dei lavori è stata quello di creare un nuovo ambiente, di concezione moderna, più adatto ai lavoratori di una banca ma, allo stesso tempo, instaurare uno spazio  che potesse comunicare con la città che gli sta intorno: a questa duplice funzione servono le grandi vetrate presenti al piano terra che dotano l’ interno della luce naturale ma allo stesso tempo creano un rapporto con i clienti e passanti che, già avvicinandosi alla banca, creano un rapporto diretto con gli impiegati che lavorano all’ interno.

Tecnologia, ottimizzazione degli spazi, materie prime robuste e di qualità completano il lavoro che tele-trasporta un palazzo pieno di storia cittadina direttamente nel nuovo millennio.

 

Alessandro Rigitano

 

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