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Asti: “Dal nostro inviato al fronte: 100 anni di guerre nei reportage dei cronisti de La Stampa”

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Mostra "Dal nostro inviato al fronte"

Niente può immortalare in un solo istante un avvenimento più di una foto. Sembra questo il paradosso che la mostra fotografica “Dal nostro inviato al fronte: 100 anni di guerre nei reportage dei cronisti de La Stampa”, rende palese dopo nemmeno pochi minuti. È un forte controsenso, forse soggettivo; la mostra l’ho vista, l’ho mangiata oserei dire.

Ma se si deve parlare di soggettività, l’idea di un’immagine come aspirazione massima nella stesura di un articolo, l’ho trovato anche uno sprono a diventare cronisti migliori, un richiamo all’essere giornalista prima di politologo, opinionista, stregone o visionario.

Forse il trucco è quello, scrivere non per far leggere, bensì per far vedere, tutto lì.

Mostra "Dal nostro inviato al fronte"
Mostra “Dal nostro inviato al fronte”

La mostra che sarà in esposizione fino al 6 dicembre a Palazzo Mazzetti ad Asti, svela, come da titolo, i principali teatri di guerra raccontati dai cronisti de La stampa. Si inizia con le guerre libiche del 1911 passando per i conflitti mondiali fino agli ultimi tumulti del Califfato. Le penne sono quelle di grandi nomi del giornalismo come Giovanni Artieri, Sandro Sandri e molti altri che dal Vietnam o dalla Spagna o dal confine russo hanno immortalato ogni evento con lo zelo del vero Cronista che vuole portare alla luce i fatti; si richiamano anche nomi di giornalisti odierni come Massimo Gramellini, Mario Calabresi e Domenico Quirico.

Sembra un assurdo, poco fa parlavo di come le immagini riescano a fare le scarpe ad un buon articolo, e ciò è innegabile. I video dei bombardamenti notturni in Iraq girati nel 2003, visti agli infrarossi, sono qualcosa che chi non vede non s’immagina, nemmeno se a scriverlo è il cronista più bravo sulla faccia della Terra. Sentire come sottofondo i colpi di una mitragliatrice che spara all’impazzata e che non si capisce da dove vengano, mentre lo schermo mostra alcuni soldati asiatici dietro muretti bianchi intenti nel trasporto di un ferito, dona una malsana adrenalina che ti porta lì, esattamente nei posti dove il giornalista ha fatto quelle riprese.

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Mostra "Dal nostro inviato al fronte"
Mostra “Dal nostro inviato al fronte”

La mostra è un inno al mestiere del giornalista, meno fotografica di quanto mi aspettavo, certamente istruttiva. Non mancano articoli sulla crisi di Suez del ’56 o sull’attacco alle torri gemelle del 2001 e nemmeno quell’articolo dove Domenico Quirico buttato fra altri 112 naufraghi è tornato alle paure primigenie dell’uomo, come l’acqua ed il vento, che nel caldo delle quattro mura si dimentica, ma che un barcone che piglia acqua e si ferma nel mare di notte fa subito tornare alla mente.

È sicuramente una mostra che non bisogna perdere, sia per i curiosi che per gli aspiranti cronisti, ci sarà modo di osservare i primi rudimentali strumenti tecnologici come macchine da scrivere grandi quando un fornetto elettrico dei giorni nostri, ahimè scalpello e tavolette d’argilla non c’erano, e sarà possibile anche consultare vecchie edizioni de La Stampa che tutto sommato sembrano scritte nei nostri giorni (vedi foto sopra).

(L’ingresso costa € 5,00 e l’apertura è dalle 10,30 alle 18,30 da martedì a domenica. Andateci.

@Damiano Grilli

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