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“Delitti & Misteri in Piemonte”: l’assassinio di Camandona

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"Delitti & Misteri in Piemonte": l'assassinio di Camandona

Nella borgata Guelpa di Camandona, piccolo comune del Biellese, nella notte dell’11 maggio 1933 un incendio distrugge il locale dove lo stimato ragioniere Vittorio Longo di Biella parcheggiava la sua automobile.

Domato l’incendio, viene trovato un cadavere carbonizzato: tutti pensano che il ragioniere stesse eseguendo qualche lavoretto di manutenzione alla sua macchina e che una scintilla del saldatore abbia dato fuoco alla benzina, provocandone la morte.

Dopo il funerale e la sepoltura del corpo nel locale cimitero si scopre, però, che l’incendio non è stato un incidente ma faceva parte di un piano criminale ideato dallo stesso ragioniere Longo, che non è affatto morto.

Longo, oberato di debiti, aveva deciso di simulare la sua morte per un incidente, in moda da truffare le varie compagnie di assicurazione con cui aveva stipulato ingenti polizze sulla sua vita.

Il suo piano prevedeva di far trovare nell’autorimessa un cadavere irriconoscibile. Aveva trovato il soggetto adatto nel vecchio Ferdinando Frigeni, già operaio tessile, che si era ridotto a fare il mendicante e frequentava la fabbrica Strocca di Biella, dove Longo lavorava come impiegato.

"Delitti & Misteri in Piemonte": l'assassinio di Camandona
“Delitti & Misteri in Piemonte”: l’assassinio di Camandona

La sera dell’11 maggio 1933, Longo aveva caricato Frigeni sulla sua auto dicendogli che lo portava a Camandona per un lavoretto. Durante il viaggio, lo aveva stordito, era entrato con la macchina nella rimessa di Guelpa, aveva scaricato il corpo di Frigeni e l’aveva lasciato, esanime o ucciso, vicino all’auto. Poi era uscito, per farsi vedere da varie persone.

Nella notte, Longo aveva appiccato l’incendio alla rimessa. Verso l’una di notte era stato dato l’allarme e nessuno aveva dubitato che il cadavere di Frigeni – irriconoscibile perché carbonizzato dalle fiamme – fosse quello del ragioniere.

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A far fallire il piano criminale di Longo è stata l’onestà dei suoi parenti di Genova: quando Longo si è presentato da loro, chiedendo di riscuotere i premi delle assicurazioni, questi lo hanno invece obbligato a costituirsi, il 18 maggio 1933.

Per tutta l’estate, ogni giorno il delitto di Camandona trova un suo spazio, sia pure contenuto, sui giornali, dove sono illustrati i progressi delle indagini, in primo luogo la laboriosa identificazione di Frigeni.

La trama viene chiarita nelle sue linee essenziali ma non in tutti i particolari, malgrado l’intervento qualificato del professor Giorgio Canuto (Torino, 1897-1960), insigne docente universitario di Medicina legale a Torino.

"Delitti & Misteri in Piemonte": l'assassinio di Camandona
“Delitti & Misteri in Piemonte”: l’assassinio di Camandona

Fin da quando si è costituito, Longo nega ogni responsabilità e racconta una sua versione dei fatti che lo scagiona dai reati più gravi: aveva investito il mendicante con l’auto e, preoccupato per la sua responsabilità penale, ne aveva portato il cadavere nell’autorimessa. Qui, mentre cercava di riavvitare il tubo di scappamento, il serbatoio della benzina era scoppiato, provocando l’incendio. Istupidito dal terrore, era fuggito, raggiungendo Biella a piedi e di qui era partito col treno per Genova dove, dai giornali era venuto a sapere, con grande sorpresa, che il cadavere trovato nella rimessa era stato scambiato per il suo.

L’iter processuale di Longo è lungo e complesso.

È condannato a morte dalla Corte d’Assise di Novara il 22 giugno 1934 ma, il 29 settembre dello stesso anno, ottiene dalla Corte di Cassazione un parziale annullamento di questa sentenza perché i giudici di Novara non hanno ben

motivato le circostanze aggravanti (che comportano la pena di morte).

La Corte d’assise di Torino deve dare un nuovo giudizio per accertare queste aggravanti. Longo viene condannato a morte per la seconda volta, il 15 aprile 1935, per l’aggravante del fine di truffa.

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L’onorevole Filippo Ungaro, suo avvocato difensore, ricorre in Cassazione per escludere questa aggravante ma, il 25 luglio 1935, questo ricorso è respinto.

Resta la Grazia Sovrana.

"Delitti & Misteri in Piemonte": l'assassinio di Camandona
“Delitti & Misteri in Piemonte”: l’assassinio di Camandona

Il Procuratore Generale di Torino e il prefetto di Vercelli (provincia dove è stato commesso il delitto) sono favorevoli. È invece severo il giudizio del ministro guardasigilli Arrigo Solmi (Finale Emilia, 1873 – Roma, 1944).

Solmi, nella relazione conclusiva, asserisce che: «…anche alla distanza di oltre due anni, sottoposto al vaglio più sereno e minuzioso, il delitto si presenta gravissimo come la tipica espressione di una delinquenza esplicatasi con atroce freddezza, con calcolo minuzioso in ogni particolare, con premeditata scelta della vittima nella persona di un disgraziato della vita, vecchio mendicante senza famiglia, la cui scomparsa doveva più facilmente passare inosservata e servire da strumento all’ingordigia insana di chi voleva, ad ogni costo, conseguire un illecito profitto».

La Grazia Sovrana non viene concessa e Longo viene fucilato alle basse di Stura di Torino, il 7 agosto 1935.

Questa vicenda ha come protagonista un criminale che appare adeguato ai tempi nuovi, che si è ispirato alla trama di un romanzo poliziesco.

Nello stesso periodo, in Piemonte troviamo anche criminali sanguinari, come nel caso del delitto di Exilles.

(Clicca qui per leggere il secondo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di Exilles)

(Clicca qui per leggere il primo appuntamento della Rubrica Delitti & Misteri: il delitto di via Porta Palatina)

G. T.

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