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A Bergamo il Toro si toglie un peso

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A Bergamo il Toro si toglie un peso
A Bergamo il Toro si toglie un peso

Pesi. Sul petto, sullo stomaco, sulla schiena. Pesi che ti impediscono di vivere, di crescere di volare.

Ci sono nella vita, ci sono nello sport. E il Toro che arriva a Bergamo ne ha uno enorme: non vince da fine settembre, ha progressivamente perso posizioni in classifica dopo un avvio clamoroso, ha una marea di rimpianti.

Per gli infortuni a ripetizione, per i punti buttati in modo atroce nonostante gare ben giocate, per un potenziale che rischia di diventare un doloroso “vorrei, ma non posso”.

E allora Bergamo, come detto dopo l’Inter, può e deve diventare la gara che trasforma il luogo comune “Oggi comincia il nostro campionato” in realtà: l’Atalanta è avversario impegnativo, che in casa non ha mai perso, ma, al tempo stesso, è alla portata.

E’ quello che ci vuole. Un peso enorme lo porta anche Belotti: il peso dell’attesa su di lui, il peso della valutazione di mercato, il peso di quel dannato gol che non arriva.

Un peso che schiaccia, che ti fa passare fra le gambe un pallone solo da spingere in rete che Bruno Peres ti regala dopo pochi minuti.

A Bergamo il Toro si toglie un peso

Un peso che ti rende quasi maledetto, quando Molinaro, ottimamente pescato da un Vives, che sta realmente giocando la sua migliore stagione in granata pur essendo vicino all’inverno della sua carriera, rimette palla al centro di testa e tu la giri perfettamente, Sportiello è immobile, ma la traversa decide che bisogna aspettare ancora. Il peso non se ne va nemmeno nella ripresa, con un palo esterno a dire di no, dopo un’azione personale da urlo.

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Così Belotti si ritrova ancora a secco, dopo una di quelle gare che mettono in crisi i compilatori di pagelle, indecisi se vedere il bicchiere mezzo pieno di una prestazione tutto cuore e occasioni procurate o quello mezzo vuoto delle polveri bagnate.

Guardando l’indolenza di Quagliarella, suo compagno di reparto, verrebbe comunque voglia di dare un bel sei e mezzo al Gallo, che ricorda tanto il Del Vecchio interista, quello che si creava tanto e realizzava poco, ma che, alla fine, è riuscito a sbocciare e a segnare.

A Bergamo il Toro si toglie un peso

Con l’attacco spuntato, serve altro per sbloccare un incontro condotto, e a tratti dominato, per 75’. Serve qualcuno leggero, sgombro di testa. Quel qualcuno è Bovo, in rete nel derby con un magnifico sinistro. Giunto in area a fari spenti, si fa trovare smarcato sull’angolo di Baselli al 52’: botta al volo e palla nel sacco.

Una rete tanto bella quanto naturale, come a dire “ci voleva tanto?”: facile dirlo senza pesi addosso, però. Dopo il vantaggio, il Toro rischia sì un paio di volte, ma si mangia anche un discreto numero di contropiedi e si arriva, così, al chilometrico recupero.

Anche quello un peso, un peso concreto, perché se a pochi secondi dal fischio di Cervellera conquisti una punizione sul fronte sinistro d’attacco e, invece di batterla corta e andare a morire sulla bandierina per guadagnare dei maledetti secondi, provi un improbabile cambio di gioco all’indietro che finisce col lanciare il contropiede avversario, significa che gli spettri di Laxalt e di Cuadrado continuano a volteggiare sulle teste granata.

Però il non c’è due senza tre della beffa non si concretizza, gli uomini di Ventura la portano a casa e la portano a casa convincendo, preparandosi a una settimana a tutto “Olimpico” (Bologna e Roma inframezzati dal Cesena in Coppa Italia) con una classifica che ritorna a essere attraente.

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Non tutti i problemi sono risolti (si concretizza ancora troppo poco rispetto alla mole di gioco espressa, per esempio), ma ci si è tolti un peso e anche bello grosso. Non è poco.

 

Francesco Bugnone

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